È oramai consuetudine farsi aiutare da Google per ottenere risposte dettagliate. Ma da qualche tempo Google si avvale dell’aiuto dell’AI, Artificial Intelligence, Intelligenza Artificiale.
Di recente, ci si è rivolti proprio al colosso delle ricerche online per chiarire il significato e il ruolo del ritrattista. In prima battuta, l’intelligenza artificiale ha fornito questa definizione: “Un ritrattista si distingue spesso per la sua abilità e specializzazione nel rappresentare le caratteristiche individuali e l’espressione di una persona.”
Nel caso specifico del ritrattista presentato su acriticart.com, abbiamo però scelto di affidarci direttamente alla sua voce: una spiegazione autentica, consapevole e accompagnata da una descrizione dettagliata della tecnica impiegata nelle sue opere.

Presentazione
Preferisco definirmi ritrattista e paesaggista, perché sono parole che descrivono ciò che faccio in modo più preciso rispetto al termine “artista”. Disegno fin da piccolo e, il più delle volte, non avevo né la voglia né il desiderio di far vedere i miei disegni. Uno dei motivi che mi ha spinto a continuare è stato l’incoraggiamento della mia maestra d’asilo. Determinante è stata anche la mia babysitter, che era bravissima a disegnare. Fino a tempi relativamente recenti, potevo passare mesi o anni senza toccare una matita, e sicuramente non pensavo che l’arte potesse diventare un lavoro. Infatti, mi sono iscritto a Psicologia, con l’intenzione di seguire il percorso formativo classico e poi lavorare in ambito clinico. Mi sono laureato in Psicologia e, durante il tirocinio, ho realizzato dei ritratti per crearmi un’alternativa. Oggi, anche se non esercito più, la psicologia continua a piacermi, tanto che a volte vi faccio riferimento nei miei quadri.
Intervista
A ben vedere le sue opere riportano ad una loquacità visiva che realizza volti noti capaci di suscitare lo stupore che solo l’uso perfetto e preciso del calligramma può. Banale ma sempre d’interesse del lettore conoscere la spinta e pertanto l’impulso che l’ha condotta in questa direzione.
Inizialmente vendevo delle stampe, dopo aver fatto conoscere i miei disegni in mostre organizzate in locali di amici a Firenze. A un certo punto non sono più riuscito a portare avanti entrambe le attività — quella di psicologo e quella di ritrattista — e ho dovuto scegliere una delle due strade. Il primo contatto con una galleria d’arte è avvenuto per caso e, grazie a quell’opportunità, ho iniziato a collaborare anche con una seconda galleria.
Quando disegna con la tecnica del calligramma nota che è il disegno che prende vita a prescindere dal suo verso oppure è lei a guidarlo nel senso metaforico?
Sicuramente c’è sempre un’ispirazione iniziale, un’idea, un’immagine che mi viene in mente: può essere legata a qualsiasi cosa con cui
entro in contatto — un film, una canzone, una conversazione, o anche qualcosa letto per caso. Ma poi il lavoro è programmato nei minimi dettagli. Dopo l’idea iniziale, penso a un modo per renderla realizzabile su un foglio.
Nel caso specifico dei calligrammi, ho fatto prima delle ricerche: si tratta di una tecnica che esiste da secoli, e spesso vedevo opere fatte a mano che però non avevano la forma che avevo in mente. Poi ho scoperto dei calligrammi digitali in cui le parole si distinguevano chiaramente. A quel punto ho deciso di provare a ottenere lo stesso effetto, ma realizzandolo a mano.
I suoi disegni sono parte di un’esperienza estetica multisensoriale. Quale riscontro ha in coloro che guardano le sue opere?
È normale che le persone diano interpretazioni personali ai miei lavori. Credo dipenda dal tipo di opera: nel caso della prima serie
di calligrammi, con al centro i cantautori, molti si riconoscono in un autore che amano e si mettono a cercare il verso sul viso. Mi fa piacere, perché era proprio un desiderio che avevo all’inizio: vedere un fan perdersi alla ricerca di una parola o di una strofa a cui è affezionato.
C’è uno studio dietro, per capire quali versi funzionano meglio. Credo comunque che i calligrammi siano tra le opere più immediate da recepire.
