Vaccini Covid, sempre più Paesi ignorano Bruxelles e se li procurano da soli

Aumentano i Paesi europei che si procurano i vaccini con trattative dirette sui mercati, la Ue ne prende atto e l'Italia deve ricuperare immediatamente terreno

Sui vaccini Covid-19 il vecchio continente è sempre più frammentato, sempre più Paesi Ue ignorano Bruxelles e se li procurano da soli, mentre l’Italia è ancora al palo, dopo essere andata burocraticamente a rimorchio per mesi dei regolamenti comunitari.

La pesante eredità del governo Conte nella gestione vaccinale

Giuseppe Conte e Domenico Arcuri sostenevano di doversi uniformare ai regolamenti europei, ma la strategia europea ha lasciato parecchio a desiderare e la Germania ha giocato una partita vaccinale tutta sua fin dall’inizio, seguita da Paesi come l’Ungheria per procurarsi dosi a tutto campo contro la pandemia.

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Di conseguenza, l’Italia ha atteso speranzosa ampie e immediate forniture di vaccino che però Pfizer e Oxford AstraZeneca hanno ridimensionato per adeguare gli impianti e anche per favorire Paesi che hanno scelto una procedura più veloce rispetto alle regole farraginose della Commissione di Ursula Von der Leyen.

In pratica, il nostro Paese ha vaccinato solo 4 milioni di cittadini e  un numero limitato di anziani, rispetto ad altri Paesi, diventando il vaso di coccio tra quelli di ferro, che hanno gestito accordi in modo più chiaro e bilaterale con le big pharma, anche accettando prezzi più alti, e giocando un ruolo da protagonisti perché, arrivare a un’immunità di massa prima degli altri, significa superare più in fretta l’emergenza sanitaria, rilanciare l’economia in anticipo sui concorrenti e assicurarsi un evidente vantaggio geopolitico.

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Aumentano i Paesi europei che bypassano l’Ema

Federico Giuliani aggiorna la situazione su Inside Over ed è chiaro che l’Ungheria non è la sola a fare trattative con la Russia per Sputnik 5 e con la Cina per Sinopharm, dato che la Repubblica Ceca si muove nella stessa direzione. Per non parlare di Serbia, Slovacchia e San Marino, altrettanto disponibili allo Sputnik, e con Belgrado che ha aperto a ventaglio a tutti i vaccini disponibili.

Di conseguenza l’Ema, Agenzia europea del farmaco, viene bypassata con crescente disinvoltura da chi ritiene le sue procedure troppo lente e inconcludenti per arginare il Sars-Cov-2 e le sue varianti che stanno ostacolando ripresa scolastica ed economica. La strategia è comune a tutti i Paesi “dissidenti” rispetto a Bruxelles, non attendere le approvazioni ufficiali dell’Ema e puntare sull’ok delle autorità regolatrici del proprio Paese, che può approvare in emergenza l’uso di altri vaccini, se rispondono agli standard di sicurezza clinica.

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Inoltre, la Russia, come ricorda il governo ceco, non ha ancora presentato domanda di approvazione all’Ema per il suo vaccino e non sembra che Mosca sia molto disposta a spalancare le porte dei suoi impianti di produzione alle autorità di Bruxelles, considerando le tensioni internazionali e la minaccia di nuove sanzioni europee, sotto l’influenza del nuovo corso politico americano, imposto da Joe Biden.

Il fronte degli outsider si allarga sempre più

Il fronte dei battitori liberi, a livello vaccinale, si è improvvisamente allargato su iniziativa del cancelliere austriaco Sebastian Kurz e del primo ministro danese Mette Frederiksen che vogliono stringere un accordo con Israele per mettere in comune le scorte dei sieri e valutare la produzione congiunta, tra Vienna, Copenaghen e Tel Aviv, di vaccini di seconda generazione, in contrasto alle varianti più pericolose.

Come se non bastasse, Vienna ha rotto gli indugi dichiarando senza mezzi termini di non poter fare più pieno affidamento sulla Ue e ha aperto un canale diretto con il presidente russo Vladimir Putin per impiegare lo Sputnik in Austria e produrre insieme i vaccini.

La giravolta europea di fronte allo sfaldamento della sua strategia

Vista la malaparata, l’Unione europea sembra fare buon viso a cattivo gioco e l’intervista all’Ansa del portavoce dell’esecutivo comunitario Eric Mamer sorprende per la giravolta a 180 gradi, rispetto al rigore centralistico delle procedure adottate nei mesi scorsi:

Gli Stati membri hanno sempre avuto la possibilità di chiudere contratti con compagnie che non rientrano nella strategia Ue. Il virus del Covid colpisce tutto il mondo, le lezioni che possiamo imparare da approcci diversi, di diverse parti del mondo, sono sempre ben accolte, poiché ci possono rafforzare.

E’ sempre bene imparare dalle pratiche di altri Paesi ed esplorare opportunità di collaborazione. Non dimentichiamoci che il virus del Covid-19 richiede una risposta globale e che le lezioni di un Paese possono essere di grande aiuto. La Commissione è sicuramente interessata ad imparare da Austria, Danimarca e Israele. Questo può aggiungere valore alla strategia dei vaccini dell’Ue”.

L’Italia al bivio

Le dichiarazioni di Mamer suonano quindi come un’aperta sconfessione delle scelte dal precedente governo italiano anche perché, ormai, sui vaccini Covid, sempre più Paesi Ue ignorano Bruxelles e se li procurano da soli, quindi il nostro Paese è un bivio: continuare a giocare di rimessa sperando che arrivi presto il nuovo siero Johnson & Johnson, e che un accordo tra Europa e Russia sblocchi anche lo Sputnik, o giocare la sua partita alla pari con gli altri partner europei e riconquistare un ruolo centrale nell’Unione.

I cambi organizzativi di Draghi nella struttura per l’emergenza possono essere un cambio di passo decisivo in questa direzione, ma il nostro Paese ha solo poche settimane di tempi supplementari e la sfida sarà quella di sfruttarli al massimo nel garantirsi, anche autonomamente, i vaccini sui mercati internazionali, per evitare l’esplosione di una crisi economica e sanitaria ancora più grave, che potrebbe annunciarsi già a cavallo tra primavera ed estate, se non ci saranno interventi immediati.

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