Israele ritira truppe a Khan Younis. Al Cairo continuano i colloqui sul cessate il fuoco, ma Israele minimizza progressi raggiunti

Continuano i colloqui al Cairo per giungere a un cessate il fuoco. Intanto Israele ritira le truppe nel Sud della Striscia di Gaza

Domenica le forze armate israeliane hanno fatto sapere di aver ritirato le loro forze di terra dalla città di Khan Younis, di fatto distrutta negli ultimi mesi di combattimenti. Le Idf hanno detto che la loro 98a divisone di paracadutisti aveva concluso la sua missione a Khan Younis e che stava lasciando l’avamposto in vista di operazioni future. Probabile quindi che il ritiro equivalga alla volontà di gran parte dell’esecutivo Netanyahu di voler concentrare le forze armate a Rafah in vista di un imminente operazione di terra o rafforzare il confine con il Libano. Lo ha fatto intendere lo stesso ministro della Difesa Yoav Gallant, specificando che non esclude un ritorno delle medesime truppe nella città del sud di Gaza. L’Idf ha aggiunto che in quella zona continuerà a operare solo la brigata Nahal a difesa del corridoio Netzarim, un percorso che divide la Striscia in due, in modo tale da “preservare la libertà di azione dell’Idf e la sua capacita di condurre operazioni precise”.

Ritiro che non equivale ad abbandono totale delle operazioni. Lo ha ribadito il generale Herzi Halevi. In una conferenza stampa ha detto che, malgrado il ritiro di gran parte degli effettivi, le Idf sono lontane dall’arrestare le loro operazioni contro Hamas. “Non lasceremo attive le brigate di Hamas in nessuna parte della Striscia” in quanto “gli obiettivi non sono stati pienamente raggiunti”. Tra gli obiettivi menzionati il ritorno di tutti gli ostaggi e lo smantellamento di Hamas in tutta Gaza, che rimane ancora presente non attraverso battaglioni ma con “piccole cellule terroristiche”. Altri funzionari israeliani a condizione di anonimato hanno detto ai media che un numero non precisato di truppe rimarrà in varie zone di Gaza. Dagli Stati Uniti intanto il portavoce della sicurezza nazionale John Kirby parla del ritiro delle truppe come un modo per riposarsi dopo quattro mesi di guerra. Ma dalle parole dei ministri israeliani e dallo stesso premier Netanyahu, si intuisce che nelle prossime settimane quelle stesse truppe si concentreranno verso il sud della Striscia, aprendo di fatto un nuovo fronte di guerra

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Intanto, se da un lato aumenta la tensione per un possibile attacco iraniano contro Israele o suoi alleati in riposta al raid di Tel Aviv contro un edificio diplomatico a Damasco, dall’Egitto diverse fonti, tra cui il canale Al Qahera News, confermano che in qualche modo i colloqui per il cessate il fuoco vanno avanti, seppur tra mille ostacoli. Al Cairo si continua a lavorare a questo scopo e nelle ultime ore si segnalano progressi che portino quantomeno a un accordo preliminare: tuttavia una fonte israeliana a conoscenza dei fatti ha minimizzato i progressi raggiunti tra Hamas, Israele e Stati Uniti, le cui delegazioni lasceranno a breve la capitale egiziana per poi farvi ritorno tra due giorni.