La lente

Gestione Covid-19: una sequenza d’errori

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Ormai, il sentore generale è quello che la pandemia stia vivendo i suoi ultimi mesi e l’attenzione di tutti, dai capi di Stato alle famiglie, si è spostata al giorno in cui il motore dell’economia sarà riacceso a scongiurare disoccupazione e povertà. È quindi giunto il momento di fare dei bilanci, di ripercorrere le tappe di un fenomeno mondiale imprevisto, che resterà nella storia dell’Uomo tra i più tragici.

L’inizio

A Wuhan, nel mese di dicembre esplode una epidemia di polmonite e i laboratori cinesi sequenziano il genoma del nuovo virus: appartiene alla famiglia dei coronavirus. Nonostante la rapida diffusione dell’epidemia e il numero dei decessi, che possiamo solo supporre, le autorità sanitarie ordinano che i risultati non siano diffusi e l’informazione, in un primo momento presente sul web, sparisce d’improvviso e solo ora ne abbiamo notizia grazie ad un archivio online (archive.today). Intercorre uno spazio di tempo inaccettabile, due settimane, prima che il governo cinesi informi il mondo di ciò che sta accadendo, mentre sul web iniziano a circolare video di persone che cadono per strada come morte, giudicati fake news, scherzi goliardici di buontemponi orientali in cerca di like.

Il Direttore Generale dell’OMS si complimenta per la trasparenza

Quando finalmente la Cina si decide a fornire i dati sul genoma del nuovo virus, il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non stigmatizza Pechino per una scelta che ha posto in pericolo l’intera comunità; sorprendendo tutti, si complimenta con il governo cinese per la trasparenza affermando: “La rapidità con cui la Cina ha scoperto il focolaio, ha isolato il virus, ha sequenziato il genoma e lo ha condiviso con l’OMS e il mondo, è impressionante“.

Leggi anche: Chi ha isolato il coronavirus per primo in Europa? Lo Spallanzani o l’Istituto Pasteur?

Qualcuno tenta d’avvertire il mondo

Il primo gennaio, i medici di Wuhan hanno tentato d’avvertire il mondo sulla reale pericolosità del nuovo coronavirus, che non si trasmette solo da animale a uomo, ma anche da uomo a uomo e non è una semplice influenza più aggressiva, che provoca morti solo tra le persone anziane e con altre patologie pregresse. Tra questi, il dottor Li Wenliang che viene arrestato per aver diffuso il panico tra la popolazione e morirà, a trentadue anni, proprio di Covid-19. Il caso diventerà di dominio pubblico anche oltre i confini della Cina e costringerà il governo comunista a dichiararlo, in seguito, martire ed eroe nazionale.

Anche Taiwan prova ad avvertire l’OMS del pericolo

Intanto, l’epidemia si è diffusa a Taiwan e anche il governo delle isole Formosa, Penghu, Kinmen e Matsu provano ad avvertire l’OMS del pericolo si sta diffondendo:
Il 14 gennaio, il Direttore Generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, appoggia la teoria cinese di un focolaio epidemiologico dovuto solo allo stretto contatto tra persone e animali. Lo fa con un tweet rassicirante: “Preliminary investigations conducted by the Chinese authorities have found NO CLEAR EVIDENCE OF HUMAN-TO-HUMAN TRANSMISSION OF THE NOVEL CORONAVIRUS IDENTIFIED WUHAN, CHINA“. Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’Organizzazione mondiale della sanità conferma le parole del Direttore: “È molto chiaro, al momento, che non c’è trasmissione tra gli umani“.

Pechino si oppone a dichiarare l’emergenza sanitaria

Il 23 gennaio il Comitato d’Emergenza dell’OMS si riunisce per discutere se dichiarare il Covid-19 “Emergenza Sanitaria Globale” per dare tempo agli Stati non ancora colpiti dall’epidemia di prepararsi a contrastare il coronavirus. Sono già trascorsi quasi due mesi, da quando si è acceso il focolaio a Wuhan. I delegati di Pechino si oppongono e il Direttore Generale dell’OMS decide d’incontrare il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Prima di diventare il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus era ministro della salute pubblica in Etiopia il cui partner commerciale principale è proprio la Cina. Il governo cinese è il suo maggior supporter per l’elezione a Direttore Generale dell’OMS e il 25 maggio del 2017 ripaga immediatamente i suoi sponsor riaffermando il principio tanto caro al Partito Comunista cinese: “One China“: Taiwan, gli studenti di Hong Kong e il “Movimento degli ombrelli” possono salutare il loro sogno di maggiore libertà. Questa posizione di Tedros Adhanom Ghebreyesus conferma il negare a Taiwan la possibilità d’entrare nell’OMS come Stato indipendente.

Tedros Adhanom Ghebreyesus elogia ancora il governo cinese

Il 28 gennaio, quindi, il Direttore Generale dell’OMS vola a Pechino e dopo ufficiali strette di mano elogia la trasparenza cinese e afferma: “Elogerò la Cina ancora e ancora!“. E prosegue, nonostante i 60 milioni di persone in quarantena che consiglierebbero prudenza a chiunque: “Non sono necessarie misure che interferiscano con i viaggi e il commercio internazionale“.

