Ucraina, Stoltenberg: “Aiuti a Kiev”. Mosca: “NATO già coinvolta”

75 anni dell'Alleanza Atlantica nel segno dell'instabilità. Stoltnberg: "Aiuti all'Ucraina". Mosca risponde: alleanza già coinvolta

Un 75esimo compleanno di tensione quello della NATO, “festeggiato” dai 32 paesi membri con il segretario generale uscente Jens Stoltenberg che ha rubato la scena promettendo all’Ucraina ben 100 miliardi di dollari di aiuti militari, una sorta di fondo a lungo termine che però pare essere, più che una realtà, una flebile speranza. Soprattutto perché non tutti i paesi membri dell’Alleanza sono d’accordo (Ungheria in primis) nel sostenere Kiev in una guerra che si sta dimostrando una carneficina per i propri cittadini.

Tuttavia, Stoltenberg tira dritto e fa il punto della situazione, citando anche Donald Trump perché questo piano di sostegno è stato ideato proprio perché l’ex presidente, qualora dovesse tornare alla Casa Bianca, non prometterebbe aiuti a getto continuo. “In Ucraina la situazione resta seria e al Paese servono più munizioni e difesa aerea”. Mosca, secondo l’olandese, potrebbe avanzare nei prossimi mesi se gli aiuti non arriveranno a Kiev. Nel mentre anche il ministro della Difesa ucraina Dmitro Kuleba chiede aiuti, in particolare i missili Patrioct di produzione americana che occorrono per schermare gli attacchi russi. Secondo Kiev, Mosca avrebbe intenzione di mobilitare entro giugno altri 300mila soldati, scenario però che il Cremlino ha negato sin da subito.

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Mosca: “NATO già coinvolta in Ucraina

Di tutt’altro avviso è Mosca che nelle ultime ore ha fortificato la sua presenza e le sue conquiste lungo il fronte. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, non usa giri di parole per descrivere che la NATO è già sulla carta coinvolta nel conflitto in Ucraina. “Le relazioni tra Russia e Nato sono ormai scivolate al livello di un confronto diretto in quanto continua a muoversi verso i nostri confini”.

Per il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, invece, l’unica posizione ragionevole in questo momento è quella cinese, la cui diplomazia già diversi mesi addietro ha proposto un piano di pace per la conclusione della guerra. Per Lavrov quel piano è l’unico che “si basa sull’analisi delle cause di ciò che sta accadendo e sulla necessità di eliminare queste cause“.