Musica, massoneria ed Erik Satie

Come per la massoneria, la musica si esprime con una ricerca incessante di una bellezza ideale, che richiama quella delle cattedrali

Musica

Ripercorrendo la vita e le opere di Mendelssohn, Berlioz, Haendel e Haydn, artisti che sono celebrati quest’anno, ho osservato che tutti erano massoni. Quando pensiamo alla “Massoneria”, ci viene in mente la loggia P2, Licio Gelli o, semplicemente, una congrega di affaristi. Giudizio un po’ riduttivo, considerato che gli Stati Uniti devono la propria nascita alla massoneria! Anche la musica affascinò subito i “Fratelli Muratori” per la ricerca incessante di una bellezza ideale che richiama quella delle cattedrali. Ripercorriamone brevemente la storia.

La Loggia “Queen’s Head” di Londra

La Loggia “Queen’s Head”, in Hollis Street (Oxford Square) a Londra, promosse l’iniziativa di dedicare una sede alla diffusione della musica da camera. Il 18 febbraio 1725 nacque la “Philomusicae et Architecturae Societas Apollinis” e il suo primo direttore artistico fu Francesco Saverio Geminiani, eccelso violinista e allievo di Corelli. Il Maestro fu iniziato alla Massoneria il 1 febbraio 1725, proprio alla Loggia “Queen’s Head” e con il dovuto rito. Cinquant’anni dopo, furono fondate a Parigi tre Logge dedicate alla musica. I loro nomi erano “Les amis reunis” (1771), “Les neuf soeurs” (1776) e la “Olympique de la parfaite estime” (1781). Quest’ultima fu la più importante e con la proposta dei suoi “Concerts Spirituels” condizionò enormemente la vita musicale parigina. Proprio Haydn, con l’orchestra da camera della Loggia formata da 40 elementi, eseguì le sue “Sinfonie Parigine”.

Il convegno su Musica e Massoneria

Sul rapporto “Musica e Massoneria”, così si aprì il convegno promosso nel 1983 dal Supremo Consiglio d’Italia e San Marino. «Tra le varie arti, la Musica è forse quella che vanta il maggior numero di esponenti appartenuti alla Fratellanza Massonica; ad esempio Mozart, Haendel, Haydn, Beethoven, Liszt, Berlioz, Schubert, Mendelssohn, Geminiani, Viotti, Cherubini, Spontini, Tartini, Paganini, Salieri, Verdi, Boito, Puccini, Sibellius ecc… È un fatto puramente casuale o possono individuarsi delle precise motivazioni? Probabilmente il perché di tale fenomeno è da rintracciarsi anche nel fatto che la Musica, a differenza di altre arti, non si avvale di immagini “visive”, ma, come dice Leonardo da Vinci, “esprime l’invisibile”. Tale “invisibilità di forme” predispone quindi in misura privilegiata i musicisti alla ricettività di quella simbologia universale massonica che è la simbologia dei “costruttori di cattedrali”, laddove per “cattedrale” s’intenda la convergenza armoniosa di tutti i simboli che aiutano l’Uomo ad avvicinarsi al divino, in una “costruzione” sempre più perfetta.» Abbiamo notizie precise su un compositore e l’attività che svolse nel segno della massoneria? Sicuramente Mozart e il suo “Flauto magico”, ma Erik Satie ci offre maggiori spunti di conoscenza e riflessione.

Erik Satie

Fin dal 1887, quando Satie aveva solo ventun’anni, la teosofia affascinò il compositore, introdotto a questi studi dal Sacerdote dei Rosacroce Josephin Peladan. In Francia, durante il XIX secolo, rifiorì il movimento rosacrociano e sorsero numerosi Ordini e Società segrete, che confluirono in gran parte nella Massoneria occultista francese. Tra questi, l’Ordine dei Rosacroce del Tempio del Graal, fondato da Josephin Peladan e che ebbe Satie quale musicista ufficiale.
L’incontro avvenne al cabaret “Le chat noir” di Montmartre, dove Satie era pianista. Peladan intuì immediatamente che il giovane artista possedeva qualità musicali e umane straordinarie. Gli propose d’entrare nel suo Ordine segreto e Satie vi aderì immediatamente con entusiasmo.

Le composizioni rosacrociane

Sospinto dalla nuova visione mistica delle cose, compose le sei “Gnossiennes”, il “Preludio per l’Iniziazione” e le tre “Sonneries de la RosaCroix”, composte tutte nel 1890. Il ritmo prevalentemente quaternario delle “Gnossiennes” simboleggia i quattro elementi della materia, dalla quale occorre alchemicamente evolvere, mentre le scale usate sono di chiara provenienza orientale. Da notare ancora che in questi brani non vi è alcuna indicazione di tempo metronomico e non ci sono le battute, ma compaiono soltanto indicazioni orientative quali “Lento”, “Andante” o “Grave”, lasciando all’esecutore la facoltà d’interpretare l’andamento agogico.

