Interviste
Intervista all’ex pugile Patrizio Oliva. Carriera e curiosità

Classe 1957, Patrizio Oliva nasce a Napoli, nel quartiere popolare di Poggioreale. Rappresenta la storia del pugilato italiano. Nella prima fase della sua carriera raccoglie innumerevoli titoli prestigiosi, fino ad arrivare, nel 1980, alla conquista dell’Oro Olimpico a Mosca, nella categoria Superleggeri. Una volta ritiratosi dall’attività agonistica, è rimasto nel mondo della boxe, facendone anche una sorta di terapia sociale.
Signor Oliva, quali sono gli ingredienti fondamentali della Sua vita?
Gli ingredienti principali della mia vita sono la passione, i sogni, il superamento dei miei limiti, la sfida quotidiana con me stesso, e soprattutto, il non ostacolare mai il cambiamento, fondamentale per crescere e maturare.
Parla di superamento dei limiti, come ingrediente fondamentale delle Sua vita. Cosa intende con questa affermazione?
Quando parlo di superamento dei limiti, mi viene in mente la mia infanzia. Fin da bambino ero facilissimo, non potevo fare boxe con un fisico come il mio. Eppure non è stata la mia magrezza a farmi demordere; piuttosto è stato il mio trampolino di lancio. Ho cominciato ad usare l’intelligenza, la velocità, la mobilità delle gambe ed a fortificare e costruire il mio fisico. A ridosso della carriera professionistica, subì un grave infortunio alla mano destra, tutti i medici consultati in Europa mi avevano detto di appendere i guantoni al chiodo. Non mi sono arreso, mi sono allenato con un braccio solo ed il 15 marzo del 1986, a Montecarlo, diventai campione del mondo. Non bisogna mai demordere. Quello che poteva sembrare un limite, ha consentitomi di crescere e migliorare.
La sua vita sul ring, in che modo è nata e conseguentemente si è sviluppata?
È nata con tanta fatica e tanti rischi, ma con grande felicità, perchè quel ring mi ha reso campione, ma soprattutto mi ha reso uomo, insegnandomi a saper lottare nella vita.
Molte sono le sue iniziative nel sociale per aiutare i più bisognosi. Iniziative che la distinguono per grandi doti di umanità, rispetto a tante altre figure famose di spicco. Quanto c’è di Suo, della sua vita, in questi grandi progetti?
Venendo da un’infanzia disastrata, dalle macerie della vita, conosco le difficoltà, le ho toccato con mano. Proprio per questo, mi prodico molto per i giovani, cercando di far capire loro l’importanza di studiare e fare sport. Ritengo questi due pilastri della società importanti per la loro crescita. Studiare ti amplia la visione della vita, fare sport ti salvaguarda la salute e ti educa ad uno stile di vita migliore attraverso i suoi valori, come il rispetto delle regole, la tolleranza, lo spirito di gruppo, la solidarietà ed il rispetto dell’avversario, che tradotti in senso civico, non sono altro che il rispetto delle leggi, dell’ambiente e dell’essere umano. Un bravo sportivo sarà anche un ottimo cittadino.
In che modo cerca di allontanare dalla malavita, i giovani di oggi?
Facendo capire loro che quella è una vita in cui si perde, in cui non si vince assolutamente nulla. È una strada che ti fa diventare schiavo di qualcuno, di un sistema dalla quale è poi difficile uscire. È una vita in cui si rischia per se stessi e per i propri familiari: la criminalità non fa sconti a nessuno. All’inizio per condurti sulle loro strade, ti mostrano la luna, ma poi sei finito, non potrai più sottratti ad un loro ordine. Questo è quello che provo ad insegnare loro, anche se non sempre è facile. Lo sport è una ricchezza dell’intero territorio, un fenomeno sociale, non solo agonistico. Proprio per questo, rappresenta un’opportunità per realizzare un dialogo tra persone svantaggiate, in questo caso, ed enti locali. Provo ad insegnare loro la legalità, in un territorio dove l’illegalità potrebbe essere la strada più comoda.
Quali insegnamenti lascia la boxe?
Sono molti, ed elencarli tutto potrebbe risultare sterile e poco proficuo per i lettori. Sicuramente insegna che nella vita nessuno ti regala niente e se vuoi ottenere qualcosa devi faticare, sudare, fare dei sacrifici: le cose facili possono inizialmente attirare, ma hanno sempre degli inganni. In merito a questo vi lascio questa massima “Dio dona il proprio cibo a tutti gli uccelli, ma non glielo mette nel nido“.
Sicuramente lei avrà compreso lo smarrimento degli atleti in merito al rinvio dei giochi di Tokyo al. 2021. Lei cosa ne pensa a riguardo?
Penso sia giusto. Meglio una Olimpiade o salvare la nostra vita? Il virus è ancora attivo, siamo sempre in pericolo. Una Olimpiade è un evento importantissimo, ma che coinvolge il mondo intero. Dobbiamo pensare dapprima, alla nostra salvaguardia ed a quella delle persone che ci circondano. Per il bene nostro e degli altri.
Cosa si sentirebbe di dire a tutti, in questo momento?
Mi sentirei di dire che dobbiamo continuare a seguire le direttive delle nostre Istituzioni, bisogna saper aspettare, perchè la nostra salute è primaria. Non bisogna mai abbassare la guardia altrimenti il covid 19 ci mette K.O., perdendo così la nostra partita sul ring.









