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L’analisi del Maresciallo Carabinieri in congedo BILLECI dopo la disavventura nella prima Zona Rossa del Covid-19

Sono passati ormai più di 4 anni dall’inizio della pandemia Covid19, ossia da quella emergenza sanitaria nazionale partita da Codogno (Lodi) che la vide protagonista iniziale delle prime restrizioni di legge sulla collettività una volta dichiarata dalle istituzioni zona ad alto rischio di contagio nella fattispecie Zona Rossa. Ed è proprio nel 2020 che da questa zona la storia di Marco Billeci inizia.

Lui al tempo, Maresciallo dei Carabinieri, fu incaricato insieme al suo comparto ad attuare le prime misure di legge per arginare il contagio consistenti in buona sostanza nelle limitazioni agli spostamenti e nel ridurre la formazione di potenziali assembramenti di persone. Purtroppo “tra il dire e il fare c’era di mezzo il mare” visto che inizialmente le informative relative tale virus erano molto limitate e di conseguenza l’equipaggiamento dei militari non poteva essere subito idoneo a fronteggiarlo.

Ricordando dunque quel preciso momento si chiede a Marco Billeci, dopo opportuna presentazione ai lettori di Quotidianpost.it, di illustrare sinteticamente il dramma da lui vissuto in quegli istanti e soprattutto di enunciare più propriamente le varie contraddizioni toccate con mano nonché subite sulla sua pelle in quella fatidica e primissima “Zona Rossa” tra l’altro titolo poi del suo libro che stilò giustamente dopo la fatidica esperienza tra Codogno e Bergamo .

INTERVISTA AL MARESCIALLO MAGGIORE MARCO BILLECI

PRESENTAZIONE

Sono Marco Billeci Maresciallo Maggiore dei Carabinieri in congedo. Ho lavorato 18 anni nell’arma prima di essere congedato a seguito dell’ultima missione che è stata quella tra Codogno (Lodi) e Bergamo nel marzo 2020 in piena pandemia.

CONTRADDIZIONI GESTIONE PANDEMICA INIZIALE ALL’INTERNO DELLA ZONA ROSSA

Parlando di contraddizioni ce ne ne sono state una sequela ma elenco giusto le più emblematiche. Innanzitutto io e la mia squadra eravamo senza dispositivi di protezione perché sottostimato il rischio; a febbraio 2020 non avevamo nemmeno le mascherine perché le stesse diventavano obbligatorie solo da metà marzo 2020, bastava solo il distanziamento. Ci hanno messo a dormire in un albergo situato a Lodi, a rischio di infettarci a vicenda con il suo personale civile. Ci hanno fatto mangiare in un ristorante civile aperto al pubblico a Lodi che ancora era zona verde ma noi venivamo dal servizio prestato a Codogno che era zona rossa, quindi noi potevamo essere un rischio per le persone all’interno del ristorante.

IL RESOCONTO DEL PRIMO PERIODO PANDEMICO NELLA ZONA ROSSA DEL MAR.MAGG. in Congedo MARCO BILLECI

Durante la missione nella zona rossa tu ti sentivi telefonicamente con i tuoi familiari e li avvisavi di non seguire i notiziari di tv e radio ma di ascoltare solo le tue notizie ed indicazioni. Perché?

A differenza dei primi giorni dove i giornalisti riportavano fedelmente ciò che accadeva, ad un certo punto hanno cominciato ad enfatizzare troppo, a sottolineare le cose negative: si muore, state attenti, ci si infetta, l’ospedale è pieno. Tutta una serie di notizie volte ad aumentare la paura e il terrore nella popolazione invece di rassicurarla visto che, anche se la situazione era emergenziale, l’impiego di oltre cento militari e diversi medici in più a supporto costituiva comunque un’imponente macchina di soccorso.

Poi inizialmente il problema era circoscritto solo nella bassa Lodigiana e non aveva senso che ogni ora un notiziario già facesse allarmare tutta Italia che inizio a intraprendere la corsa ai supermercati per fare scorte. Senza contare altre notizie discordanti tra le quali quella bizzarra di Di Maio quando comunicò ai cittadini che la cosa importante era coprirsi il viso con qualsiasi pezza di cotone anche fatta in casa, discorso completamente in antitesi con i protocolli delle mascherine che erano oggetto in quel periodo di corsi di preparazione per i lavoratori nonché per noi carabinieri viste le varie peculiarità di protezione distinte per modello(chirurgica, FP1,FP2,FP3).

La confusione dilagava nella collettività la quale si costellava di conseguenza di un circo di modelli di mascherine indossate senza conoscere l’effettivo tipo di protezione in funzione del modello specifico e dell’interazione con gli altri modelli, cosicché infettarsi era ugualmente possibile anche se mascherati. Infine dopo pochi giorni che avevamo sigillato, in teoria, la Bassa Lodigiana, il Prefetto ha cominciato a emettere una serie di permessi ad personam che rendevano i varchi un groviera.