L’OMS dichiara l’emergenza sanitaria

Finalmente, il 30 gennaio l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria con il contagio che ha già colpito 19 Paesi e infettato oltre 8 mila persone, se dobbiamo credere ai numeri forniti dal governo cinese.

La nota della rivista “Lancet”

Il 31 gennaio la nota rivista medica “Lancet” pubblica il rapporto redatto da tre medici di Hong Kong, i professori Joseph T Wu, Kathy Leung e Gabriel M Leung, dichiarano che il virus si replica in modo esponenziale e accusano la Cina d’aver nascosto il numero reale dei suoi contagi e morti per Covid-19. Spiegano che, sicuramente, nei dati forniti sul contagio non sono inclusi gli asintomatici, come sarebbe previsto dalla definizione dell’OMS. La denuncia non è presa in considerazione, spiegata quale azione politica di Taiwan, e la dichiarazione ufficiale dell’OMS sostiene che l’infezione asintomatica sembra essere rara e “non appare quale fattore trainante della trasmissione“. Alcuni medici dissidenti, invece, confermano che su tre pazienti infettati, almeno uno è silente e cioè non presenta uno stato febbrile evidente. Questo elemento è ciò che porterà la pandemia a diffondersi rapidamente nel mondo e a causare migliaia di vittime che avrebbero potuto essere evitate. Tutti gli Stati decidono di cercare solo persone con i sintomi, specificatamente che presentino una temperatura corporea superiore a 37,5 gradi e provengano dall’Oriente, dalla zona di Wuhan. Sempre il 31 gennaio, l’OMS pubblica la linea guida affermando che sono casi sospetti di Covid-19 i pazienti che: “Presentino una acuta infezione respiratoria con un viaggio o una residenza in Cina nei precedenti 14 giorni“.

Il Covid-19 raggiunge l’Italia

Il 21 febbraio si scoprono i primi casi d’infezione in Lombardia e si sceglie di seguire le indicazioni dell’OMS e cioè non sono cercati i casi asintomatici. Durante la giornaliera conferenza stampa della Protezione civile, il consulente dell’OMS Walter Ricciardi chiarisce che “I tamponi vanno fatti solo ai soggetti sintomatici, quindi che hanno tosse, starnuti, febbre e che sono stati in determinate zone che sono sospette d’avere il contagio“. Il 26 febbraio, il Direttore del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli alla Protezione Civile conferma che “da oggi i tamponi verranno eseguiti solo sui soggetti sintomatici. I tamponi effettuati finora hanno dato nel 95% dei casi esito negativo, confermando che il rischio contagio è elevato nei soggetti sintomatici, mentre è marcatamente più basso nei soggetti asintomatici“.

Il Veneto segue una strada diversa

Il Veneto presta attenzione ad una valutazione diversa, quella del dottor Andrea Crisanti che afferma: “Gli asintomatici sono una fonte importante di contagio e vanno identificati“. Non bisogna, quindi, aspettare i pazienti al Pronto Soccorso, ma diventare “cacciatori di virus”. “Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – prosegue il medico – erano fondamentalmente sbagliate e sono responsabili della situazione in cui siamo. È strano che, nonostante gli studi che hanno fatto, i cinesi non si siano resi conto dell’enormità della percentuale di asintomatici. Prima o poi verrà chiesto ai cinesi perché non se ne sono accorti o perché non l’hanno detto al mondo”.

L’OMS annuncia la pandemia mondiale

L’11 marzo, l’OMS annuncia la pandemia quando il contagio ha ormai raggiunto 114 Stati.
Il 16 marzo, la rivista scientifica americana “Science” afferma che gli asintomatici sono stati la causa del 79% di casi d’infezione documentata. E così, l’OMS inverte finalmente la rotta e raccomanda con forza i test per tutti i contatti di una persona infetta, che sia sintomatica o asintomatica e la responsabile tecnico per il coronavirus dell’OMS Maria Van Kerkhove dichiara in conferenza stampa: “La nostra definizione di caso infetto include anche gli asintomatici. Dalla Cina sappiamo che il 75 % dei casi asintomatici, in seguito hanno sviluppato dei sintomi”. È la dimostrazione evidente che il governo cinese continua a diffondere con il contagocce le informazioni necessarie e fondamentali per contrastare il virus. Ma in Italia si plaude per l’invio di 15 medici da Pechino e qualche pallet di mascherine.

Trump blocca i fondi all’OMS

Alla luce di tutte questi evidenti errori di valutazione, forse non del tutto innocenti, il 15 aprile il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump blocca i fondi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità e dichiara in conferenza stampa: “L’OMS ha fallito il suo compito primario e deve risponderne. La deferenza dell’OMS alla Cina ha legittimato posizioni minimizzanti, facendo perdere settimane preziose nella lotta al virus“. Ma questa dichiarazione di Trump è ridicolizzata da alcuni o ridotta alle mosse statunitensi nella lotta commerciale tra le due superpotenze.

Oggi, 26 aprile, i casi confermati nel mondo sono 2.912.421 con 203.432 decessi.

Massimo Carpegna

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