Netanyahu accusa Lula: convocato ambasciatore brasiliano. Israele respinge la nascita dello Stato palestinese

Botta e risposta tra Lula e Netanyahu. Tel Aviv convoca inviato ambasciatore brasiliano in Israele. Sempre il premier intanto ribadisce il suo no alla formazione di uno stato palestinese

Rapporti diplomartici ai ferri corti tra Israele e Brasile nel quadro della guerra di Tel Aviv contro Gaza che non accenna a diminuirsi. A poche ore di distanza dalle parole del presidente brasiliano Lula, pronunciate durante l’ultima riunione dell’Unione Africana ad Addis Abeba, “secondo cui quello che sta accadendo sulla Striscia non ha paralleli storici“, è arrivato l’intervento a gamba tesa di Benjamin Netanyahu, che ha accusato il presidente brasiliano “di banalizzare l’Olocausto e di offendere il popolo ebraico“. Si tratta, secondo il premier israeliano, di “cercare di danneggiare il popolo ebraico e il diritto di Israele di difendersi”. “Confrontando Israele con l’Olocausto nazista e Hitler ha varcato una linea rossa“, ha detto il primo ministro in una dichiarazione.

Dalle parole intanto il governo passa subito ha fatti. Lunedì il ministro degli esteri Israel Katz infatti convocherà l’ambasciatore brasiliano in Israele, in quanto secondo Netanyahu avrebbe “varcato una linea rossa”. “Nessuno comprometterebbe il diritto di Israele di difendersi”, ha detto Katz sul social X, aggiungendo che l’inviato sarebbe stato convocato subito (lunedì appunto). Intanto sempre da Tel Aviv arriva una risposta netta in merito all’eventuale riconoscimento dello Stato palestinese: il governo riunito ha respinto il riconoscimento unilaterale approvando una dichiarazione in precedenza citata dallo stesso primo ministro. Oltre a ripetere i piani israeliani di voler “distruggere Hamas a Rafah” (lo stesso ministro Gallant ha dichiarato che oramai l’operazione è agli sgoccioli), in un comunicato Netanyahu aveva ribadito di voler impedire in tutti i modi a ogni diktat internazionale in merito a un insediamento palestinese.

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Come aveva ribadito il Washington Post, per Stati Uniti e una serie di Paesi arabi (Egitto, Qatar, Giordania e altri), la soluzione di uno Stato palestinese poteva essere la sola via per arrivare a una pace duratura: Washington avrebbe già pronto un piano dalle tempistiche ben precise. Da mettere in pratica a guerra terminata, o comunque al termine del contenzioso tra le forze in campo. Di tale piano, evidentemente, Tel Aviv non vuole nemmeno sentir parlare, mentre il fantasma di una nuova crisi umanitaria a Rafah diventa sempre più concreto, malgrado l’avversione di gran parte degli alleati di Israele a questo tipo di operazione.