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Referendum parlamentari, cosa succede se vince il SI o il NO?

Oggi si vota sia per il referendum per la riduzione dei parlamentari sia per le elezioni comunali locali e regionali. I seggi sono aperti dalle 7 di domenica 20 settembre fino a lunedì 21 settembre alle 15.
Referendum: cosa accade se vince il SI?
Se i voti daranno parere favorevole cioè se vincerà il SI ci sarà una riduzione del numero dei parlamentari altrimenti resterà tutto come prima. La riduzione prevede 345 parlamentari in meno di cui 230 deputati e 115 senatori. Lo Stato risparmierebbe 82 milioni di euro, una cifra considerevole ( 53 milioni per la Camera, 29 milioni per il Senato) circa lo 0,005% del debito pubblico italiano.
La riduzione dei parlamentari oltre a portare una minore presenza in Parlamento porterà anche a una minore rappresentanza. Ad esempio col sistema attuale c’è un deputato ogni 96 mila abitanti con il SI il deputato sarà presente ogni 151 mila abitanti mentre al Senato sarà previsto uno ogni 302 mila abitanti contro l’attuale uno ogni 188 mila abitanti.
Quali sono le regioni che perderanno più seggi?
Secondo una prima stima sui dati della riduzione dei parlamentari pubblicata sul sito della Camera dei Deputati alcune regioni specie quelle più popolose ma nello stesso tempo anche quelle più piccole e meno abitate potranno trovarsi senza un rappresentante in Parlamento. Le Regioni che maggiormente accuseranno il “colpo” saranno la Lombardia la Campania il Lazio il Veneto la Sicilia e L’Emilia Romagna.
In Lombardia si passerà da 102 a 64 Deputati, i Senatori in meno saranno da 49 a 31. Nella Regione Campania da 60 a 38 Deputati e da 29 a 18 senatori. ll Lazio passerà da 58 a 36 Deputati e da 28 a 18 Senatori. In Veneto da 50 a 32 Deputati e da 24 a 16 Senatori. In Sicilia da 52 a 32 Deputati e da 25 a 16 Senatori. In Emilia Romagna da 45 a 29 Deputati e da 22 a 14 Senatori con un calo complessivo del 35%.
Mentre in altre regione come Umbria e Basilicata il numero dei Senatori passa da 7 a 3 con un calo del 57%, in Friuli Venezia Giulia insieme all’Abruzzo il calo è del 42% mentre in Calabria è del 40%.








