Ci hanno detto la verità sul 2 giugno?

Corriere_repubblica_1946Come tutti abbiamo sempre studiato nei libri di storia, la Repubblica italiana è stata proclamata in seguito al primo referendum istituzionale del 2 e 3 giugno, data in cui per la prima volta anche le donne sono state chiamate a votare per decidere le sorti del proprio paese. Il referendum fu consentito da Re Umberto II, e tutti i cittadini italiani poterono votare per scegliere la futura forma di governo che avrebbe adottato l’Italia tra repubblica e monarchia; con lo stesso referendum sarebbero stati eletti i partiti componenti l’Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale. Il 54,3% della popolazione scelse la Repubblica e qui si fermano le informazioni scolastiche che troviamo nei libri di storia, dove tutti abbiamo studiato. Ma facendo una ricerca più approfondita ci si rende conto che non tutti poterono votare in quel referendum, infatti ne furono esclusi i cittadini della Venezia Giulia, della Dalmazia, dell’Alto Adige e della Libia dicendo che avrebbero votato in seguito, ma ciò non avvenne mai; al referendum non poterono votare neppure i soldati che ancora non erano rientrati in Italia dalla guerra. Il risultato di questo primo referendum scatenò molte polemiche che mettevano in dubbio la sua regolarità, a partire dal numero delle schede scrutate che fu maggiore del numero degli elettori. In sede di scrutinio, quando sembrava già tutto deciso, partono i primi telegrammi privati: il Presidente del Consiglio de Gasperi aveva scritto al Ministro della Real Casa Falcone Lucifero di temere la vittoria della monarchia e l’Arma dei Carabinieri comunica a Pio XII che la monarchia si avvicina a vincere. Ma improvvisamente, nella notte tra il 4 ed il 5 giugno, la situazione si capovolse con l’arrivo di altri voti che decretarono definitivamente la vittoria della Repubblica. In seguito furono presentati migliaia di ricorsi sulle varie irregolarità avvenute nelle sezioni elettorali e durante gli scrutini, ma non sono mai stati presi in considerazione, la stampa decretò a gran voce la vincita della repubblica senza mai smentire né parlare di eventuali brogli e nella notte tra il 12 ed il 13 giugno Alcide de Gasperi venne nominato capo provvisorio dello stato. Umberto II, che da poco era abdicato a Vittorio Emanuele III, non riconobbe questo risultato come definitivo (molti elettori ancora dovevano votare) e non trovò neppure il sostegno di alleati come gli Stati Uniti per fare chiarezza su quello che realmente il popolo voleva così, ritrovandosi solo e sentendosi sopraffatto, partì in esilio con la famiglia in Portogallo per evitare un’altra guerra civile (erano già scoppiate gravi rivolte in molte città italiane a causa dei brogli elettorali).

Umberto II, nel suo addio al Regno d’Italia, emette un proclama accusando il governo “di aver in spregio le leggi ed il potere sovrano e indipendente della magistratura, compiuto un gesto rivoluzionario assumendo con atto arbitrario e unilaterale poteri che non gli spettano e mi ha posto nell’alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire violenza. Mentre il paese da poco uscito da una tragica guerra vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo  hanno prestato e vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome dell’Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.”
Il 18 giugno il Presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano legge ufficialmente i risultati del referendum, senza proclamare la vittoria di nessuna delle due fazioni: 12.718.641 voti per la repubblica e 10.718.502 voti per la monarchia; non sono state considerate le schede nulle e bianche, che erano 1.498.136. Al termine Giuseppe Pagano afferma: “In altra seduta questa Corte darà conto dei reclami nel frattempo pervenuti”. Tutte le schede scrutinate sono state prontamente bruciate ed ancora oggi non è mai stata proclamata la Repubblica in cui viviamo né sono stati chiariti tutti quei lati oscuri che ne hanno decretato la nascita. Si tende troppo spesso a far dimenticare i lati oscuri di quello che ci è accaduto, ma se non si fa chiarezza dall’inizio non si riuscirà mai ad avere le risposte che da ormai 69 anni i cittadini italiani hanno il diritto di avere.

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