Il generale Figliuolo lancia il piano militare anti Covid-19: 600mila dosi al giorno

Il generale Figliolo si mette all'opera in coordinamento stretto con la protezione civile per rivoluzionare la strategia vaccinale

Dopo la sua recentissima nomina a commissario, il generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo lancia il piano militare anti Covid-19, in sinergia con la protezione civile e la supervisione di Mario Draghi, rivedendo l’intera struttura organizzativa e la catena di comando.

Scatta l’operazione vaccini mentre risalgono i contagi

Il generale Figliuolo è già all’opera con il puntiglio tipico dell’ufficiale di artiglieria alpina che non vuole lasciare niente al caso, considerando anche la sua esperienza a capo della logistica dell’esercito. Il problema non riguarda solo l’approvvigionamento dei vaccini, ma su come somministrarli velocemente a milioni di italiani, dato che siamo di nuovo alle prese con la recrudescenza della pandemia, le relative varianti e l’aumento di contagi e ricoveri in varie regioni.

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Il parere di molti clinici, compreso il professor Bassetti di Genova, è quello di sparare a raffica la prima dose a più persone possibili, per evitare il rischio di darne due a una minoranza di italiani e, in ogni caso, serve una robusta struttura logistica per procedere con la massima efficienza.

La sinergia tra forze armate e protezione civile

Secondo la ricostruzione di Stefano Zurlo del Giornale, tutto si basa sull’intesa professionale tra il commissario straordinario all’emergenza Covid, generale Figliuolo, e Fabrizio Curcio, nuovo responsabile della protezione civile, considerando che le forze armate sono anche una struttura operativa della protezione civile e i due responsabili sono già abituati ad affrontare insieme calamità di vario tipo.

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La Protezione civile schiera trecentomila volontari ai quali si affiancano migliaia di militari all’interno di una catena di comando che sarà più snella della farraginosa struttura del super commissario Domenico Arcuri, spesso in contrasto con 21 piani regionali sanitari diversi, che dovranno essere armonizzati, in collaborazione con i governatori.

Il piano militare del generale Figliuolo

Tramontate le primule arcuriane, con costi che superavano 400mila euro a postazione, si punta ora a tutto quello che già esiste e attende solo di essere messo in efficienza per la distribuzione dei vaccini, superando tutte le lentezze e le indecisioni che hanno contraddistinto la gestione precedente:

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  • 200 postazioni già operative dove si effettuano i tamponi agli automobilisti possono riconvertirsi, con lo stesso principio del servizio drive through, in aree di vaccinazione
  • 1.500 centri vaccinali esistono già sulla carta, ma vanno riorganizzati. Il generale Figliuolo punta al massimo sfruttamento del demanio dello Stato, composto da caserme, palazzetti dello sport, stazioni ed aeroporti
  • Alcune strutture dell’esercito sono già riconvertite e operative, come la cittadella militare di Baggio a Milano, che somministra già 1.300 dosi al giorno, ma il servizio può essere potenziato
  • 23 infermerie militari di presidio e tre ospedali da campo saranno valori aggiunti.

L’esercito è inoltre responsabile del centro di stoccaggio vaccini a Pratica di Mare, vicino Roma, da cui le dosi partono poi per le varie località italiane. E’ evidente che ci sarebbe un grande “vantaggio strategico” istituendo un nuovo hub al Nord per intercettare parte delle forniture e distribuirle più velocemente, evitando percorsi più macchinosi, ed è un aspetto imprescindibile per un esperto di logistica come Figliuolo.

600mila dosi al giorno: l’ambizioso obiettivo del piano vaccinale

L’Italia è molto indietro sulla somministrazione di vaccini e, a fine febbraio, non superava la 120mila dosi giornaliere. Quadruplicarle per ricuperare il tempo perduto è un progetto molto ambizioso e condizionato dalla carenza di dosi che il nostro Paese fatica a procurarsi, ma questa è un’ulteriore sfida da risolvere in fretta, sia in sede Ue, sia con trattative dirette tra governo e big pharma.

In ogni caso, è probabile che Figliuolo e Curcio stiano studiando una precisa ripartizione dei compiti fra i trecentomila volontari della protezione civile e 1.700 militari che dipendono dal comando operativo interforze, partendo dal trasporto, protezione e distribuzione vaccini,  per mettere a regime, in pochi mesi, le vaccinazioni a un ritmo di 500-600mila al giorno.

Rete capillare e velocità di vaccinazione

Oltre a protezione civile e forze armate, anche le strutture sanitarie e Asl saranno ovviamente in partita per garantire una distribuzione più capillare possibile, ma all’esercito dovrebbe spettare anche il compito di vigilare sulle strutture preposte alla vaccinazione, che lavoreranno da mattina a sera per smaltire i flussi più velocemente.

A questo riguardo, il giornalista Luca Sablone cita l’inchiesta del Messaggero sul centro ospedaliero militare di Baggio dove la procedura è rapidissima, perché basta l’autocertificazione, l’accesso all’ambulatorio-tenda e attesa non superiore a 5 minuti per la vaccinazione.

Metodo di lavoro e collaborazione con i ministeri

Il generale Figliuolo lancia quindi il piano militare anti Covid-19 e la collaborazione tra esercito, protezione civile, Asl e ospedali è solo una parte dei compiti che attendono il nuovo commissario. Oltre alla logistica delle risorse, da organizzare su modello militare, il generale Figliuolo dovrà redistribuire alcune competenze per evitare l’accentramento del modello Arcuri e garantire il suo coordinamento costante in un clima più definito e costruttivo.

Si prevedono quindi contatti frequenti non solo con i ministri della difesa e dell’interno, ma anche con il ministero degli Affari regionali di Maria Stella Gelmini e la partecipazione del militare al tavolo dei vaccini promosso dallo sviluppo Economico, su iniziativa del nuovo titolare, Giancarlo Giorgetti, per garantire un confronto più costante tra la struttura commissariale e le forze politiche che sostengono il governo Draghi.

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