Nuota nel lago, parassita entra nel naso e la uccide

Una ragazzina di 10 anni è stata uccisa da un parassita che è risalito lungo il suo naso

Bambina uccisa da un parassita nel cervello
Muore per un parassita nel cervello Fotocredit: https://it.wikipedia.org/wiki/Naegleria_fowleri#/media/File:Méningo-encéphalite_amibienne_primitive.JPG (WIKIPEDIA)

Texas – assurda la storia di Lily Avant, bambina di 10 anni morta per un’infezione contratta a causa di una nuotata nel lago. La ragazzina è infatti entrata in contatto con un letale parassita, il cosiddetto “mangia cervello”, ovvero il Naegleria fowleri.

La sua agonia dura dall’8 settembre, infatti Lily da quel giorno era in coma, fino al decesso avvenuto quest’oggi. Inizialmente aveva iniziato ad accusare dolori alla testa e le era salita la febbre, successivamente ad un bagno nelle acque del fiume che scorre dietro casa sua.

Il post su facebook

La morte di Lily è stata annunciata da un post su Facebook pubblicato dalla zia. “La nostra piccola ha combattuto la sua battaglia” ha scritto sui social Loni Yadon, “facendo vibrare questa Terra fino alle porte del Paradiso“.

La comunità della zona del Texas dove viveva la piccola Lily attendeva notizie sul suo stato di salute da quando era avvenuto il tragico evento, e tutti speravano potesse riprendersi. La famiglia della ragazzina ha tenuto una veglia venerdì sera, per commemorarla e consentire ai suoi cari di darle un ultimo saluto, come si è soliti fare.

Che cosa è il naegleria fowleri

Si tratta di una specie di ameba, che vive solitamente in acque dolci a temperature variabili, specialmente viscide e tiepide. Non sempre può essere patogeno per l’uomo, ma in alcuni casi riesce a penetrare attraverso la mucosa olfattiva, e da lì risalire lungo il nervo olfattivo fino a raggiungere il cervello della vittima.

Qui i parassiti si moltiplicano velocemente, fino a diventare letali nel 90% dei casi. Inizialmente si verificano sintomi come cefalee, febbre, alterazione sensoriale, nausea e vomito. Rapidamente si può arrivare al coma e alla morte.

Attualmente non esiste una cura certa, ma solo un metodo sperimentale che ha salvato una paziente di 12 anni alla quale l’infezione le era stata diagnosticata precocemente. Purtroppo non è stato questo il caso.

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