La X MAS e l’impresa di Alessandria d’Egitto

La Regia Marina Militare vendica la "Notte di Taranto"

Siuro a Lenta Corsa detto "Maiale"

Quando Sir Winston Spencer Churchill fu informato che due navi inglesi erano state colpite e affondate nell’inespugnabile porto di Alessandria, si espresse in questo modo su la X Mas e l’impresa di Alessandria d’Egitto compiuta dagli “uomini siluro”: «…sei Italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell’Asse.»
I materiali di costo irrisorio erano i Siluri a Lenta Corsa, detti “maiali” perché 8 volte su dieci si rompevano e andavano a fondo, con il supporto di un sommergibile e, soprattutto, grazie all’audacia, al coraggio e al grandissimo sangue freddo di sei eroici combattenti della Regia Marina Militare Italiana. Le navi inglesi erano la “Valiant” e la “Queen Elizabeth”, mentre il sommergibile italiano portava il nome di “Scirè”. Ma andiamo per ordine e iniziamo presentando questi uomini, che destarono l’ammirazione del nemico.

Luigi Durand de la Penne, il capo incursore

Il primo è Luigi Durand de la Penne che, come gli altri dell’impresa, ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nella motivazione si legge: “…dopo aver mostrato, in due generosi tentativi, alto senso del dovere e di iniziativa, forzava, al comando di una spedizione di mezzi d’assalto subacquei, una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con una azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica si armonizzavano splendidamente col freddo coraggio e con l’abnegazione degli uomini.

Dopo aver avanzato per più miglia sott’acqua e superando difficoltà e ostacoli di ogni genere fino all’esaurimento di tutte le sue forze, disponeva la carica sotto una nave da battaglia nemica a bordo della quale veniva poi tratto esausto. Conscio di dover condividere l’immancabile sorte di coloro che lo tenevano prigioniero, si rifiutava di dare ogni indicazione sul pericolo imminente e serenamente attendeva la fine, deciso a non compromettere l’esito della dura missione.
 Rimasto miracolosamente illeso, vedeva, dalla nave ferita a morte, compiersi il destino delle altre unità attaccate dai suoi compagni. Col diritto alla riconoscenza della Patria conquistava il rispetto e la cavalleresca ammirazione degli avversari.”

Vincenzo Martellotta e Antonio Marceglia

L’eroica impresa vide l’impiego dei “maiali” 221, 222 e 223 condotti dallo stesso Luigi Durand de la Penne, da Vincenzo Martellotta e Antonio Marceglia e coadiuvati dai capi palombari Emilio Bianchi e Mario Marino e dal sottocapo Spartaco Schergat. Questo gruppo di coraggiosi, all’alba del 19 dicembre 1941, riuscì a far affondare le navi da battaglia inglesi “Valiant “e “Queen Elizabeth”, la petroliera “Sagona” e danneggiarono il cacciatorpediniere “Jervis”.

La rivincita sulla “Notte di Taranto”

L’azione della Xª Flottiglia MAS fu una sorta di rivincita delle forze armate italiane per le gravi perdite navali subite in quella che fu chiamata la “Notte di Taranto”: un attacco aereo delle forze inglesi avvenuto tra l’11 ed il 12 novembre del 1940, dove la flotta navale della Regia Marina Italiana riportò gravi danni.

La storica impresa

La notte del 3 dicembre, il sommergibile “Sciré”, al comando dal Tenente di Vascello Junio Valerio Borghese, lasciò La Spezia per la missione denominata G.A.3 e il 14 dicembre il sommergibile si diresse verso la costa egiziana per l’attacco previsto nella notte del 17. A causa di una violenta mareggiata, si posticipò l’azione al giorno successivo e fu una fortuna: i “maiali” s’accodarono a tre cacciatorpediniere ed entrarono nel varco aperto nelle difese del porto.

