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Nazioni Unite: a Gaza un milione di sfollati. Cisgiordania, 14 morti palestinesi dopo scontri con l’esercito israeliano

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Impossibile da rispettare l’ordine del governo israeliano di evacuare la parte settentrionale della Striscia di Gaza in modo, queste sono le intenzioni, da calmierare il numero delle potenziali vittime mentre si profila un’invasione di terra della Striscia. Questo l’avviso delle Nazioni Unite le quali a più riprese hanno affermato che spostare milioni di persone da una parte all’altra del territorio è impossibile da attuare nei tempi previsti da Israele. Intanto il numeri degli abitanti della Striscia di Gaza rimasti senza casa, riferisce l’agenzia per i rifugiati palestinesi, nelle ultime dodici ore è aumentato in modo significativo toccando quota un milione. Al contempo aumenta anche il numero delle vittime che per il momento ammonta a 2.215 con i feriti che invece sono 6.638, lo riferisce il ministero della sanità palestinese.

L’inviato di Al Jazeera da Khan Younis, città della Striscia di Gaza, Tareq Abu Azzoum ha riferito che la situazione umanitaria si sta deteriorando sempre più: è passata da disastrosa a orribile. Azzoum riporta che molte persone residenti nel nord di Gaza hanno lasciato le loro case, ma esse non sono altro che la minima parte del totale che rimane un numero significativo. Per questa ragione molti palestinesi hanno scelto di rifugiarsi nelle scuole, altri negli edifici delle Nazioni Uniti. Ma la pressione è tanta e cominciano a scarseggiare beni primari come acqua e viveri soprattutto a causa dell’embargo cui è sottoposta la Striscia da diversi giorni.

La situazione dei palestinesi di Gaza sta diventando una questione che trascende la sfera militare toccando invece quella diplomatica. Da diverse ore l’Egitto continua a rifiutare di accordarsi con Israele per far entrare i profughi palestinesi tramite il valico di Rafah, l’unico sul quale Tel Aviv non ha controllo né politico. Lo scorso mercoledì Reuters ha riportato le impressioni di molti funzionari egiziani, tra cui lo stesso presidente Abdel Fattah al-Sisi: Il Cairo ritiene inattuabile l’idea di evacuare i palestinesi attraverso il valico e continua a dire che i “palestinesi devono rimanere nella loro terra” e che “l’Egitto non permetterà che la questione venga risolta a spese di altri paesi”.

Nel frattempo, le tensioni non sono solo vive all’interno della Striscia ma anche nel resto dei territori occupati, tra cui la Cisgiordania che le forze armate israeliane occupano dal 1967. Nelle ultime ore 14 palestinesi sono stati uccisi dai militari israeliani presenti nelle zone nevralgiche del territorio che i palestinesi rivendicano come proprio. Diverse fonti interpellate dall’agenzia cinese Xinhua riferiscono che le città interessate agli scontri sono state Nablus, Hebron e Tulkarem. Non si conoscono i motivi per cui le IDF abbiano ucciso un numero così ingente di persone, ma si presume che le forze armate abbiano risposto con violenza alle proteste che i palestinesi residenti in Cisgiordania hanno organizzato a seguito dello scoppio delle ostilità tra Hamas e Israele.

 

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