Hamas propone nuovo piano in tre fasi. Ma da Israele arrivano forti perplessità

Arriva la controproposta di Hamas a Israele, ma da Tel Aviv non arrivano sensazioni positive sulla conclusione del potenziale accordo

Nel quadro di una crisi regionale sempre più complessa e la cui fine sembra ancora di la da venire, il viaggio del Segretario di Stato Antony Blinken continua a essere costellato da tanti malumori. Prova ne il fatto che non abbia incontrato il capo di stato maggiore Herzi Halevi poco dopo aver avuto un dialogo con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ancora una volta basato sul cessate il fuoco da trovare in accordo con Hamas.

E proprio dal principale partito palestinese arriva una controproposta al piano iniziale pattuito a Parigi inviata direttamente al titolare degli Esteri americano tramite il premier del Qatar Al Thani: quattro mesi di stop al fuoco delle armi, liberazione degli ostaggi israeliani in cambio dei detenuti palestinesi e infine il ritiro delle forze armate di Tel Aviv. Oltre a tutto questo, Hamas ha chiesto la ricostruzione della Striscia, la liberazione di 1.500 detenuti palestinesi e la possibilità di far arrivare aiuti ai civili di Gaza.

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Un piano che secondo Hamas stabilisce delle tempistiche ben precise, ciò mancava invece alla precedente bozza d’accordo. Lo afferma ad Al Jazeera un membro anziano di Hamas, Mohammad Nazzal, che probabilmente ha avuto la possibilità di visionare discutere del potenziale accordo. Accordo che però non suscita risposte positive da Israele, che come è noto intende “distruggere Hamas” completamente e i cui principali ministri di estrema destra (quelli che minacciano costantemente Netanyahu di far crollare il governo) insistono sul fatto che il controllo militare su Gaza non deve essere messo in discussione, nemmeno a guerra conclusa. La tv israeliana Channel 13, citando un funzionario del governo, ha detto che nell’accordo rimangono dei punti inaccettabili, aggiungendo che le massime autorità di Tel Aviv stanno discutendo se respingerlo o chiedere di cambiare alcune condizioni.

Ma la sensazione è che Netanyahu respinga presto questa controproposta, anche per non creare una frattura all’interno del gabinetto di guerra, in questo momento già carico di tensione. Secondo Ynet, il governo israeliano sarebbe restio soprattutto sul fatto di liberare 1.500 detenuti palestinesi, compresi quelli che sono stati condannati all’ergastolo.