Hamas studia proposta per il cessate il fuoco. Ma l’estrema destra israeliana incalza: “Accordo irresponsabile”

Prende forma l’accordo per un nuovo cessate il fuoco tra Hamas e Israele, con il partito politico palestinese che però chiede “una cessazione definitiva delle ostilità”. A riferirlo è stato in una dichiarazione ufficiale il leader e capo storico di Hamas Ismael Haniyeh che ha riferito che “Hamas è pronta a discutere qualsiasi iniziativa seria”. A patto però che portino non a una pausa dal conflitto, ma alla sua cessazione definitiva. Questo rimane non a caso il punto di maggiore discordanza con la controparte israeliana, come ha scritto Haaretz lo scorso 25 gennaio. Haniyeh, apprezzando gli sforzi negoziali di Qatar ed Egitto, ha dichiarato che il piano dovrebbe basarsi sul ritiro delle forze di occupazione a Gaza: niente consegna di ostaggi finché piovono bombe israeliane sui civili. Ha riferito inoltre che studierà le proposte venute fuori dai colloqui di Parigi a cui hanno preso parte diversi rappresentanti di diversi paesi.

I colloqui si sono svolti nella capitale francese lo scorso e hanno visto come interlocutori oltre ai rappresentanti di Egitto e Qatar, il premier Mohammed bin Hamad bin Khalifa Al Thani e il capo dei servizi egiziani Abbal Kamel, anche il capo della Cia William Burns e il suo omologo israeliano, capo del Mossad, David Barnea. Sull’accordo si è espresso ieri positivamente il premier di Doha Al Thani che ha parlato “buoni progressi” in merito agli sviluppi negoziali dello scorso fine settimana, i quali dovrebbero compiersi in tre grosse fasi sulla base dei precedenti cessate il fuoco dello scorso novembre.

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Da Israele il gabinetto di guerra mostra segnali positivi in merito a ciò, ma non tutti i membri ne sono soddisfatti. Infatti la parte più oltranzista e meno avvezza al dialogo del governo israeliano, incarnata dal ministro della pubblica sicurezza Itamar Ben-Gvir, ha subito manifestato la sua netta contrarietà al possibile accordo. “Un accordo sconsiderato = lo smantellamento del governo”, ha scritto il leader del partito di estrema destra Potere Ebraico. Assieme a Ben-Gvir altri politici e ministri chiave del governo di emergenza minacciano la dissoluzione del governo.

Al Jazeera intanto, pur affermando che nulla della trattativa è ancora ufficiale, spiega che l’ipotetico accordo dovrebbe basarsi in tre fasi operative, dalla durata complessiva di trenta giorni ciascuna. In una prima dovrebbe esserci il primo scambio di prigionieri: 35-40 israeliani con circa 4.000 palestinesi rinchiusi nelle carceri di Tel Aviv, si dovrebbe dare la propria a donne e bambini come accadde a novembre. A seguito di questa prima fase dovrebbero svolgersi ulteriori negoziazioni per estendere il cessate il fuoco. In una seconda fase invece dovrebbe avvenire il rilascio di parte di Hamas di soldati israeliani e prigionieri maschi con altri migliaia di palestinesi. Infine, in una terza fase, dovrebbe esserci lo scambio dei soldati israeliani morti con altri carcerati palestinesi.