Morto Mandla Maseko: l’astronauta di colore che avrebbe conquistato lo spazio

Il pilota era diventato un esempio per la comunità, impegnandosi nella promozione della cultura fra i più giovani

l'astronauta Mandla Maseko
Il pilota Mandla Maseko equipaggiato con una tuta da astronauta (Photo credit: https://www.instagram.com/mandlamaseko/?igshid=169ltp17bpb81&fbclid=IwAR1O5lDBaeV17u9OgoNvdePMq6srJO7ooh9T7O2keKTklfh0VeFG5cMhLYE)

L’Afronauta”. Questo il nome scelto da Mandla Maseko, l’uomo che voleva diventare il primo africano nero ad andare nello spazio. Purtroppo, nella giornata di sabato 6 luglio, un incidente in moto lo ha strappato alla vita ad appena 30 anni. Nel corso della settimana, saranno resi noti i dettagli in merito ai funerali per il giovane pilota.

Uno su un milione

Nato a Soshanguve – una città sudafricana a nord di Pretoria – il nome di Maseko era salito alla ribalta delle cronache quando, nel 2013, fu scelto tra un milione di candidati per occupare un posto sulla navicella Lynx Mark II. Il tutto era nato da un concorso indetto dalla AXE Apollo Space Academy e sostenuto dalla Space Expedition Corporation (SXC) e Unilever.

L’accademia aveva chiesto ai partecipanti di inviare una foto di sé stessi intenti a saltare da una qualsiasi struttura. Dopo esser stato convinto dalla madre a scartare l’idea iniziale (saltare dal tetto di casa), Maseko aveva optato per un muretto alto “appena” due metri.

La determinazione del ragazzo spinse l’Apollo Space Academy a offrirgli l’opportunità di viaggiare nello spazio. Niente male per un giovane DJ di umili origini.

Il primo africano nero nello spazio

In vista del lancio – inizialmente programmato per il 2015 – Maseko si era addestrato presso il Kennedy Space Center, in Florida. In questo stesso luogo, nel luglio del 1969, gli uomini del programma Apollo XI intrapresero l’incredibile viaggio che li avrebbe portati sulla Luna. Proprio uno di loro, l’astronauta Buzz Aldrin, fece visita al ragazzo sudafricano, il quale descrisse così l’esperienza: “È questo che si prova nello spazio”.

Tra le prove più dure affrontate da Maseko non si può non citare la cosiddetta “cometa vomito”. Questo termine viene usato per indicare gli aerei impiegati per simulare l’assenza di gravità. Ciò si ottiene seguendo una serie di traiettorie paraboliche che, durante la fase discendente, portano il personale all’interno del velivolo a fluttuare, un po’ come in caduta libera.

Un esempio per le future generazioni

Sfortunatamente, gli sforzi del pilota non furono ripagati. La partenza della navicella fu più volte rinviata a causa di problemi economici, i quali portarono infine al fallimento della XCOR Aerospace – la società responsabile del lancio. Nonostante ciò, Maseko non abbandonò mai il suo sogno di andare nello spazio e fece ritorno nell’esercito come pilota privato.

Ormai, era diventato un punto di riferimento non solo per il suo paese, ma per tutta l’Africa. Si dedicò alla promozione della cultura scientifica tra i bambini, al punto da esser definito un “modello per le future generazioni di appassionati e professionisti dello spazio” da Derek Hanekom, Ministro della Scienze e Tecnologia sudafricano. Come ringraziamento per il suo impegno nei confronti della comunità, una scuola diede il suo nome al dipartimento di scienze.

Come disse una volta la sorella Mhlophe: “Non so cosa ci sia oltre lo spazio. Sono sicura che se ci fosse qualcosa, lui ci andrebbe”. Qualsiasi cosa ci sia, forse Maseko è li in questo momento.

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