Il piano, nella sua spregiudicatezza, era semplice: gli incursori, dopo aver piazzato le cariche, dovevano abbandonare la zona e dirigersi a terra, tentando poi di raggiungere il sommergibile che li attendeva al largo di Rosetta.

Dopo aver oltrepassato indenne una zona minata, il “Scirè” raggiunse il porto di Alessandria d’Egitto «a 1,3 miglia nautiche, per 356° dal Fanale del molo di ponente del porto commerciale di Alessandria, in fondale di m.15» e da questo punto si sganciarono i “maiali”.

Gli incursori agganciano l’esplosivo alle navi nemiche

Dopo essere riusciti a superare fortunatamente gli sbarramenti posti all’ingresso del porto, De la Penne collocò la testa del sommergibile a lenta corsa, con 230 chili di tritolite, sotto le torri di prora della “Valiant” e poi, stremato, risalì in superficie. I marinai inglesi di vedetta lo videro e lanciarono l’allarme. Insieme al 2° Capo Emilio Bianchi, furono issati a bordo e rinchiusi in un locale adiacente il deposito di munizioni. Quando De la Penne constatò che non ci sarebbe più stato il tempo per scoprire e disinnescare le cariche, avvertì il Comandante inglese, Capitano di Vascello Charles Morgan, affinché potesse mettere in salvo i suoi marinai.

L’Ammiraglio Cunningham, comandante della “Mediterranean Fleet”, non gli credette e lo fece rinchiudere nuovamente nel vano adiacente il deposito di munizioni. Nonostante l’esplosione della “Valiant”, De la Penne riuscì a mettersi in salvo e gli inglesi lo deportarono in India. Nel febbraio del 1940 riuscì a tornare in Patria e s’impegnò nella guerra di liberazione nel Gruppo Mezzi d’Assalto e nel marzo del 1945, ricevette a Taranto la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Fu lo stesso comandante Charles Morgan, divenuto Ammiraglio, ad appuntargliela sul petto.

L’errore dei nostri servizi segreti

Stessa sorte ebbe il Capitano Antonio Marceglia, 1° operatore del “maiale” 223, coadiuvato dal palombaro Spartaco Schergat, che posizionò la carica esplosiva sulla chiglia della “Queen Elizabeth”. I due raggiunsero terra e riuscirono ad allontanarsi da Alessandria, ma furono catturati il giorno successivo per colpa del “SIM”, il nostro servizio segreto militare: ai nostri incursori furono date banconote che non avevano più corso legale in Egitto.

Tentarono di spacciarsi per marinai francesi appartenenti all’equipaggio di una delle navi in rada, ma gli inglesi non caddero nel tranello e li arrestarono; li condussero al campo per prigionieri di guerra n. 321, in Palestina. Successivamente, furono trasferiti in India. Anche Marceglia e Schergat, rimpatriati 
 nel febbraio 1944, parteciparono alla guerra di liberazione con i Mezzi d’Assalto, compiendo numerose azioni contro i tedeschi.

Anche Vincenzo Martellotta e Mario Marino riescono nell’impresa

Vincenzo Martellotta, coadiuvato dal 2° operatore Capo palombaro di 3a classe Mario Marino, attaccò la petroliera “Sagona” affondandola e danneggiando il cacciatorpediniere britannico “Jervis”. Anche lui, rimpatriato, si unì ai compagni nella lotta per la liberazione.

Conclusioni

Grazie all’impresa della X MAS, e per la prima volta dall’inizio del conflitto, la flotta italiana era in vantaggio su quella britannica, a cui non era rimasta operativa alcuna corazzata. Tuttavia, contrasti tra gli Stati Maggiori italiani e tedeschi non permisero di sfruttare questa grande occasione per conquistare il predominio aeronavale nel Mediterraneo e occupare Malta. Incredulo, Winston Churchill ringraziò il fato e la diffidenza tra italiani e tedeschi, nonostante l’alleanza, che gli permise di recuperare la posizione e non perdere l’importantissima base navale maltese.

Massimo Carpegna