Maria Teresa Gullino: la mia vita il dono più bello

La storia di una ragazza che con tenacia, determinazione e costanza si è ripresa in mano la vita e oggi è pronta per scrivere nuove e meravigliose pagine di storia.

La vita è più forte di tutto. E’ il dono più bello, immenso che ci è stato donato. Come tutte le più belle favole Disney, come quelle che ci hanno fatto sognare da bambini, vorrei iniziare con c’era una volta una bambina, oggi donna che si è ripresa in mano la vita e oggi è pronta per scrivere nuove e meravigliose pagine di storia. Lei è Maria Teresa Gullino e ho avuto l’immenso piacere di conoscere e chiacchierare con lei.

Maria Teresa Gullino: la mia vita il dono più bello

Buongiorno Maria Teresa e grazie per l’intervista che ci stai concedendo.

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Grazie a voi per questa intervista. Sono orgogliosa di trasmettere la mia storia a più
persone possibili, spero un giorno che la mia storia la possa raccontare anche in
televisione.

Inizierei col chiederti chi è Maria Teresa. Ecco raccontaci un po’ di te.

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Ecco io sono una ragazza sensibile, una ragazza che per quello che ha vissuto prova a dare
il massimo per le altre persone che mi circondano e che mi vogliono bene per quello che
sono e soprattutto stare sempre vicino alla mia famiglia. Sono una ragazza che deve finire
la giornata e tornare a casa avendo fatto qualcosa di “utile” per gli altri. Sono una ragazza
che ha tanta forza e affronta gli ostacoli con forza senza farmi abbattere dal giudizio degli
altri, questo sono riuscita ad impararlo con il tempo, perché prima ero molto fragile sotto
questo punto di vista, con l’esperienza ho iniziato a dare meno importanza al giudizio,
vado avanti per la mia strada, dritta più che mai.

Sei siciliana, di Messina per la precisione ma vivi da qualche tempo a Roma. Perché Roma e quale è il tuo rapporto con questa città?

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Ho 28 anni e da due anni vivo a Roma. Ciò che mi lega a questa città meravigliosa, è
l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, in particolare sono stata operata a soli 3 giorni di vita al
cuore e questo ospedale, in particolare i medici di questo ospedale mi hanno salvato. Devo
molto a questo ospedale, perché forse se non ci fosse mai esistito, sarei morta e non sarei
qui a scrivere questa intervista.

Maria Teresa, la tua è una storia di rinascita. Una storia che ci dimostra come la vita sia più forte di tutto, di ogni cosa.
Una diagnosi che come un macigno ti è caduta addosso ma non ha tappato le tue ali. E sei, per me e per tanti, un esempio di vita.
Ecco raccontaci un po’ quale è stata la tua forza e come hai affrontato tutto ciò?

Tutto questo l’ho affrontato con tre parole chiave: ‘‘TENACIA’’, ‘‘DETERMINAZIONE’’
e ‘‘COSTANZA’’.
Inizierei con la parola ‘‘TENACIA’’, perché entrare nel mondo reale è stato molto difficile,
soprattutto perché ero spesso ‘‘tra le nuvole’’ e non venivo vista bene da molti miei
coetanei per quel mio modo di essere e di fare, ma non mi sono mai lasciata abbattere
perché tanto sapevo che sarei riuscita a superare il mio carattere completamente spaesato,
fuori dal tempo e dallo spazio, e a diventare quello che sono oggi.
Sono una persona abbastanza ‘‘DETERMINATA’’ e quindi se voglio raggiungere un
obiettivo lo raggiungo a tutti i costi.
Infine molto ‘‘COSTANTE’’, perché io ci ho sempre molto impegno delle cose che ho
fatto e faccio, quindi unendo la ‘‘COSTANZA’’ e la ‘‘DETERMINAZIONE’’ riesco ad
arrivare dove voglio.

Quali erano i sogni di Maria Teresa da bambina, li hai realizzati?

Non avevo tanti sogni da bambina, mi piaceva però la danza, mi guardavo un sacco di video della danza, mi piaceva andare a danza e quando arrivavano i dvd dei saggi me li guardavo sempre, tutte le estati, alle volte mi imparavo pezzi di altri corsi e imitavo la
maestra al momento finale quando esce per il saluto, mi piaceva molto quando si mettevano quei vestiti lunghi per uscire nel palco al gran finale e ringraziare tutti.
Ovviamente il mio sogno era di diventare una ballerina, ma la danza rimane sempre nel mio cuore, perché come dice la mia insegnante di danza: <la danza ti accoglie sempre a braccia aperte>.
Ogni volta che torno mi sento come quando ero piccola, pieni di sogni nel cassetto.

Quali saranno i tuoi progetti futuri?

Sicuramente diventare spero, un’ottima assistente sociale, possibilmente a Roma nella città
nei miei sogni. Spero in un futuro di scrivere un mio libro e soprattutto di tramandare la
mia storia in TV!

Se dovessi rivolgerti ad un bambino o una bambina che ha un sogno. Quale consiglio ti sentiresti di dar loro?

Di seguire il suo sogno a più non posso, perché se si hanno i sogni nel cassetto e si possono realizzare è giusto che si realizzano. I sogni per un bambino sono fondamentali, ti fanno sognare e non ti fanno vivere la realtà crudele che purtroppo viviamo, è giusto credere nei propri sogni e soprattutto consiglio di non avere un sogno, ma più sogni, perché non è detto che il primo si realizzi e quindi nel secondo cassetto bisogna mettere almeno altri due sogni da realizzare.

Vuoi salutare e ringraziare qualcuno?

Mia madre, la donna che ha dato tutto per me, che ha dedicato ogni singolo momento della
sua vita per me e se non fosse per lei io non sarei qui a realizzare i miei sogni
.

In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e grazie per l’intervista che ci hai concesso.

Crepi in Lupo! Ancora grazie a voi!