La cerimonia d’Iniziazione

Il “Preludio dell’Iniziazione” è ambientato, come scrive Satie nel sottotitolo, nella “Sala Bassa del Grande Tempio”. Ecco i diversi momenti del rito espressi e raccontati nella composizione:

– Il Grande Tempio è in attesa dell’Iniziando; vi domina un’atmosfera sacrale, ieratica, di profondo raccoglimento.
– L’Iniziando è solo con se stesso e Satie scrive nella sua didascalia “Con solitario coraggio”.
– L’Iniziando è introdotto nel Tempio.
– Il Maestro Venerabile si rivolge “Con affetto e affabilità” all’Iniziando, come annota Satie.
– Ha luogo la cerimonia dell’Iniziazione.
– I Fratelli esprimono la loro gioia per il nuovo Fratello che è venuto ad arricchire le colonne del Tempio. I tre colpi rituali concludono solennemente la cerimonia.

Le tre “Sonneries dela RoseCroix”

Le tre “Sonneries dela RoseCroix” furono espressamente composte per il rito dell’Ordine. In successione sono: L’Aria dell’Ordine, l’Aria del Gran Maestro, l’Aria del Gran Priore. Nell’Aria dell’Ordine non compare alcuna didascalia e Satie indica solo la velocità esecutiva con Lento e solenne, che offre a ciascuno la possibilità d’immaginare e vivere l’atmosfera sacrale. L’Aria del Gran Maestro ha quale sottotitolo “Le Sar J. Peladan” e consta di quattro momenti diversi:

Il Gran Maestro

– Il Gran Maestro, dall’alto del suo trono, si rivolge ai Fratelli riuniti nel Tempio con dignità e solennità pacata, come si addice alla sua carica. Ammonisce, consiglia, redarguisce, diffondendo intorno a sé un senso di serena sicurezza. L’uditorio è in deferente ascolto.
– Il Gran Maestro cammina fra le colonne e il suo incedere è dignitoso e solenne come sono le sue parole.
– Tornato ad assidersi sul trono d’Oriente, egli si congeda dai Fratelli, parlando con affabile dolcezza.
– Il Gran Maestro esce dal Tempio e i tre colpi rituali concludono la cerimonia.

Il Conte Antoine de la Rochefoucauld

L’Aria del Gran Priore è dedicata al Conte Antoine de la Rochefoucauld, ma in origine il titolo era “Air de l’Archonte”, poiché de la Rochefoucauld era un Arconte, un protettore delle Belle Arti. In collaborazione con Peladan aveva allestito presso la Gallerie Durand-Ruel un’esposizione artistica chiamata “Salon de la RoseCroix”, che aveva riscosso grande successo a Parigi. Satie scrisse di suo pugno la dedica, seguita da due segni di croce legati fra loro: “…Io offro quest’opera ai miei Fratelli, né aspiro ad alcuna gloria personale nel far ciò. Invoco su di me la misericordia del Padre, Creatore delle cose visibili e invisibili, e la protezione della Madre Augusta del Redentore, Regina degli Angeli. Possa l’indignazione di Dio ricadere sui superbi e sugli empi…” Una particolarità delle tre “Sonneries” è che le frasi musicali sono costruite prevalentemente su ritmi di 3 – 5 – 7 – 11, secondo le leggi dell’Aritmosofia di chiara origine Cabalistico-Rosacrociana.

La conclusion del musicologo Alberto Basso

In conclusione, cito lo stimato musicologo e storico della musica Alberto Basso, che così si espresse in un articolo dal titolo Massoneria e Musica nel ’700 italiano, per il 250° anniversario della Massoneria in Italia, celebrato con un convegno a Firenze nel 1983.
“La storia musicale, se esplorata seguendo un’altra inclinazione ottica, può riservare molte sorprese e dire assai più di quanto sino ad ora ci abbia comunicato. Fra pentagrammi e strumenti musicali, rime e apparati scenici, si rintanano memorie segrete che attendono solo di essere rimosse e portate alla luce. C’è da augurarsi che vi siano forze ed iniziative sufficienti a promuovere l’opera di sistematica esplorazione e di rivisitazione delle circostanze nelle quali s’incarna la Storia della Musica.”

Massimo Carpegna