Gallant contraddice Netanyahu: nessuna data per invasione di Rafah

Il ministro della Difesa al segretario Austin non parla di una data precisa dell'invasione della città dell'estremo sud della Striscia

Che il governo israeliano sia in netta difficoltà sul piano della comunicazione, è un dato di fatto che affiora impetuosamente dalle parole del ministro della Difesa Yoav Gallant. In un discussione avuto col suo omologo statunitense Lloyd Austin ha affermato che la data presunta tirata fuori da Netanyahu per una invasione di terra di Rafah non esiste ancora. Invasione che Washington definisce come deleteria e che, a detta del Segretario di stato Antony Blinken, non è stata ancora notificata dagli Stati Uniti. Per Gallant l’operazione a Rafah dovrebbe essere impostata solo dopo aver definito diversi punti importanti, tra cui l’evacuazione dei civili che in precedenza vivevano nel nord della Striscia.

Ma l’intransigenza di Netanyahu appare palese e contraddice persino uno dei suoi fedeli alleati al governo: invadere Rafah, nella testa del premier israeliano, equivarrebbe a dare una spallata ad Hamas che opererebbe in loco tramite diversi battaglioni, i più preparati secondo Israele. Da qui la decisione di togliere quasi tutte le truppe dal nord della Striscia di Gaza, in modo da convogliarle a sud. A tal proposito Israele starebbe acquistando oltre 40mila tende, riferiscono i media internazionali. Non si conoscono i motivi di questo acquisto visto che la popolazione civile ivi residente ammonta a 1,5 milioni di persone.

- Advertisement -

Iran, Khamenei condanna Israele. Tel Aviv: risponderemo se attaccati

Sul fronte iraniano la partita è molto più complessa, in divenire. Di certo le parole della Guida Suprema iraniana l’ayatollah Ali Khamenei confermano che per Teheran l’attacco contro un edificio diplomatico a Damasco, in Siria, dove è stato ucciso un generale delle Guardie Rivoluzionarie, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Khamenei ha parlato in occasione della festività di fine Ramadan, l’Eid al-Fitr, e non ha risparmiato nemmeno l’Occidente. “Quando attaccano il nostro consolato, è come se avessero attaccato il nostro suolo. Il regime maligno ha commesso un errore su questa materia, e deve essere punito e sarà punito“, ha detto l’ayatollah.

Per le rime ha risposto subito Israel Katz, ministro degli esteri di Israele, sia in inglese che in persiano, taggando tra l’altro il profilo ufficiale della guida iraniana: “Se l’Iran attacca dal proprio territorio, Israele risponderà e attaccherà in Iran“.