La vita dopo la morte? Uno studio fornisce la prova che le esperienze pre-morte sono vere

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La vita esiste dopo la morte? E’ una domanda che ci siamo chiesti in tanti  ma non abbiamo mai avuto una risposta certa e concreta. Ma ora, secondo uno studio inglese del dott. Sam Parnia, ci sono prove scientifiche che suggeriscono che la vita può continuare anche dopo la morte.

Un team nel Regno Unito, ha trascorso gli ultimi quattro anni alla ricerca di pazienti che avevano subito un arresto cardiaco per analizzare le loro esperienze nel momento in cui erano clinicamente morti e venivano riportati alla vita dai medici. Hanno scoperto che quasi il 40 per cento dei sopravvissuti, dichiarati per pochi minuti clinicamente morti, hanno avuto durante quei minuti un’esperienza di coscienza. Alcuni hanno descritto esattamente cosa era successo in quegli attimi.

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Gli scienziati hanno evidenziato, che il cervello umano si spegne dopo 20, 30 secondi dopo un arresto cardiaco, e che qualsiasi cosa accada durante quei secondi non dà possibilità di ricordo alcuno all’uomo. Ma lo studio ha sfatato totalmente questa credenza. Gli esperti durante il nuovo studio, hanno ascoltato i pazienti tornati alla vita dopo l’arresto cardiaco, questi hanno raccontato di eventi reali che riuscivano a ricordare perfettamente, e vissuti quando erano morti.

Dal 2008 il dottor Sam Parnia, professore assistente di terapia intensiva all’Università Statale Stony Brook di New York, in collaborazione con il dott. Peter Fenwick e i professori Stephen Holgate e Robert Peveler dell’Università inglese di Southampton, è alla guida del programma AWARE (“AWAreness during REsuscitation” ovvero “Consapevolezza durante la rianimazione”), la ricerca sulle NDE più estesa mai condotta che coinvolge ormai ben 25 ospedali tra Regno Unito, Europa centrale, Stati Uniti, Brasile e India.

Durante lo studio AWARE, i medici utilizzano una tecnologia sofisticata per lo studio del cervello e della coscienza durante l’arresto cardiaco e, nello stesso tempo, hanno in programma di testare la validità delle eventuali esperienze extracorporee e di ciò che i pazienti “vedono” o “sentono” durante l’arresto cardiaco. In particolare, come viene descritto nel programma di ricerca, la verifica dei ricordi relativi agli eventi di rianimazione comprende anche l’uso di oggetti nascosti che non sono normalmente visibili dal paziente, come immagini poste su supporti appesi al soffitto, in modo che siano rivolte verso l’alto. Questi oggetti forniranno un marcatore indipendente obiettivo durante l’arresto cardiaco, perché saranno visibili solo da “qualcuno” che li osserva dall’alto.

Il dottor Sam Parnia, ha parlato al The Telegraph di una prova certa, fornita da un 57 enne assistente sociale di Southampton.

Parnia ha continuato spiegando che: “Sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore ha smesso di battere. Ma in questo caso,  l’uomo sarebbe rimasto cosciente durante i tre minuti per rianimarlo.

“L’uomo ha descritto tutto quello che era accaduto nella stanza, ha sentito due bip da una macchina che fa un rumore a intervalli di tre minuti. Così abbiamo potuto cronometrare quanto tempo è durata la sua esperienza pre-morte. Sembrava credibile e tutto ciò che egli ci ha raccontato era davvero accaduto.

Lo studio del dottor Parnia è stato realizzato su 2.060 pazienti in 15 ospedali della Gran Bretagna, Stati Uniti e Austria, ed è stato pubblicato sulla rivista Resuscitation.

Il dottor Jerry Nolan, redattore della rivista che ha pubblicato la ricerca, ha dichiarato: “Dobbiamo congratularci con i ricercatori per il completamento di uno studio affascinante che aprirà le porta a più ampie ricerche in cosa accade quando si muore.”

Di quelli che sono sopravvissuti, il 46 per cento ha sperimentato una vasta gamma di ricordi mentali, il 9 per cento ha avuto esperienze compatibili con le definizioni tradizionali di una esperienza di pre-morte e solo il 2 per cento aveva piena consapevolezza  di “vedere” e “sentire” gli eventi con l’esperienza del corpo fuori.

I risultati ottenuti dallo studio dovranno essere presi in considerazione per ulteriori indagini sull’esperienza pre-morte, senza badare ai soliti pregiudizi.