Greta Thunberg fenomeno mediatico del 2019

Greta Thunberg è diventata un'icona della battaglie ambientaliste. Ecco la sua storia.

PhotoCredit: In August 2018, outside the Swedish parliament building, Greta Thunberg started a school strike for the climate. 31 Agòst 2018, 12:35:58 Autore Anders Hellberg, Wikipedia

Greta Thunberg è, indubbiamente, il fenomeno mediatico del 2019 e su di lei si è scritto di tutto.

Greta Thunberg fenomeno mediatico del 2019: le battaglie da attivista ambientale

Greta è una ragazza di 16 anni, nata a Stoccolma nel 2003 che è diventata in effetti un fenomeno mediatico mondiale del 2019, denunciando il problema dei cambiamenti climatici anche nelle sedi più prestigiose.

Migliaia di giovani l’hanno elevata a icona delle battaglie ambientaliste e, a soli 16 anni, ha alzato la voce sull’argomento a Davos, durante il Forum Economico Mondiale, e all’ONU, in occasione della conferenza sul clima.

Il 15 marzo 2019 è diventata una data chiave nella vita di Greta che si è appellata a tutti gli studenti del mondo perché scendessero in piazza al fine di manifestare a sostegno di un cambio di rotta immediato in materia ambientale.

Come è noto, Il risultato dell’appello non si è fatto attendere e si sono svolte manifestazioni di protesta in 2.052 città.

Greta Thunberg fenomeno mediatico del 2019: la notorietà è arrivata già nel 2018

In realtà, Greta Thunberg come fenomeno mediatico del 2019 ha un precedente proprio nella sua patria che risale all’anno prima. Nel 2018, infatti, ha deciso di non andare a scuola fino alle elezioni generali del 9 settembre 2018 e di presentarsi ogni giorni davanti al Parlamento per protestare e spingere il proprio Paese a ridurre le emissioni di carbonio. Dopo le elezioni, ha deciso di continuare a manifestare ogni venerdì di fronte al Parlamento.

Su Twitter ha così lanciato diversi hashtag, #Klimatstrejka, #ClimateStrike e #FridaysforFuture, che hanno interessato i media e gli altri studenti.

In tutto il mondo i giovani hanno quindi cominciato a seguire l’esempio di Greta e, persino in Australia, hanno organizzato dei venerdì di sciopero per il clima.

Greta Thunberg fenomeno mediatico del 2019: le trasferte all’estero

Proprio a fine 2018, Greta Thunberg ha avuto il battesimo del fuoco internazionale: Il 4 dicembre del 2018 ha preso parte a COP24, vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è svolto a Katowice, in Polonia. In questa occasione, ha spiegato la necessità di agire molto in fretta per salvare, in poche parole, l’ambiente già molto compromesso.

Inoltre, non sono mancati gli strali di Greta contro i leader di mezzo pianeta, lo spreco di risorse, il disprezzo per le leggi naturali e i rischi per la salute degli abitanti della Terra, che è la casa di tutti.

Oltre a questo, la giovane attivista ha espresso senza mezzi termini il suo pensiero anche davanti ai protagonisti del forum economico mondiale di Davos:

 “Come se la vostra casa fosse in fiamme, voglio che andiate nel panico“.

Il contrasto di visione con il presidente degli Stati Uniti

Da ultimo, il video del suo intervento alle Nazioni Unite è subito diventato virale, al pari dell’occhiataccia rivolta al presidente americano Donald Trump che, per inciso, ha notificato all’Onu l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima. In questo caso, la visione di Greta Thunberg, fenomeno mediatico del 2019, e quella del presidente Usa sono divergenti, non tanto per questioni ambientali ma, come osservato dal settimanale Panorama, per problemi di politica interna americana.

Trump ha vinto le elezioni del 2016 con ampio sostegno dalla classe operaia della Rust Belt, la cintura della ruggine.

Di conseguenza, teme che costi elevati di riconversione ecocompatibile minerebbero la competitività dell’industria tradizionale americana, provocando ricadute negative sui posti di lavoro.

La candidatura al Nobel e la sindrome di Asperger

Greta Thunberg è stata proposta per il Nobel per la Pace da tre parlamentari norvegesi per l’impegno dimostrato in tema ambientale. La ragazza svedese combatte però da sempre su un fronte personale, perché è affetta dalla sindrome di Asperger.Questo disturbo è imparentato con l’autismo, tuttavia non provoca ritardi cognitivi ma le persone che soffrono di questo morbo tendono ad avere disturbi ossessivo-compulsivi. La malattia le è stata diagnosticata a 11 anni, quando la giovane attivista per giorni non ha mangiata o bevuto, perdendo 10 kg e arrivando allo sfinimento.

Come lei stessa ha dichiarato in molte interviste, da quel momento in poi ha sofferto di una sorta di mutismo selettivo, vale a dire il desiderio di parlare poco e solo con chi ritiene che sia davvero importante per la sua causa.

L’esperienza editoriale

Per quanto riguarda le iniziative editoriali, Mondadori ha pubblicato in Italia il libro di Greta “La mia casa è in fiamme” che è uscito a maggio 2019.