Per altri lavori, un po’ più interpretabili, ho notato che spesso le persone vedono cose diverse da quelle che avevo in mente — ed è giusto che sia così. Sono d’accordo con Guccini, quando dice che “Ogni opera va per il mondo… e ognuno ha il diritto di interpretarla come vuole.
In quale dei suoi disegni riconosce di più se stesso?
Non credo di riconoscermi in un’opera in particolare, anche perché disegnare mi piace molto, ma lo considero un lavoro e preferisco tenere separate la sfera personale da quella professionale. È naturale però che, essendo qualcosa che nasce dalla mia mente, i miei lavori siano comunque un’espressione di me.
Posso dire che tendo ad appassionarmi molto alla serie che sto sviluppando in un dato momento, al punto da concentrarmi solo su quella.
Quanto tempo dedica alla realizzazione di un’opera e quale fase ritiene la più complessa?
Quasi tutte le tecniche che utilizzo richiedono moltissimo tempo. Anche i ritratti classici in stile realista sono lunghi da realizzare, ma nulla richiede più tempo dei calligrammi. Per un’opera di medie dimensioni — diciamo 60×40 cm — servono anche 90 o 100 ore di lavoro. Sto parlando di una singola opera, non di un’intera serie.
Ha mai pensato di applicare il suo stile a supporti diversi dalla tela, come installazioni o arte digitale?
Ho usato solo una volta una tela, su cui ho applicato un foglio, perché il curatore di una mostra voleva che l’opera fosse su tela. Più che ad altri supporti, ho pensato ad altri strumenti, come i pennelli al posto di matite e penne. Ho fatto qualche prova da adolescente, ma non mi dava soddisfazione. Anche perché, in definitiva, mi piace sentire la pressione della matita sul foglio.
Per quanto riguarda il digitale, al momento non sono attratto dall’uso della tavoletta grafica, ma non sono contrario: esiste da tempo, ed è semplicemente uno strumento diverso.
In generale, non vedo nulla di male nell’uso di strumenti non analogici — anche io uso il computer per preparare alcune reference, perché mi aiuta a visualizzare un’anteprima del risultato prima di iniziare il lavoro a mano.
C’è un personaggio che sogna ancora di ritrarre con il suo stile calligrafico?
Non c’è un personaggio in particolare che ho deciso di non disegnare per scelta. È più che altro una questione di tempo. So di aver lasciato fuori alcuni personaggi che mi sarebbe piaciuto realizzare, ma bisogna fare delle scelte: cosa è più conveniente, quanto tempo c’è, quante figure servono per completare la serie… e inevitabilmente qualcuno resta fuori. Se poi qualcuno me li commissiona, li realizzo volentieri. Prima o poi succederà, ma il tempo è sempre un problema.
Quanto è importante la parola scelta nei suoi calligrammi? Viene prima il testo o l’immagine?
Bisogna distinguere le fasi. In genere mi viene prima in mente un’immagine, come se l’avessi già disegnata nella testa — ed è successo così anche la prima volta che ho pensato ai calligrammi. Ma superata la fase dell’intuizione iniziale, inizia quella più razionale: la ricerca dei testi da usare, che scelgo in base a quanto siano iconici o rappresentativi del soggetto.
Come nasce un’opera: da una parola, da un volto o da un’idea più astratta?
In generale, un po’ come dicevo prima, tutto nasce in modo casuale. A volte basta guardare un film, leggere qualcosa, ascoltare
una canzone o parlare con qualcuno. Mi viene un’idea e cerco un modo per tradurla su un foglio. Per non dimenticarla, di solito mi appunto una frase scritta in modo quasi didascalico.
C’è un’opera tra le sue che considera la sua preferita o più significativa?
Non saprei dire se c’è una serie che preferisco. Sicuramente sono molto legato ai calligrammi, perché sono riuscito a realizzarli proprio come li avevo pensati. Se ci penso, una serie a cui tengo molto è quella dei “puzzle”, i ritratti che rappresentano disturbi mentali, in particolare quello narcisistico.
MESSAGGIO DELL’ARTISTA
“se qualcuno volesse avere un’idea più chiara del mio lavoro, può seguire i miei canali social, dove spesso pubblico contenuti che mostrano il dietro le quinte delle mie opere”.
I canali social dell’artista sono di seguito elencati:
https://www.instagram.com/a_criticart/
https://www.youtube.com/@a-criticart
Si ringrazia l’ Artista per la gentile concessione all’intervista per QuotidianPost.it







