Putin afferma di avere il primo vaccino contro il covid: la comunità scientifica è scettica

Il vaccino russo contro il coronavirus è pronto? Ecco quanto dichiarato da Putin

Il presidente russo Putin ha affermato di avere il vaccino contro il coronavirus, ed addirittura che sua figlia lo avrebbe testato. L’agenzia Russa Ria Novosti, ha riportato le parole del presidente: «questa mattina è stato registrato il primo vaccino contro il coronavirus nel mondo. So che è efficace, che crea una immunità stabile e ha superato tutti i controlli necessari». 

Il vaccino, secondo le prime dichiarazioni del Ministro della Salute Mikhail Murashk, sarebbe efficace in quanto avrebbe prodotto un alto livello di anticorpi contro il coronavirus in tutti i volontari ed inoltre non ci sarebbero state gravi complicanze nei soggetti sottoposti alla sperimentazione. Anche una delle figlie di Putin si sarebbe sottoposta al vaccino, riscontrando un aumento della temperatura corporea a 38 gradi per un solo giorno, per poi tornare alla normalità.

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Il vaccino non è, però, stato ancora approvato. Il vaccino alla popolazione solitamente si distribuisce dopo aver testato la sua efficacia su migliaia di persone, a seguito di studi mirati per testarne la sicurezza. Tuttavia Putin avrebbe confermato che il vaccino in questione potrebbe essere pronto già da settembre, per i lavoratori del comparto della sanità, e dal primo gennaio del prossimo anno per tutti il resto. 

La campagna vaccinale di massa potrebbe essere controproducente

Al momento, però, non esistono conferme scientifiche indipendenti su questa scoperta, anzi, la comunità scientifica sembrerebbe avere dubbi e perplessità a riguardo. Inoltre, questo vaccino anche se non è definitivamente pronto potrebbe essere somministrato obbligatoriamente su tutta la popolazione russa. 

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Sergio Abrignani, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”, ha infatti dichiarato che: «alcuni Paesi, con un forte controllo politico sulle scelte di salute pubblica, potrebbero certamente decidere per volontà politica di vaccinare una parte della popolazione, nonostante il rischio di mancata efficacia o addirittura di danni che potrebbero derivarne. Se hanno deciso che questo è il loro vaccino e ne producono milioni di dosi da somministrare, lo possono fare: si chiama “sperimentazione umana”. Nel mondo occidentale con le nostre agenzie regolatorie non può succedere. »

Inoltre, ha specificato che «Come in ogni sperimentazione clinica di un vaccino, ci sono due tipi di rischio: la possibilità di avere effetti collaterali al momento della vaccinazione o la possibilità che quando un vaccinato si infettasse, l’infezione possa avere un decorso più severo. Nel primo caso normalmente lo studio di efficacia si interrompe. Nel secondo caso, quel che può accadere (raramente) è che un vaccino generalmente efficace e senza effetti collaterali al momento della vaccinazione, in un piccolo numero di individui induca una risposta immunitaria che non solo non è protettiva, ma che possa far sviluppare una malattia più aggressiva in caso di infezione»

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