Governo Conte sul filo del rasoio

Giuseppe Conte accetta con riserva l'incarico. Il nuovo governo si muoverà sul filo del rasoio tra mille ostacoli.

Governo Conte sul filo del rasoio

Governo Conte sul filo del rasoio. Il  premier incaricato dal presidente Sergio Mattarella ha accettato con riserva e i dubbi non mancano.

Il governo è davvero servito? Difficile dire quanti ostacoli scaturiranno da questa strana alleanza.

Conte, non a caso, farà le sue consultazioni a Montecitorio per rispetto istituzionale, ma anche perché c’è il rischio che il tentativo s’infranga sugli scogli.

Il premier incaricato garantisce che non guiderà un governo “contro” (Salvini per intenderci) ma “per” rilanciare l’economia ed eliminare le diseguaglianze.

Dichiarazioni prevedibili, ma il premier incaricato promette anche un governo all’insegna della novità.

Le buone intenzioni ovviamente sono tutte da verificare, visto che lo stesso Conte ha avuto dubbi prima di accettare.

Un governo sul filo del rasoio nato da una crisi balneare

Come tutti sappiamo, l’8 agosto Matteo Salvini ha staccato la spina al governo giallo-verde aprendo la crisi.

La cosa non ha sorpreso milioni di italiani, specie di centro-destra, che chiedevano da mesi un intervento decisivo del “capitano”.

La collaborazione con il movimento5Stelle si stava logorando a vista d’occhio, ma il problema è stata la tempistica.

Decidere il “liberi tutti” con un piede a bagno e l’altro sotto l’ombrellone, ha offerto l’assist ai vecchi volponi delle dinamiche parlamentari, anche con l’alibi delle scadenze di bilancio.

Matteo Renzi si è dimostrato abile e spregiudicato come un esperto funambolo.

Dopo essersi bastonati a vicenda, Renzi ha aperto all’accordo con i 5Stelle. Il segretario del partito Democratico Nicola Zingaretti ha accusato il colpo nonostante volesse votare.

Ma Renzi controlla i gruppi parlamentari del Pd e Zingaretti invece no.

Quali differenze tra governo giallo-verde e quello giallo-rosso?

Ormai si declinano tutte le sfumature dell’arcobaleno. Dopo la coalizione lega-5Stelle (giallo-verde) arriva quella 5Stelle-Pd (giallo-rossa). Vediamo le principali differenze:

  • L’alleanza tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio era certamente inedita ma ha goduto di ampio consenso
  • Il contratto di governo era una novità e il 60% degli italiani lo ha sostenuto per mesi
  • Il rapporto si è logorato nel tempo con le conseguenze che conosciamo
  • Il nuovo governo non avrà una luna di miele con gli italiani
  • 65% dei cittadini avrebbe preferito votare
  • I pentastellati hanno accusato Matteo Salvini di non aver fatto dimettere i ministri per convenienza
  • In realtà, Salvini dichiara di rimettere a disposizione l’incarico per non tirare a campare
  • La Lega rispedisce quindi l’accusa al mittente, considerando che proprio Luigi Di Maio sta lottando in ogni modo per restare vicepremier e avere un ministero di peso
  • L’idea che il Pd e 5Stelle non vogliano le elezioni per evitare di essere massacrati dal centro-destra lo ammette lo stesso Renzi
  • I giornalisti sottolineano che non è un buon biglietto da visita per il nuovo governo
  • In questi giorni non si è parlato di programmi ma soprattutto di poltrone: il Pd punta ad avere almeno sette ministeri e non accetta che Di Maio sia vicepremier
  • Il centro-destra definisce questo esecutivo uno dei più a sinistra della storia repubblicana
  • Questo aumenterebbe il rischio di più tasse, una patrimoniale, riapertura dei porti e scarsa attenzione alla sicurezza. Su questi temi il centro-destra insisterà molto
  • La Lega mette nel mirino i 5Stelle che si alleano con il Pd, che Di Maio ha sempre definito “il partito di Bibbiano

La propaganda del centro-destra è giustificata?

