Pakistan, coppia cristiana bruciata viva con l’accusa di aver “profanato” il Corano

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Ancora violenze contro i cristiani in Pakistan, un nuovo, vero orrore. Una giovane coppia, Shahzad Masih e sua moglie Shama, 26 anni lui e 24 lei, è stata spinta in una fornace per mattoni della fabbrica per cui lavorava, con l’accusa di aver bruciato alcune pagine di Corano (accusa di blasfemia, secondo leggi infami volute negli Anni Ottanta dal Generale Muhammad Zia ul-Haq). A compiere il gesto è stata una folla di “400 persone musulmane inferocite”, giunte da cinque villaggi a Sud di Lahore (la stessa provincia del Punjab, dove pochi giorni fa è stata confermata la condanna a morte di Asia Bibi), dopo aver tenuto sequestrati marito e moglie per due giorni. Lo ha reso noto un ufficiale della polizia pakistana, Muhammad Binyamin e il fatto è stato confermato dall’avvocato delle vittime, Sardar Mushtaq Gill, all’agenzia missionaria Fides.

Shahazad e Shama vivevano nel villaggio di “Chak 59″, vicino alla cittadina di Kot Radha Kishan, a sud di Lahore, erano genitori di tre figli e secondo il sito di “Pakistan Today” lei era incinta del quarto.

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Ecco come si sono svolti i fatti: il padre di Shahzad è morto da poco e due giorni fa la nuora stava ripulendo la sua abitazione, bruciando alcune carte e fogli che non servivano più. Un musulmano presente sulla scena ha raccontato che tra le cose gettate via, c’erano anche alcune pagine del Corano, ha sparso la voce e questi sono i risultati.

La polizia non ha potuto far altro che constatare il decesso della giovane coppia ed ha arrestato 44 persone, 4 delle quali sarebbero esecutrici materiali del delitto. “E’ una vera tragedia, un atto barbarico e disumano”, ha detto l’avvocato della coppia, Sardar Mushtaq Gill. “Il mondo intero deve condannare fermamente questo episodio che dimostra come sia aumentata in Pakistan l’insicurezza tra i cristiani. Basta un’accusa per essere vittime di esecuzioni extragiudiziali. Vedremo se qualcuno sarà punito per questo omicidio”. Cosa tutt’altro che scontata.

Il governatore del Punjab, Shahbaz Sharif (fratello di Nawaz, primo ministro del Pakistan) ha deciso di formare una commissione d’inchiesta per una conduzione il più possibile celere delle indagini.

Dall’interno ha condannato il crimine il Partito Popolare Pakistano (PPP), quello a cui apparteneva Benazir Bhutto e di cui fa parte la sua famiglia e dall’Italia ha fatto sentire la sua voce anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha parlato di “un atto vergognoso che solleva profonda indignazione”. “Quanto è avvenuto in Pakistan”, ha detto Gentiloni, “è l’ennesima inammissibile aggressione contro credenti cristiani, colpevoli solo della loro fede. Ora confidiamo nella giusta e pronta reazione della Giustizia pakistana”.

Si teme per la vita di un altro cittadino cristiano in Pakistan: Sawan Masih, nel braccio della morte dallo scorso aprile sempre con l’accusa di blasfemia nei confronti dell’islam.

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).