Interviste
Intervista a Giovanni Menicocci per il romanzo John e Marilyn. La fragilità degli dei

Nel tuo romanzo hai messo in scena una delle storie d’amore che più ha colpito l’immaginario collettivo nell’ultimo secolo. Come mai questa scelta?
Mi attraeva il fatto che due dei personaggi più influenti del ‘900 si siano incontrati e abbiano dato vita a una storia indimenticabile. Di questo affaire si conosce ben poco. Intorno a loro si era creato un gossip quasi aleatorio, non fondato su fatti concreti. Così ho pensato di inventare una storia sul loro rapporto: seppur siano persone di successo, quando si frequentano diventano adolescenti, vivono un sentimento ribelle che nessuno può scalfire. Sono come tutti: lottano per ciò cui tengono davvero. L’idea del romanzo nacque anni fa, mentre stavo studiando il periodo di John F. Kennedy vidi su una rivista la foto di Marilyn Monroe. Le due immagini si sovrapposero.
Qual è il carattere di personaggio di John F. Kennedy, nel tuo romanzo?
John F. Kennedy è stato appena eletto presidente degli Stati Uniti. Giovane e ambizioso, vuole dare una svolta alla politica della nazione: si avvicina al popolo, lotta per i diritti dei neri e si batte per il disarmo nucleare. Ma proprio per la sua carica innovativa è un personaggio pericoloso, e molti non cercano che una scusa per affossarlo. Kennedy lo sa, ma ogni cautela viene meno quando la sua vita è sconvolta dall’incontro con la più conturbante attrice di Hollywood: Marilyn Monroe.
La relazione, nel romanzo inizia per caso
Sì. Una relazione iniziata quasi per gioco si trasforma presto in una storia seria e passionale, che né gli intrighi politici né le lotte di potere riescono ad arginare. Tuttavia, presto lo scandaloso segreto viene a galla; John e Marilyn dovranno lottare per ciò cui tengono davvero, mentre il mito del presidente e dell’attrice si avvia a diventare leggenda.
Il libro cita moltissimi eventi e personaggi della società americana degli anni Sessanta. Quanto ti sei documentato?
Questo è stato l’aspetto più complesso da affrontare. Ho dovuto imbastire la finzione con dettagli assolutamente precisi sui vari eventi storici, per restituire al lettore il colore con cui si erano svolti. Ho studiato documenti della CIA, dell’FBI e interni alla Casa Bianca. E in emeroteca ho analizzato i giornali dell’epoca che raccontavano i due personaggi. Sono riuscito a scoprire un dettaglio inedito della vicenda, di cui finora nessuno si è mai accorto, e che è presente alla fine del libro.
Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura?
Dapprima come sceneggiatore. Poi come giornalista, sono il direttore di una testata online, Mauxa.com. Quindi sono passato alla scrittura di un romanzo. In realtà la trama del romanzo nacque anni fa, come progetto per un film. Solo che per i produttori era troppo costoso, realizzare scene che ritraessero la Casa Bianca, New York. Così ho scritto un romanzo.
Informazioni sui titoli concorrenti. A quali libri ti sei ispirato?
Il target di riferimento è quello dei libri storico-sentimentale con atmosfere di spionaggio: i romanzi di Nicholas Sparks (Come un uragano) per l’aspetto romantico. Quelli di James Ellroy per lo sfondo noir: American Tabloid ad esempio racconta la vicenda di John Fitzgerald Kennedy, della sua ascesa al potere e della sua morte dall’interno, in modo spietato, senza compromessi. Absolute Power di David Baldacci è un romanzo che è ambientato nella Casa Bianca, e poi Clint Eastwood vi ha tratto il film del 1997.
Tutti conosciamo il lato pubblico dei tuoi protagonisti, ma come sei riuscito invece a ricreare la loro personalità e la loro interiorità?
Ho inventato un carattere per entrambi, espressione di desideri nascosti. John F. Kennedy partecipa alla guerra, Marilyn proviene da un’infanzia difficile. Da lì ho immaginato come questo vissuto li abbia segnati. Quando s’incontrano però, il loro passato svanisce. Vogliono solo amarsi, vivere la passione. Nonostante ci siano difficoltà che si frappongono, soprattutto quelle politiche: infatti la presidenza degli Stati Uniti è in pericolo.
Il tuo libro restituisce un’immagine della politica americana in cui molte delle scelte principali sono prese dietro le quinte. Credi che sia ancora così?
Sì, le recenti elezioni americane ci mostrano un aspetto pubblico che è continuamente plasmato da quello privato. Per esempio Donald Trump ha tentennato a lasciare lo Studio Ovale, a seguito di alcuni consigli nati dietro le quinte, in seno a collaboratori e parenti. Il nuovo presidente, Joe Biden, pur avendo un’immagine pubblica ha scritto un libro in cui racconta che – dietro le quinte – è stata la morte del figlio a spronarlo. John F. Kennedy prendeva delle decisioni grazie anche all’aiuto del fratello, nominato Ministro della Giustizia: fino a quando non è arrivata Marilyn Monroe.









