Pechino: chi nasconde il coronavirus rischia l’esecuzione

Pechino avverte: chi nasconde i sintomi del coronavirus attenta alla sicurezza pubblica ed è passibile di pena di morte.

Pechino: chi nasconde il coronavirus rischia l'esecuzione
Photocredit: Gerd Altmann da Pixabay

Il governo di Pechino punta a una soluzione estrema: chi nasconde il coronavirus rischia l’esecuzione e l’alternativa non è molto più entusiasmante, perché si profilano all’orizzonte condanne a pesanti pene detentive.

Pechino: chi nasconde il coronavirus rischia l’esecuzione perché commette un grave reato penale

In poche parole, la Cina sfodera tutto l’autoritarismo, tipico del suo regime, per arginare l’infezione da coronavirus con ogni mezzo. Quindi è severamente vietato nascondere i sintomi dell’infezione perché si commette un reato penale che verrà punito severamente, anche con la pena di morte.

La notizia, riportata  dal quotidiano ufficiale Beijing Daily cita una informativa diffusa da un tribunale cinese e sarà reato anche nascondere i viaggi effettuati, compresi gli spostamenti delle ultime settimane in occasione del capodanno.

Ogni residente che provoca, di conseguenza, una ulteriore diffusione del coronavirus Covid-19 può essere accusato del reato di messa in pericolo della sicurezza pubblica con mezzi pericolosi e il quotidiano specifica che “In casi estremi i responsabili possono essere puniti con dieci anni di carcere, l’ergastolo o la morte“. Ecco perché, secondo Pechino chi nasconde il coronavirus rischia l’esecuzione.

Pechino: chi nasconde il coronavirus rischia l’esecuzione come aggravante agli altri divieti

La commissione cinese per la Salute nazionale ha anche annunciato una nuova serie di contromisure che rafforzano l’aggravante imposta da Pechino su chi nasconde il coronavirus e rischia quindi l’esecuzione:

  • divieto di viaggio su strada, treno e aereo per chi abbia tosse, febbre e altri sintomi d’influenza, con l’obiettivo di contrastare l’epidemia
  • Imposizione di un periodo di quarantena di 14 giorni – nelle proprie abitazioni o all’interno di strutture sanitarie – per chi rientra a Pechino dopo un periodo di vacanza
  • Chiunque si rifiuti di accettare queste misure di prevenzione e controllo dovrà risponderne davanti alla giustizia.

Lo scetticismo sui dati ufficiali del coronavirus in Cina

Federico Giuliani su Inside Over ha fatto il punto sull’aumento di casi di contagio, ma non mancano le perplessità su metodo di classificazione cinese perché ha dato precedenza ai malati che, oltre a risultare positivi al coronavirus, manifestano già i sintomi.

In ogni caso, il portavoce della Commissione nazionale della sanità, Mi Feng, ha fatto notare come il tasso di guarigione dal nuovo coronavirus abbia raggiunto l’8,2% delle guarigioni al 10 febbraio, rispetto all’1,3% registrato il 27 gennaio.

Nonostante la quasi totalità dei contagi sia per ora circoscritta alla Cina, specie nella provincia di Hubei, molti pensano che siano sottostimati e tra questi spicca la testimonianza al quotidiano La Verità dell’imprenditore Alberto Forchielli, fondatore di Mandarin Capital partners:

Sono stimati 80mila casi, al momento. Qua è tutto fermo è la paralisi. In Cina ho lasciato dipendenti e uffici, al momento irraggiungibili. Nessuno parte per la Cina, adesso tutti hanno paura di rimanere bloccati là“.

La situazione dell’epidemia

Fino a ieri, risultavano 64,437 contagiati ufficiali, di cui 63,855 nella Cina continentale, quasi 1.400 morti e circa 6.500 casi di guarigione, tuttavia la situazione non è chiara perché si prevede il raggiungimento del picco epidemico tra fine febbraio e inizio marzo.

Nel frattempo, l’Egitto ha registrato il primo caso e un cittadino cinese ottantenne è deceduto in Francia a causa probabilmente di complicazioni pregresse. Gli infettivologi dicono che il coronavirus è in crescita e ogni contagiato può infettarne 3,28, cioè il doppio rispetto all’inizio dell’epidemia.

Gli incerti conteggi sulla dimensione del contagio

L’organizzazione mondiale della Sanità ha invitato la Cina a fare chiarezza una volta per tutte e il metodo di classificazione sembra bruscamente cambiato perché sono saltati fuori improvvisamente circa quindicimila contagiati in più.

Si tratta, con tutta probabilità, di pazienti cinesi che erano già positivi al Covid-19 e che ancora non erano conteggiati ufficialmente finché non hanno mostrato i sintomi, quindi potrebbe trattarsi di una nuova direttiva impartita dalle autorità cinesi su come conteggiare i casi, per affrontare le critiche internazionali di deficit informativo.

Il parere della virologa

la virologa Ilaria Capua, ospite di Myrta Merlino a L’aria che tira su La7 ha chiarito quanto segue:

“Ogni malattia infettiva ha un periodo di incubazione, durante il quale il soggetto infetto non mostra sintomi. Il contagio certo che avviene anche senza sintomi. Una persona che comincia a starnutire è infetta“.

