Tregua armata tra Stati Uniti e Iran

Tra odio e voglia di negoziare

Tra Iran e Stati Uniti si sta assistendo ad una vera e propria tregua armata che, nonostante le parole rassicuranti di Donald Trump e del leader iraniano che dicono di non volere la guerra. É molto fragile ed è ripetutamente violata da attacchi con i droni su obiettivi precisi dove ci sarebbero i rifugi dei terroristi da parte statunitense.

Del resto le premesse non sono buone, anzi, e dopo l’uccisione del Generale iraniano Soleimani la situazione del Medio Oriente già incandescente è diventata esplosiva, con l’Iraq che sta accogliendo una guerra per procura che rischia di mietere moltissime vittime. Il Medio Oriente è una vera e propria polveriera in cui terrorismo, guerra e paura sono all’ordine del giorno.

Aperto un vaso di Pandora

Le tensioni in Medio Oriente non sono facili da capire, restano sotto traccia per anni e poi esplodono con una forza dirompente e riportano a galla vecchi rancori e problemi che sembravano ormai accantonati. Perchè in quell’area niente viene mai dimenticato.

La tensione dell’Iran e il suo odio verso gli Stati Uniti ci sono sempre stati, e l’attacco contro il Generale Soleimani ha riportato alla luce quell’odio che continua dalla presa di ostaggi nell’Ambasciata statunitense di Teheran negli anni ’70. L’uccisione di Soleimani è stata la miccia che ha fatto ripartire tutto il rancore che covava latente.

Cosa cambia

In ogni caso sia l’Iran che gli Stati Uniti ci vanno con i piedi di piombo nello scatenare una guerra e sanno che l’uccisione di Soleimani potrebbe portare anche vantaggi. Gli Stati Uniti potrebbero finalmente convincere gli alleati europei a spendere di più per la sicurezza e potrebbero dire con orgoglio che la missione di eliminare i responsabili del terrore è finita.

L’Iran, dal canto ha perso un ottimo stratega e una figura-simbolo della lotta all’egemonia americana in Medio Oriente ma anche l’uomo che più di ogni altro costituiva un ostacolo per congelare quello status quo che metteva in sicurezza alcuni obiettivi strategici faticosamente guadagnati dall’Iran negli anni precedenti.

Anche questa volta, probabilmente, si troverà quella strada del negoziato che andrà a beneficio di tutti.