Lev Tolstòj: 186 anni fa nasceva un genio inquieto

Lev-Tolstoj-Il 9 settembre 1828 nasceva Lev Tolstòj, l’autore di capolavori  come “Guerra e pace” e un uomo che era alla continua ricerca della verità. 

Chi sono io? Uno dei quattro figli di un tenente colonnello in pensione, rimasto orfano a sette anni, allevato da donne e da estranei e che, senza aver ricevuto alcuna educazione mondana né intellettuale, a diciassette anni è entrato nel mondo”.

Si presenta così, Lev Nikolàevič Tolstòj, per descrivere la sua origine e riassumere la sua infanzia. La sua giovinezza è abbastanza movimentata e vede un Tolstòj  già irrequieto, anche negli studi. Cambia facoltà passando da filosofia a giurisprudenza, senza alla fine laurearsi.

Nonostante questo, questo giovane ragazzo irrequieto diventa il grande Tolstòj, nato 186 anni fa, il 9 settembre 1828 a Jasnaja Polijana. Le sue opere, come Guerra e Pace, scritto in sette anni e considerato uno dei più grandi capolavori della letteratura dell’800 o come Anna Karenina, la storia di un’adultera che ancora oggi viene tradotta  in film e opere teatrali e della quale si apprezza soprattutto l’analisi introspettiva dei personaggi, fanno di Tolstòj uno dei più grandi scrittori mai esistiti.

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Tra le sue opere più belle ricordiamo  anche La morte di Ivan IlichLa sonata a Kreutzer e Resurrezione, un romanzo che lo stava portando già verso la direzione di un eretico agli occhi della chiesa, insieme al più drammatico La potenza delle tenebre.

La filosofia e la religione mantengono un ruolo fondamentale nella sua vita e nella sua formazione fino alla fine. La natura è per Tolstòj sinonimo di verità e custode delle leggi morali. La Natura, intesa in questi termini di verità e purezza, diventa per lo scrittore sinonimo di vita rurale, quella dei contadini. In una riflessione e in un percorso dove la ragione va di pari passo con l’amore per la comunanza e il bisogno di rielaborare la religione per farne un credo personale, Tolstòj viene scomunicato nel 1901.

Negli anni in cui si viene delineando il suo nuovo credo, lo scrittore attraversa una vera e profonda crisi, che culminerà proprio con la rottura definiva con la Chiesa e l’avvicinamento definitivo al cristianesimo anarchico. Una crisi che però non sarà l’ultima, né la peggiore.

Per capire Tolstòj bisogna capire anche l’uomo, il marito e il padre di 13 figli. Il matrimonio con Sofja Behrs inizia nel migliore dei modi e l’unione con la donna rappresenta per lo scrittore una forma di serenità che lo ricongiungerà con quello stato naturale da lui tanto agognato. Una felicità che, però, non dura, nonostante il ruolo della moglie fosse determinante anche nella produzione letteraria del russo: è a lei che Tolstòj affida l su opere per rileggerle e per copiarle in modo ordinato. Sofja, in qualche modo, non capisce il marito e non riesce a seguirlo nelle sue interrogazioni continue e nelle sue ricerche di verità e pace, il matrimonio comincia a vacillare e non si risolleverà mai dalla crisi.

Una crisi che diventerà fuga. L’allontamento di Tolstòj è un elemento decisivo per capire l’animo tormentato dello scrittore, la sua continua ricerca e il suo continuo disperato bisogno di serenità. Serenità che in casa non ha più e che va, da solo, a cercare altrove.

Ti ringrazio per i quarantotto anni di vita onesta che hai passato con me e ti prego di perdonarmi tutti i torti che ho avuto verso di te, come io ti perdono, con tutta l’anima, quelli che tu hai avuto nei miei riguardi”.

È con queste parole che lascia Sofja.

Nella fuga Tolstòj si ammala, prende la polmonite e poco dopo muore. Al suo capezzale la moglie Sofja lo guarda esalare l’ultimo respiro, anche se le era stato impedito di stargli accanto durante le ultime ore di vita fa in tempo a guardarlo morire e a dirgli addio.

Sull’amore, scrisse:

“Il vero amore, quello che si manifesta, non per via di parole, ma di atti, dà solo la vera sagacia e la saggezza vera. L’amore non può essere sciocco”.

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