In questo testo la ragazza si racconta, insieme alla madre, il padre e la sorella, per spiegare in che modo si sia avvicinata alla causa dell’ambiente e dell’incredibile risonanza che la sua protesta ha avuto a livello mondiale.

Le preoccupazioni economiche

D’altra parte, una grave questione sul tappeto riguarda la riduzione di tutte le emissioni inquinanti entro il 2030, come Greta ritiene indispensabile. In ogni caso, se le economie emergenti tagliassero le emissioni di gas in tempi rapidi, si bloccherebbe il meccanismo attraverso cui centinaia di milioni di persone stanno fuggendo dalla povertà.

Sarebbe quindi semmai utile che i Paesi occidentali condividessero alcune strategie con quelli emergenti, in quanto hanno trasformato molte città in camere a gas, come avveniva da noi durante il massimo sviluppo della siderurgia e delle ciminiere.

Il ruolo di Cina e India

Federico Giuliani su Inside Over ricorda inoltre alcuni dati che fanno riflettere:

  • Cina e India sono in effetti in testa alle classifiche di emissione, e dagli anni 60 del 900 a oggi, hanno prodotto rispettivamente 10 e 2,5 miliardi di tonnellate di Co2
  • Tra il 2000 e il 2018 l’incremento cinese di gas è stato del 208% e quello indiano del 155%
  • L’Europa ha invece seguito un percorso inverso, scendendo a circa 3,5 miliardi di tonnellate di Co2 prodotte, con un calo del 16% negli ultimi 18 anni
  • Per quanto riguarda la classifica dei paesi più inquinati al mondo, il sito AirVisual inserisce al primo posto il Bangladesh, con il valore di 97,1; seguono Pakistan (74,3), India (72,5) e Afghanistan (61,8)
  • La Cina è dodicesima con un valore di 41
  • l’Italia è al 46esimo posto con 14,5, la Francia al 53esimo con 13,16 seguita dalla Germania a 13,1
  • Gli Stati Uniti sono invece al 65esimo posto con 9,1.

Di conseguenza, molti sostengono che, le proteste per le emissioni inquinanti andrebbero indirizzate a Pechino e Nuova Delhi, più che in Europa e negli USA, ma difficilmente i rispettivi governi le permetterebbero.

Perplessità e reazioni

Roberto Vivaldelli del Giornale ritiene però che il fenomeno Greta Thunberg sia poco spontaneo, non perché l’attivista svedese per il clima sia insincera, ma perché è inconsapevolmente la punta dell’iceberg di un meccanismo politico-mediatico ben organizzato.

Gli fa eco Daniele Capezzone, intervistato da La Verità, che osserva quanto, nelle piazze di tutto il mondo, i cartelli e gli slogan ispirati alla rivoluzione ambientalista hanno assonanze quasi letterali, con frasi identiche “casualmente” riprodotte nelle lingue di mezzo mondo, a partire dalla Terra bistrattata come un pianeta di serie B.

Il rischio di strumentalizzazioni

Secondo la ricostruzione di Roberto Vivaldelli, la start up svedese We Do not Have Time, fondata da Ingmar Rentzhog è decollata proprio grazie a Greta.

Il 24 novembre Rentzhog, professionista nelle pubbliche relazioni e con buone entrature presso varie organizzazioni vicine al mondo ambientalista, nomina addirittura Greta nel board. Solo tre giorni dopo, la start up lancia una campagna di crowdfunding per 30 milioni di corone svedesi (circa 2,8 milioni di euro).

Lo stesso Ingmar Rentzhog si vanta di “aver scoperto” la ragazza ma nega, quantomeno, di averne sfruttato l’immagine per raccogliere denaro, pur sostenendo di “aver avuto un ruolo centrale nella crescita della sua popolarità”.

I dubbi della stampa svedese

In ogni modo, il quotidiano svedese Svenska Dagbladet lo incalza e accusa la start up di aver sfruttato la ragazza per tornaconto personale. Dal canto loro, i genitori sostengono che la battaglia di Greta è assolutamente genuina e sincera ma non smentiscono affatto i rapporti con Rentzhog e il suo entourage.

Lo stesso World Economic Forum di Davos, dove ha avuto luogo il discorso di Greta, inteso come prima “rivoluzione” contro i potenti, è sponsorizzata da personaggi come Bill Gates, Christine Lagarde e Barack Obama che, per dirla in breve, non sono proprio degli sconosciuti nel gotha dei vip e, di certo, hanno avuto ruoli chiave politici ed economici.

Il futuro di Greta

In conclusione, molti si domandano quale sarà il futuro di Greta Thunberg se dovesse essere intrappolata in un meccanismo di marketing più grande di lei. Si teme soprattutto che la sua giovane personalità ne risentirebbe fino a cadere in una profonda depressione se si sentisse tradita o strumentalizzata.

Indubbiamente, Greta spende ogni energia in quello in cui crede e, comunque la si pensi, non merita di diventare una testimonial d’occasione per chi, più che all’ambiente, pensa a un ritorno d’immagine cavalcando il successo inaspettato di una sedicenne venuta da Stoccolma.


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