La nostra alimentazione

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E’ risaputo che se mangiamo bene viviamo meglio. Non è però così scontata come può apparire l’abitudine ad una corretta alimentazione. Recenti studi dimostrano che un’alimentazione corretta previene malattie ritenute difficilmente curabili, come alcuni tipi di neoplasie (tumori). Non solo, è stato scientificamente esperito che un’alimentazione vegetariana produce effetti sorprendenti anche sulle patologie in atto. Recentemente un focus delle Iene ha intervistato una serie di persone a cui è stato diagnosticato un cancro in fase terminale. Ebbene, passando da un regime alimentare onnivoro ad uno rigidamente vegetariano, hanno riscontrato non solo un miglioramento, ma anche una regressione necrotica della patologia. Ossia una completa guarigione.

Che rapporto c’è tra alimentazione e tumori? Direi che alla luce dei recenti studi e delle testimonianze di pazienti e medici il legame appare determinante, quasi vitale. Il tumore ha bisogno di un “habitat” ideale per crescere e proliferare, cambiare l’ambiente interno del nostro organismo e inaridire le fonti a cui il cancro si abbevera è la strada che si deve perseguire. I grassi, le proteine di origine animale e i cibi raffinati acidificano e infiammano l’organismo, sono sostanzialmente linfa vitale per tutte le neoplasie. Ad asserire questo sono gli specialisti in nutrizione oncologica.

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L’epidemiologo Franco Berrino e l’oncologo Umberto Veronesi sono gli alfieri della battaglia per l’accoglimento di terapie basate su una dieta vegetariana. Nell’opulento occidente, dove il consumo di carne è spropositato, vi è un’elevata incidenza di malati di tumore. Nell’emisfero povero, dove il consumo di carne è limitato o assente, i numeri sono di gran lunga inferiori. Non mi sembra che sia necessario essere degli oncologi per comprendere che ciò che è contenuto nella carne aumenta le probabilità di ammalarsi. Ovviamente le terapie classiche non devono e non possono essere abbandonate. La chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia, ufficialmente riconosciute in ambito medico, dovranno continuare ad essere somministrate. Sarebbe auspicabile però che la comunità scientifica e medica si apra a tutte le possibilità. La natura ci crea molti problemi, alle volte è però in grado di fornire le soluzioni ai guai che produce. Occorre saper cogliere gli indizi che lascia intravvedere. Le chiusure e la diffidenza in ambito medico sono molto forti, non tutti gli oncologi sono disposti ad accogliere le novità, tendono ad assumere atteggiamenti pregiudizialmente conservativi anche prescindendo dalle prove e dati che possono corroborare una nuova teoria. In tale materia il prevenuto conservatorismo non lascia scorgere quegli indizi che la natura produce.

E’ superfluo sostenere che la sola dieta non guarisca da malattie gravissime, è altrettanto certo però che alcuni risultati siano stati dichiarati inspiegabili da un punto di vista fisiopatologico. Malati dalla prognosi infausta, dopo aver affiancato alle cure ordinarie una dieta specifica, hanno riscontrato una regressione del male senza precedenti. Se è vero che occorre rispettare coloro che si affidano alle terapie tradizionali, è altrettanto giusto rispettare i pazienti che non vogliono lasciare nulla di intentato. Evitando gli accanimenti terapeutici la vita è certamente un dono (anche per i laici) e noi abbiamo l’imperativo di servirla sino alla fine.

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