Suicidio assistito: cosa cambia dopo la sentenza

Ieri è stata emessa la sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito, che rappresenta un primo fondamentale passo verso la regolamentazione di un tema così delicato.

Suicidio assistito: cosa cambia dopo la sentenza

Nella giornata di ieri la corte costituzionale si è espressa sul fine vita, in particolar modo sul suicidio assistito. La sentenza su Marco Cappato, accusato per aver aiutato Dj Fabo a suicidarsi, rappresenta un primo ma fondamentale passo per ottenere un complesso di norme volto a disciplinare la questione nella sua complessità.

Cosa dice la sentenza della Corte Costituzionale

La sentenza su Marco Cappato non è stata ancora depositata. Il contenuto  è già parzialmente noto grazie ad un comunicato stampa della Corte Costituzionale. Cappato era stato accusato per aver portato Dj Fabo in Svizzera, presso una clinica che “agevola” il suicidio assistito, a determinate condizioni. Ad esempio, il paziente deve essere in grado di decidere autonomamente e affetto da patologie irreversibili. La corte Costituzionale ha dichiarato la non punibilità del gesto di Cappato, tenendo in considerazione il testamento biologico e il consenso informato dato dal paziente.

La  sentenza di non punibilità è stata emessa successivamente alla verifica delle condizioni richieste e “delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente“. Questo dettaglio dovrà essere spiegato quando la sentenza sarà depositata.

La Corte, ha però richiesto un pronto intervento del Parlamento a riguardo, per far sì che si arrivi ad una legge puntuale e non si lasci ogni caso a diversa interpretazione dagli organi preposti.

Differenza fra suicidio assistito ed eutanasia

La sentenza incide sul suicidio assistito, e non sull’eutanasia. Tra i due termini, che possono sembrare sinonimi, c’è una differenza. Nel primo caso, infatti, è il paziente che autonomamente sceglie di assumere il farmaco che occorre per terminare la sua vita. L’eutanasia, invece, richiede l’intervento del medico: nel caso di eutanasia attiva il dottore somministra il farmaco che uccide il paziente, nel caso di quella passiva spegne i macchinari che lo tengono in vita.

L’eutanasia passiva è regolamentata dal testamento biologico di ciascun soggetto. Nessun trattamento sanitario (compreso la somministrazione del nutrimento artificiale) può essere effettuato senza il consenso del diretto interessato.

Leggi anche: Gela, maxi blitz antimafia: 70 arresti in tutta Italia