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Anniversario strage di capaci: lenzuolo bianco sui balconi d’Italia. Intervista alla giornalista Marilena Natale

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Bisogna istruirsi, aprire gli occhi e lasciare perdere i falsi miti. E’ inutile perdersi nei meandri della camorra sottile. Rappresenta il pericolo più grande, insieme alla criminalità ed alle intenzioni di minaccia. La camorra ha delle regole, ha un definito ordinamento giuridico, con delle condanne decisive per coloro i quali non considerano ciò che da loro è stato imposto. È organizzata e articolata sul territorio, con un business incalcolabile.

Lo Stato è responsabile della nostra incolumità. Rimettere in libertà, per motivi di salute o per problemi inerenti allo stato delle carceri, i mafiosi, ci mette agitazione, ma resta doveroso e giusto, che siano curati in modo adeguato, in linea con i principi dettati dalla Costituzione Italiana sulla dignità umana. Abbiamo paura, possiamo dirlo, apertamente, senza doverci vergognare? E siamo anche irritati, perché, alla fine, chi paga il prezzo più alto, sono proprio le persone oneste che lo Stato ha l’obbligo inevitabile di tutelare.

Oggi, Sabato 23 maggio 2020, alle ore 18.00, si esporrà un lenzuolo bianco sulla facciata del Comune di Capaci e sui balconi di tutta Italia. Alle ore 17.57, l’ora dell’esplosione delle bombe, si osserverà un minuto di silenzio, seguito dal suono delle campane, in quanto commemorare la Giornata Nazionale della Legalità, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, significa non solo omaggiare quelle morti, ma anche elogiare quelle vite che, fino all’estremo sacrificio, hanno compiuto il proprio dovere, per proteggere i valori e i principi fissati nella nostra Costituzione. L’Italia tutta, è invitata a partecipare al minuto di silenzio. Fermare per un minuto le nostre vite, significa dare un forte segnale: quello di voler fermare per sempre la mafia, anche se può sembrarci utopico.

Intervista alla giornalista Marilena Natale

Marilena Natale è una giornalista campana. Per anni ha collaborato con la Gazzetta di Caserta, ora è reporter per una televisione regionale, la PiùNews. Marilena è una cronista di strada. E’ la voce della sua gente, quella di Aversa. Un punto di riferimento energico per i “suoi casalesi“. Non quelli ordinariamente associati alla banda di Casal di Principe, ma i casalesi veri, persone oneste, che ogni giorno hanno il coraggio di dire di no alla criminalità organizzata.

Sono oltre 20 anni, che indaga su politici collusi e sulla camorra. Sui numeri dei bambini morti di tumore che vengono nascosti e sulla malasanità. Lei ora è sotto scorta. Come vive questa condizione?

Sono sotto scorta dal 10 febbraio del 2017 ed è una tragedia per me, ho scritto 365 lettere a Prefetti e Ministri, per farmi revocare la tutela, ma nessuno mi ascolta. I 4 Carabinieri che mi seguono, hanno dei figli, se la camorra deciderà di uccidermi, i 4 ragazzi si faranno uccidere per me, ed io non posso portarmi questo peso. Sono sotto scorta dopo che il capo clan Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, è stato intercettato in carcere, durante un colloquio con i figli, il quale ha mimato il segno della pistola, parlando di me.

La camorra scomparirà un giorno?

Probabilmente, io non vedrò la fine della camorra, ma almeno nel mio piccolo, ho provato a combatterla. Questo è molto meglio di tutti coloro che hanno scelto il silenzio.

Oggi, si commemora la Giornata Nazionale della Legalità. Lei ha vinto il XXIII Premio Nazionale Paolo Borsellino, premio nato per celebrare un Magistrato ucciso, perché all’epoca le Istituzioni non sono state chiare. Cosa pensa a riguardo?

Penso che la mafia prolifera dove lo Stato è manchevole, e nel 1992 “la mafia si è fatta Stato”. Ma è anche vero, che lo Stato siamo noi, e siamo noi che dobbiamo lottare per combattere e liberare la nostra Terra.

Che messaggio si sente di inviare ai giovani che leggeranno questa intervista?

Non bisogna arrendersi mai. Le mafie sono dei poteri che vogliono farsi Stato, che vogliono controllare l’intero territorio, sono una rete che intrappola le persone, sono gerarchia, rispetto di particolari regole e riti, sono manipolazioni di vite e proprio per questo, vanno combattute con tutte le nostre forze. Vanno combattute senza arrestare di un solo passo, senza farci intimorire da esse. Le associazioni criminali, si sentono potenti, perché credono di non poter essere mai fermate e noi, dicendo o anche solo pensando che non c’è nulla da fare, siamo complici del sistema. Per poterle fermare, dobbiamo combattere con tutte le nostre forze. Dobbiamo eliminare l’egoismo e i personalismi: solo così ognuno di noi, diventerà parte attiva ed onesta della nostra società. Cosi facendo non troveranno terreno fertile dove poter attecchire. Non dobbiamo mai dimenticare che lo Stato siamo noi.

Dove pensa sia insita la camorra?

Partendo dal piccolo. Le racconto una cosa. Nell’agro aversano, era storicamente presente la camorra, legata al controllo del mondo agricolo. Questo in particolare, nella zona dei Mazzoni, una zona della provincia di Caserta, situata tra i bacini del Volturno e dei Regi Lagni. La camorra agraria, nasce per imporre la sorveglianza alle aziende agricole, con la cosiddetta <<guardianìa>>, con le mediazioni nelle transazioni agricole e con le estorsioni sui mercati agricoli. L’organizzazione, con il tempo, si era gradualmente interessata all’attività edilizia, ed è diventata una holding criminale grazie alla collusione politica. Anche il fenomeno della terra dei fuochi, è il risultato della corruzione politica, amministrativa e giudiziaria. Questo, per dire a tutti i lettori, che l’informazione è fondamentale, e continuare ad informare, è uno dei pochi mezzi che abbiamo a disposizione.

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