Rallentare l’Alzeihemer: con un farmaco antipertensivo

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Rallentare l’Alzheimer con un farmaco antipertensivo, è l’ultima scoperta scientifica pubblicata sull’ultimo numero della   rivista Alzheimer’s Research and Therapy.

Un gruppo di ricercatori americani, ha messo in evidenza  nella loro ricerca,  il ruolo  esercitato dal candersatan, farmaco utilizzato generalmente  come antipertensivo,  nel  limitare  il danno cellulare  associato  al morbo di Alzheimer.

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Lo studio , realizzato  su colture di neuroni, le quali sono state cimentate  con elevate concentrazioni di glutammato, è avvenuto grazie  ai ricercatori del Georgetown University Medical Center (GUMC), in collaborazione con i National Institutes of Health.

Ma su quali presupposti logici si basa questa ricerca? Come dichiara Juan M. Saavedra, Dipartimento di Farmacologia e Fisiologia del GUMC  “Il risultato del nostro studio ha una sua logica precisa: l’ipertensione riduce il flusso di sangue a livello di tutto il corpo e del cervello ed è un noto fattore di rischio per Alzheimer. Studi epidemiologici condotti in passato avevano evidenziato che la progressione dell’Alzheimer risulta rallentata nei soggetti in trattamento con sartani”. 

Il farmaco in questione,il candersatan, fa parte infatti della classe dei sartani .

In sintesi nella prima parte dello studio, i ricercatori hanno esaminato  l’azione  del farmaco,  sugli effetti neurotossici indotti da esposizione a glutammato ed  risultato è stato il seguente  :  il farmaco sarebbe  in grado di prevenire l’infiammazione neuronale e vari altri processi patologici associati all’Alzheimer.

In una secondo momento poi, della ricerca , si è effettuato un confronto tra l’espressione genica delle colture neuronali con quella delle banche dati  dati di campioni autoptici del cervello di pazienti con Alzheimer.

Risultato? Come dichiara Abdel G. Elkahloun, Comparative Genomics and Cancer Genetics Branch delNational Human Genome Research Institute, “le correlazioni trovate sono impressionanti in quanto l’espressione dei 471 geni alterati dall’esposizione ad un eccesso di glutammato nelle cellule in coltura, sono risultate alterate anche nei campioni autoptici prelevati dal cervello di pazienti con Alzheimer. E il candesartan si è dimostrato in grado di normalizzare l’espressione di questi geni nelle cellule in coltura.”

Quanto dichiarato cosa significa? Come dichiara anche  Juan M. Saavedra,  lo studio suggerisce che  questo farmaco,  ma anche altri farmaci appartenenti alla classe dei sartani potrebbero non solo rallentare la progressione della malattia ma anche prevenirla o ritardarne lo sviluppo.

Per questo i ricercatori americani, sperano che abbiano inizio dei trial clinici che vadano a  valutare  l’effetto neuroprotettivo del farmaco nei pazienti con Alzheimer in stadio precoce.

 

 

 

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