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Coronavirus: 116 Paesi chiedono la commissione d’inchiesta all’Oms

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Il coronavirus provoca lutti e disastri economici da mesi e adesso 116 Paesi vogliono vederci chiaro, appoggiando la richiesta di Unione europea e Australia di avviare una commissione d’inchiesta all’Oms, anche se i paletti non mancheranno.

116 Paesi puntano alla commissione d’inchiesta sul coronavirus mobilitandosi all’Oms

Il terreno di scontro non poteva essere che la 73ma assemblea generale dell’organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra che si sta svolgendo in una situazione inedita: i lavori di tre settimane concentrati in due soli giorni di videoconferenze, per ragioni di sicurezza sanitaria, e il tema centrale del Covid-19 a tenere banco nel dibattito.

Il clima non è certo dei più distesi e la Cina si sente l’imputato di turno, dopo il fuoco di fila del presidente Donald Trump che si dichiara amico di Xi Jinping, anche se ha dichiarato di non volergli parlare, almeno finché non si capirà meglio se davvero il virus è uscito da un laboratorio di Wuhan, come il Tycoon ha più volte sostenuto.

L’alternativa è che si tratti di un virus di origine animale ma, anche in questo caso, politici e e virologi di mezzo mondo alimentano il sospetto che la Cina abbia volutamente nascosto informazioni vitali tra inizio dicembre e il 20 gennaio e abbia descritto la situazione a Wuhan in modo non veritiero.

La velocità di diffusione del virus ha spiazzato tanto l’Europa quanto gli Stati Uniti: centinaia di migliaia di morti ed economie in lockdown, alimentano l’accusa al Paese del Dragone di non aver cooperato a sufficienza, impedendo al resto del mondo di fronteggiare l’epidemia in modo più efficace e coordinato.

La commissione d’inchiesta e il ruolo dell’Oms

L’iniziativa di Unione europea e Australia ha ottenuto il consenso di altri Paesi e, attualmente, ci sono 116 nazioni disposte a fare chiarezza, non appena l’emergenza sanitaria lo permetterà. Il problema è comunque giuridico perché le adesioni raccolte tra i membri dell’Assemblea dell’Oms, non raggiungono la maggioranza di due terzi su 194 membri per approvare il progetto di risoluzione.

Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus si è quindi trovato in una posizione delicata, sia per le critiche sulla proclamazione di pandemia l’11 marzo quando ormai il Covid-19 dilagava, sia per la sua militanza giovanile nel Fronte Popolare di Liberazione del Tigré, il partito etiope di ispirazione marxista e socialista, finanziato largamente da Pechino, che esercita anche una crescente influenza economica sul Paese africano.

L’Oms si trova quindi in un delicato equilibrismo diplomatico tra le parti, cercando anche una mediazione con gli Stati Uniti che hanno minacciato d’interrompere i finanziamenti, accusando l’organizzazione di aver coperto le reticenze cinesi nella fase iniziale dell’epidemia.

Inoltre, i vertici dell’organizzazione sono stati parecchio ondivaghi: all’inizio consideravano il Covid-19 poco aggressivo e persino più leggero della comune influenza, salvo poi farsi spiazzare dalla sua aggressività, dichiarare l’emergenza sanitaria globale il 30 gennaio e poi attendere ancora quasi un mese e mezzo prima di considerarla una vera pandemia.

In ogni caso, La mancata richiesta della commissione da parte della maggioranza qualificata dei due terzi ha permesso a Ghebreyesus di trovare un formula di compromesso: “Farò partire un’indagine indipendente a tempo opportuno“.  

La reazione di Pechino

Xi Jinping ha colto al volo l’invito di Ghebreyesus a prendere la parola in videoconferenza per difendere la posizione cinese sotto attacco e ha offerto il via libera all’inchiesta indipendente, ma non senza condizioni:

  • La Cina appoggia l’indagine sulle origine del coronavirus che dovrà partire quando l’epidemia sarà sotto controllo
  • Pechino non ha certo steso tappeti rossi a Taiwan, che continua a considerare separatista e illegittimo, e il governo di Taipei, che non ha partecipato all’assemblea, ha accusato la Cina di “bullismo”
  • Il nodo di Taiwan è quindi un ulteriore motivo di frizione con gli Stati Uniti dato che l’8 maggio scorso, i leader della commissione Affari Esteri del Congresso avevano inviato una lettera a 55 Paesi, Italia compresa, per favorire la partecipazione di Taiwan all’Assemblea.

Xi Jinping, da parte sua, ha cercato di rovesciare le critiche difendendo in tutti i modi il suo operato durante l’emergenza: “La Cina è a favore di un’inchiesta sul coronavirus dopo aver controllato l’epidemia… Abbiamo informato l’Oms in modo tempestivo e appropriato

Il segretario generale del partito comunista cinese ha quindi sottolineato che il suo Paese ha assistito chi ne avevano bisogno, sostenendo il ruolo guida dell’Oms nella lotta globale alla pandemia, supportando la cooperazione internazionale e adoperandosi per salvare vite.

La Posizione dell’Oms rispetto alla commissione d’inchiesta

Germania, Francia e molti dei Paesi sostenitori dell’inchiesta indipendente, non hanno condiviso la linea aggressiva e diretta di Trump, ma questo non  significa rinunciare a fare chiarezza sulle origine e la gestione di una pandemia disastrosa.

Il rischio per la Cina  riguarda i contraccolpi politici, anche perché l’indagine indipendente ha messo un punto fermo: “Identificare la fonte zoonotica del virus e l’introduzione nella popolazione umana, incluso il possibile ruolo di ospiti intermedi, anche attraverso sforzi come missioni sul campo scientifiche e collaborative “.

Questo significa verificare se il virus si è davvero evoluto naturalmente, facendo poi il salto di specie, ma facendo controlli anche a Wuhan e nella provincia dell’Hubei, per stabilire come sono andate realmente le cose, purché ci sia la piena collaborazione di Pechino.

Ghebreyesus ha quindi accettato l’idea della commissione, anche se a data da destinarsi, ma ha recepito la richiesta dei Paesi sostenitori: ” Accogliamo con favore il progetto di risoluzione per una inchiesta indipendente, che deve tener conto di tutte le risposte forniteIl nostro peggior fallimento sarebbe non imparare da questa esperienza da cui il mondo uscirà cambiato per sempre”.

La contromossa cinese e la diffidenza internazionale

Xi Jinping cerca di uscire dall’impasse con un’azione di contropiede perché ha promesso che la Cina stanzierà due miliardi di dollari per contrastare Covid-19 e, non appena scoperto il vaccino: “La Cina lo metterà a disposizione di tutti facendolo diventare un bene pubblico globale“.

La reazione internazionale è però improntata a diffidenza verso il governo cinese e il suo attivismo nel volgere l’emergenza a proprio favore, considerando che la corsa al vaccino può favorire la capacità del Dragone di espandere la sua sfera d’influenza economica scientifica e tecnologica, mentre la commissione d’inchiesta sulle eventuali responsabilità di Pechino non avrà vita facile e, al momento, segna il passo.

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