Il trattato per la Palestina e la verità storica

Una pace tra ebrei e palestinesi difficile da costruire

Mosè che condusse il popolo ebraico nella "Terra promessa": la Palestina

Le linee generali del piano di pace per il Medio Oriente, che il presidente Trump ha presentato alla Casa Bianca insieme al premier israeliano Netanyahu, sono state: Israele conserva tutti gli insediamenti, Gerusalemme come capitale indivisa e il controllo della sicurezza nella regione. I palestinesi potranno costituire uno Stato sulle aree che già possiedono, più compensazioni che raddoppieranno il loro territorio complessivo e la capitale a Gerusalemme Est. «Una opportunità per entrambi, che consente a tutti di vincere» ha dichiarato il Presidente americano.

Per i palestinesi è un accordo inaccettabile

Sembrerebbe così, se non fosse che alla firma mancavano i rappresentanti della Palestina i quali hanno già dichiarato inaccettabile il documento e si rischia una terza “intifada“. La questione di fondo è che lo Stato d’Israele non è gradito, per alcuni rappresenta la testa di ponte degli americani in quelle terre e tanti occidentali, che versano lacrime nella “Giornata della Memoria”,, sono gli stessi che vedono i Sionisti quali intrusi prepotenti e despoti come se le parti si fossero invertite e ora fossero loro i nuovi nazisti. Occorre fare un po’ di chiarezza sulla vicenda, appellandoci alla storia.

La verità storica

La narrazione è che i Sionisti abbiano rubato la terra ai palestinesi, ma ciò che è certo, e che nessuno può confutare, è l’esatto contrario: nel 637 i musulmani hanno invaso quella che era storicamente la terra sacra degli ebrei e successivamente anche dei cristiani, conquistandola con la forza e le guerre sante.
Nonostante le invasioni, gli ebrei sono l’unico popolo che è rimasto ininterrottamente nelle terre della Palestina, fin da quando vi giunse Mosè.

La nascita dell’Islam

Prima del VII secolo, gli arabi erano solo in regioni dell’Arabia Saudita; con la nascita dell’Islam sono state invase terre e annientate intere etnie e culture, dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano al Pacifico. Tanto per fare un esempio, fino al 600 l’Egitto era uno dei Paesi a maggioranza cristiana con una popolazione totalmente diversa da quella araba e che parlava egiziano e non arabo. Oggi, gli ultimi discendenti di quell’antico popolo sono i  “Cristiani Copti”. Il termine latino “copto” deriva dal greco “còptos”, che deriva dall’arabo “qubt”, ovvero come inizialmente gli arabi definivano gli egiziani. Parliamo ora della Palestina.

Durante il secolo scorso

All’inizio del ‘900 in tutta la Palestina ci sono poche migliaia di abitanti, motivo per cui il motto del sionismo è “Un popolo senza terra per una terra senza un popolo”. Quando gli ebrei di tutto il mondo sono emigrati in Palestina per avere finalmente un loro Stato e la possibilità di difendersi dalla persecuzione, quella terra deserta l’hanno legalmente acquistata a dei prezzi esorbitanti, fino a cento volte il valore reale. La maggioranza degli arabi erano nomadi e non possedevano nulla; i sionisti comprarono la terra attraverso regolari contratti stipulati con sceicchi e grandi latifondisti arabi. Tutto ciò è riassunto in un articolo del 16 settembre 1972 a firma Indro Montanelli per il “Corriere della Sera”.

L’analisi di Indro Montanelli

“Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c’è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d’Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l’odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell’altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso.

Non sempre vi è stato odio

La Palestina, quindi, è stata venduta dagli arabi, prima ai sionisti e poi alla comunità internazionale, intascando fiumi di denaro per risarcire il loro “dolore” d’aver perso 20.000 chilometri quadrati di territorio. Ma questo odio viscerale tra le due fazioni è storia recente. Vi riporto le parole che Re Feisal al Hashemi, re dell’Iraq, scrisse a Londra nel 1919: «Quando gli Ebrei rientreranno in Palestina daremo loro un clamoroso benvenuto. Noi Arabi, tutti e a maggior ragione quelli colti, consideriamo con la più grande simpatia il movimento sionista. Lavoreremo insieme per un nuovo Medio Oriente, c’è abbastanza posto in Palestina per entrambi. Penso sinceramente che non possiamo non riuscire assieme.»

Ma allora chi sono i palestinesi?

I “palestinesi” in Palestina non c’erano. Quelli che oggi dichiarano d’essere “palestinesi”, in verità sono nella maggioranza immigrati arabi provenienti dalla Giordania, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Egitto e dall’ Arabia Saudita. Ancora per fare un esempio, l’egiziano Arafat è nato e vissuto al Cairo fino alla maggiore età. La maggioranza degli arabi, che oggi reclamano la Palestina quale loro terra in esclusiva, ci sono arrivati dopo il 1916, dopo che gli inglesi la strapparono all’Impero Turco Ottomano. Tra gli anni ‘20 e ‘30, i sudditi della Regina avevano bisogno di braccianti e gli arabi si trasferirono in Palestina portati dagli inglesi del “Mandato Britanni” e per lavorare per loro.

L’Impero Ottomano Turco

Dal 1515 al 1916, e quindi per ben 400 anni, la Palestina è stata solo una misera regione dell’Impero Turco Ottomano, proprietà dei turchi, quindi, e non degli arabi. Fino al ‘700, Gaza era abitata interamente da cristiani ed ebrei. Nessuno nega che oggi esista un “popolo palestinese” che avrebbe diritto ad un suo Stato, ma occorre considerare, al di là della propaganda, che questo “popolo” si è costituito negli ultimi 66 anni e riguarda solo le recenti generazioni nate in Palestina da emigranti arabi provenienti da varie regioni arabe.

La guerra contro Israele

Quando nel 1948 è sorta Israele, il “popolo palestinese” non esisteva e mai è esistito uno Stato arabo-palestinese. Nel 1948 gli arabi dichiararono guerra ad Israele, invasero e occuparono fino al 1967 quelli che oggi sono chiamati “territori occupati“. La Giordania si prese la Cisgiordania, affermando che era parte storica della Giordania; l’Egitto fece la stessa cosa con Gaza. Nessuno protestò perché gli arabi della Cisgiordania e quelli di Gaza si consideravano semplicemente musulmani, esattamente come gli altri. Ma nel 1967 Israele vinse la guerra e occupò quei territori per creare una più sicura fascia di difesa intorno al proprio Stato.

La causa palestinese

La sostanza è che dopo questa sconfitta nacque la “causa palestinese” per tenere vivo l’odio del mondo islamico contro Israele. La sinistra occidentale appoggiò una discutibile narrazione dei fatti, perché in quelle terre vedeva un avamposto dell’impero del male: quello americano. Questa è la verità storica. Il resto è conversazione.

Massimo Carpegna