Non sappiamo a se il programma di governo cercherà di trovare un punto di equilibrio tra le politiche sociali tipicamente redistributive della sinistra e le esigenze delle imprese.

Di certo, l’introduzione di una patrimoniale sarebbe un pessimo inizio per un’economia quasi in recessione.

Conte è stretto tra l’esigenza di sgravare fisco e burocrazia dalle spalle degli italiani e le richieste che arrivano da sinistra Pd e Liberi e Uguali (LEU).

LEU appoggerebbe il nuovo governo solo con robusti interventi pubblici e inasprimento delle tasse.

Le strategie del centro-destra

Il mancato ritorno alle urne pesa su tutto il centro-destra e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha già annunciato una manifestazione in piazza se Conte ottenesse la fiducia.

Salvini e Meloni sono i più determinati a puntare il dito sulla lotta per dividersi “poltrone, sgabelli e strapuntini“, in assenza di una strategia comune.

Considerando che a breve si voterà di nuovo alle regionali, partendo dall’Umbria, la campagna elettorale sarà incandescente.

Il centro-destra punterà il dito sulla “salvaguardia dello stipendio” da parte di oltre un centinaio di parlamentari giallo-rossi che, in caso di elezioni, rischiano di perdere il seggio.

Le perplessità dei media e il filo del rasoio governativo

I giornalisti ammettono che anche i più esperti di cronaca politica e parlamentare faticano a raccapezzarsi su quello che sta succedendo.

Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, l’ha definita in tv: “la crisi più pazza del mondo“.

Beppe Grillo spariglia le carte suggerendo di mettere solo ministri tecnici ed eliminando i politici.

Luigi Di Maio va nel panico, gli chiede spiegazioni e il comico genovese lo rassicura dicendo che si riferiva solo ai “dicasteri tecnici”.

Il Pd accetta l’alleanza ma rifiuta le “pretese eccessive” di Di Maio visto che ha digerito obtorto collo la candidatura di Conte, con tanti saluti alla discontinuità zingarettiana.

I temi incandescenti per il governo Conte secondo i media

Alberto Castelvecchi, docente di comunicazione alla Luiss, ha sintetizzato i pericoli per il nuovo governo confermando che si troverà contro gran parte degli italiani e una Lega inferocita.

E’ chiaro, conclude Castelvecchi, che il centro-destra picchierà duro proprio sulla paura di Pd e 5Stelle verso le elezioni e la spartizione di poltrone.

Carlo Fusi, direttore del Dubbio e Michele Brambilla del Quotidiano Nazionale sono perplessi di fronte agli ostacoli che il governo affronterà.

Preoccupano l’economia, i rapporti con Europa, Stati Uniti e Cina, in un crescendo di crisi internazionali che spaziano dalla Libia al Venezuela, passando per il Medio Oriente.

Per non parlare di infrastrutture dove Pd e 5Stelle parlano lingue diverse.

Secondo il Corriere della Sera, i temi economici sono il rischio maggiore e in Parlamento basta poco per fare cadere il governo.

L’incognita Matteo Renzi

Convitato di pietra della trattativa è Matteo Renzi.

Regista dietro le quinte dell’accordo, Renzi non si espone in prima persona ma controlla i gruppi parlamentari.

Qualora decidesse di fondare un nuovo movimento politico, ci metterebbe poco a staccare la spina al governo, se non servisse più alle sue strategie.

Di fatto, è il segretario in pectore del Pd e la Leopolda del 18 ottobre può già essere uno spartiacque per comprendere cosa voglia fare da grande l’ex premier fiorentino.

Nel frattempo, il Pd registra anche l’uscita di Carlo Calenda che sbatte la porta dopo aver attaccato a testa bassa l’accordo Pd-5Stelle.

Per Zingaretti e Di Maio la strada è in salita e la navigazione per Conte decisamente a vista.


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