Obama: non siamo in guerra contro l’Islam. Isis sottovalutato

Obama cbs 60 minutes

Lunga intervista concessa dal Presidente Barack Obama nel corso dello show 60 Minutes, condotto da Steve Kroft. Parole che ribadiscono la consapevolezza e l’orgoglio per il ruolo che gli Stati Uniti ricoprono nell’ attuale scenario internazionale, scosso dalla minaccia terroristica di matrice Isis, dall’emergenza sanitaria per la diffusione dell’ Ebola nell’ Africa occidentale, nonchè dalla tensione fra Russia e Ucraina: “Quando nasce un problema in qualsiasi parte del mondo, non chiamano Beijing. Non chiamano Mosca. Chiamano noi.”

A una settimana esatta dall’inizio dei bombardamenti in Siria, il Presidente Obama sottolinea la differenza tra le attuali azioni anti-terroristiche, limitate ad attacchi aerei mirati, e le precedenti campagne militari in Iraq e Afghanistan, dove furono coinvolte oltre 200000 truppe di terra nel corso di una guerra a tutti gli effetti.

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Tra i passaggi più importanti di questo tema, si evidenziano le parole con cui viene ribadito il fatto che l’attuale missione anti-terroristica non rappresenti uno scontro singolo tra Stati Uniti ed Isis, ma veda coinvolta un’ ampia coalizione internazionale di oltre 60 nazioni, tra paesi arabi ed europei, uniti dal comune intento di sradicare la minaccia terroristica e di garantire la sicurezza globale. Ribadito pure il concetto già espresso la scorsa settimana all’ Assemblea Generale dell’ Onu, il fatto che l’America non sia in guerra contro l’Islam, considerata religione di pace, ma contro gli estremisti che in nome della fede uccidono persone innocenti. Da ultimo, l’ammissione del fatto che la reale minaccia rappresentata dall’avanzata Isis fu inizialmente sottovalutata, nei mesi turbolenti in cui la Siria di Assad era scossa dai primi disordini che hanno favorito la nascita di un epicentro jihadista.

Seconda parte dell’ intervista dedicata al tema dei difficili rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Russia, a seguito delle tensioni nell’ est Europa che hanno rievocato lo spettro della Guerra Fredda. A Vladimir Putin viene addebitata la colpa di un’ aggressione territoriale ai danni di un paese più “piccolo” e “debole”, azione ingiustificata, inaccettabile e contraria alle normative internazionali. Da qui la necessità della ferma reazione internazionale, che attraverso l’imposizione di sanzioni ha favorito – secondo il Presidente – una svolta positiva, che rende attuabile una “soluzione politica”. Di fronte alla domanda sulla possibilità di un’eventuale confronto militare tra NATO e Russia, Obama risponde negativamente, sostenendo che uno scontro frontale non è probabile tantomeno ricercato.