Malta, trema il governo

Nei guai il Premier e alcuni ministri

Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta tra i membri del governo dopo l’uccisione della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, e questa volta potrebbe costare la poltrona al Primo Ministro maltese Joseph Muscat.

Intanto migliaia di persone hanno protestato contro il governo maltese a La Valletta, col proposito ben preciso di indurre il Primo Ministro Muscat alle dimissioni, proprio in relazione alle sue interferenze politiche proprio nel caso dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia. Al grido di ‘Assassini’ e ‘Via i mafiosi’, i manifestanti hanno fortemente criticato l’operato del Premier e dei Deputati, all’esterno del Parlamento

I manifestanti hanno lanciato uova contro le macchine dei Ministri e cantato l’inno nazionale, per dare un segnale forte contro la corruzione; questi sono stati i punti peculiari della manifestazione.

Guai per il governo maltese

Anche il Ministro dell’Economia, Chris Cardona, ha deciso di rinunciare agli impegni pubblici per tutta la durata delle indagini.

Si aspettano sviluppi importanti anche da colui che la famiglia di Daphne considera il mandante dell’omicidio, Yorgen Fenech, magnate maltese nelle industrie alberghiere, energetiche e automobilistiche, arrestato solo la settimana scorsa mentre cercava di fuggire da Malta a bordo del suo yacht, il quale si è detto pronto a parlare con gli inquirenti in cambio di un salvacondotto per lui e per la sua famiglia.

Dimissioni?

Come riporta il quotidiano Times of Malta, ci potrebbe essere presto un incontro tra Muscat e il Presidente George Vella per parlare delle sue probabili dimissioni in seguito agli scandali venuti a galla dopo l’uccisione della giornalista.

Molti pensano che le dimissioni siano la cosa migliore, visto il malcontento dl popolo e il governo che è già molto traballante. Insomma per salvare la faccia e raffreddare gli animi Muscat ha le dimissioni come unica via d’uscita, sta a lui decidere per il meglio, per sè stesso e per il suo popolo.

Fonte: Euronews

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