“Quest’infezione non andrà via in una settimana e arriverà anche in Italia. Farà il giro del mondo e combinerà guai nei Paesi più poveri, quindi organizziamoci”… Suggerisco alle aziende che ne hanno la possibilità di far lavorare i propri dipendenti con il telelavoro, qualora ci fosse un contagio importante e per piacere comincino a pensarci”.

Il caso della Diamond Princess

Continua intanto l’odissea della Diamond Princess in quarantena al largo di Yokohama. Le autorità giapponesi hanno comunque autorizzato lo sbarco per i passeggeri più anziani risultati negativi al test del coronavirus e gli Stati Uniti si stanno attivando per riportare a casa i 380 connazionali a bordo della nave.

La testimonianza di Roberta Scala

I contagiati sono tuttavia almeno 218, ma non ci sono notizie di infezioni fra i 35 italiani a bordo. A questo riguardo, è nato però un piccolo giallo riguardante Roberta Scala, trentenne siciliana di Pozzallo che, in questi giorni, ha pubblicato su Facebook una serie di post per informare sulla sua esperienza e quella dei compagni di viaggio in quarantena. Ecco un piccolo sunto:

“Ogni anima su questa nave è provvista di un termometro personale da usare e auto testarsi ogni 4 ore informando subito l’equipe medica, nel caso in cui la temperatura corporea superi i 37,5 gradi, e si continua incessantemente a testare le persone…

Ho paura che la marea stia arrivando al suo picco e la speranza è che finalmente la parabola cominci a scendere e che i casi comincino a scemare fino ad azzerarsi. Anche questo, come per ogni dolore o avvenimento brutto, deve fare il suo corso”.

Non mancano, a dire il vero, le descrizioni dei suoi stati d’animo specialmente quando definisce l’isolamento all’interno della cabina molto pesante da sopportare, paragonandolo a una sorta di prigionia.

I post di Roberta sono stati rimossi

I navigatori che hanno in effetti seguito con interesse i racconti della giovane siciliana sono in allarme perché, da qualche giorno, la pagina Facebook di Roberta, contrassegnata dal nickname “Allegra Viandante” non ha più nessun post visibile.

La ricostruzione di pippogaliponews

Il giornale on line siciliano pippogaliponews.it, diretto da Giuseppe Galipò, offre tuttavia aggiornamenti significativi:

  • Non è dato sapere se è stata Roberta Scala oppure il social a bloccare il profilo
  • Roberta aveva iniziato a scrivere una sorta di diario di bordo dalla Diamond Princess
  • Raccontava con leggerezza cosa accadeva dentro la nave in quarantena: dai controlli della febbre ogni 4 ore, lo stato d’animo dei passeggeri e le lunghe giornate blindati nelle cabine a guardare film o ascoltare musica
  • Roberta scriveva su Facebook con lo pseudonimo “Allegra viandante” ma, a sorpresa, i suoi post si sono interrotti e sono stati cancellati. Il suo ultimo post risaliva al 10 febbraio
  • La donna, tra i messaggi inviati dalla nave, aveva postato anche una serie di fotografie riprese dal ponte in cui vi erano sul molo rigorosi preparativi con personale militare e sanitario con ambulanze
  • Il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna è comunque in continuo contatto con i suoi concittadini
  • Le cinque persone di Pozzallo, in provincia di Ragusa, farebbero parte di una comitiva di 35 italiani.
  • Sui siciliani vige però il riserbo sulla loro identità, tre sono ufficiali di macchina e due le rispettive mogli
  • Sono stati loro a chiedere al primo cittadino di rimanere anonimi.

Le precisazioni del Sindaco di Pozzallo

Ci sentiamo ogni giorno – riferisce Ammatuna – dal punto di vista fisico mi dicono che non ci sono segni di contagio. Quotidianamente vengono sottoposti a controlli e seguiti con la massima attenzione e precauzione. È più un problema psicologico che fisico, per loro.

Sono costretti a vivere senza momenti di socializzazione e aspettano la data del 19 febbraio quando dovrebbe finire il periodo di osservazione cui sono sottoposti”.

Breaking news

I numeri dell’epidemia aumentano continuamente e il dato aggiornato in tempo reale dall’Organizzazione mondiale della sanità alle ore 12.30 del 15 febbraio 2020 mostra la seguente situazione: 1.527 morti, 67.091 contagi e 8.497 persone guarite.

Attualmente Negli Stati Uniti ci sono 15 casi, in Germania 16, in Francia 11 (con un decesso), nel Regno Unito 9, in Russia 2, in Spagna 2, in Italia 3, mentre Belgio, Svezia e Finlandia segnalano un caso ciascuno.

Il virus si concentra soprattutto in estremo Oriente: Cina, Giappone, Hong Kong, Thailandia e Corea del Sud, oltre al Vietnam, dove l’intera città di Son Loi, con circa diecimila abitanti a nord-ovest di Hanoi,  è in quarantena per venti giorni a seguito di 5 casi di coronavirus. La polizia ha quindi organizzato una serie di checkpoint per eseguire le indicazioni del ministero della Salute vietnamita.


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