La gente così entrava ed usciva per svariati motivi: chi perché era infermiere, chi perché era medico, chi perché era impiegato statale del Ministero e chi perché doveva semplicemente andare a lavorare. Essendo zona rossa tutto ciò non era plausibile invece nella pratica si dovevano creare 3 livelli di filtraggio: zona rossa, zona gialla, zona verde; chi si muoveva in entrata ed in uscita doveva essere disinfettato passando dalla zona gialla, invece è stata creata solo la zona rossa e un metro dopo le transenne “liberi tutti!”

IL LIBRO DI MARCO BILLECI ‘ZONA ROSSA: USI OBBEDIR TACENDO’

https://www.zonarossa.org

In merito al libro che hai scritto “Zona Rossa: Usi obbedir tacendo…” puoi dirci qual è il suo obiettivo?

L’obiettivo del libro è che, con la scusa di raccontare la mia ultima missione con tutto quello che mi è successo (svenimento, ricovero in ospedale, diagnosi di infezione severa Covid 19, cure da parte di dottori di scienza e di coscienza non assoggettati al protocollo “tachipirina e vigile attesa”, danno del virus al cuore, inabilità lavorativa e congedo), voglio invitare il lettore a rivivere e riflettere sul quel periodo e sui quei momenti sotto una luce diversa perché durante i fatti ci abbiamo pensato tutti cavalcando l’onda della paura di morire, mentre se avessimo avuto la mente un po’ più fredda o fossimo stati un po’ più logici e riflessivi tante cose non sarebbero successe e soprattutto non avremmo permesso quello che per me è stato l’abisso più nero da quando esiste la democrazia.

Non può esistere una legge che va contro qualsiasi tipo di diritto internazionale e sovraordinato dunque un D.P.C.M. non poteva contrastare nessuna legge sovraordinata e noi non dovevano accettare quello che abbiamo accettato tipo “O hai il green pass o non lavori” questo lo diceva il fascismo, i regimi totalitari, ossia “O hai la tessera del partito o non lavori”. Il lavoro è un diritto inviolabile dell’uomo. Anche la sospensione dal lavoro a zero euro non solo è andata contro il diritto pratico ma contro la filosofia del diritto.

Una volta che abbiamo sancito il lavoro dopo centinaia di anni di lotte di proletariato, di sindacato ecc.., finalmente riconosciamo il diritto al lavoro e questo non può essere più trattabile a mo’ di privilegio. Il libro è un invito a pensare con la propria testa senza farci turlupinare più dalla tv, cercando di sviluppare una propria opinione e confrontarci secondo i canoni di una società democratica che rispetta sempre le minoranze.

IL CONSIGLIO DEL MAR.MAGG. in Congedo MARCO BILLECI

In conclusione, essendo stato un maresciallo dei carabinieri, qual è innanzitutto il tuo consiglio verso chi svolge oggi un ruolo come è stato il tuo e quindi verso chi indossa una divisa?

Il mio consiglio è quello che dicevo anche ai miei colleghi quando ero in servizio : la responsabilità penale è personale, il superiore può ordinare quello che vuole ma se per te quest’ordine non rispetta i canoni basilari di legge e di diritto, da buon militare è meglio fare un passo indietro e cedere il verbale al tuo superiore. Bisogna ragionare sempre con la propria testa, perché se ci presenta davanti a un giudice dicendo che era un ordine del superiore, questa scusa non regge più, soprattutto dopo Norimberga. Un agente di polizia giudiziaria, un ufficiale, un maresciallo ancora di più, deve essere sempre consapevole di non commettere mai, nonché non agevolare in nessun caso, un atto contrario al diritto. Il diritto è certezza non è empirico.

Aver agevolato per esempio l’applicazione di un green pass ha costituito un forte oltraggio verso i diritti più inviolabili della persona, dell’individuo e siccome quest’ultimo ormai nella società è rilegato alla sola figura di cittadino, e i diritti vengono riconosciuti solo perché si è tale, ecco che un green pass ha potuto farsi strada. E la persona, l’individuo che fine fa? Se la norma giuridica parla sempre di diritti inviolabili dell’individuo, della persona e non del cittadino il famoso green pass già per questo era sbagliato essendo nato solo per la tutela del cittadino. La deriva è sempre più pericolosa anche perché con l’avanzamento tecnologico siamo sempre più disumanizzati visto che oramai esistiamo solo se esiste il nostro profilo informatico.

Cerchiamo, invece, di leggere la legge, studiamola ed avendo una certa preparazione in merito solo così potremo non permettere più certi abusi calati dall’alto. Per quel che mi riguardo come dico sempre, io non sono stato servo di nessuno, io sono stato un servitore dello stato e del popolo ma quando mi sono reso conto che mi volevano servo ho detto no! Dobbiamo imparare tutti a dire di no. Tanto l’unica certezza che hai quando vieni al mondo è che devi morire e puoi decidere tu come devi morire…vuoi morire da uomo libero, da schiavo ,da servo, o da servitore? Che cosa vuoi fare della tua vita? Perché alla fine di questo si tratta.

Si ringrazia il MAR. MAGG. in Congedo Marco BILLECI per la concessione dell’intervista.

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