Pavarotti, Freni e Leone Magiera come mai li avete conosciuti

"La bambina sotto il pianoforte". storie d'amore e di musica nella Modena dei tyre grandi artisti

La copertina del volume "La bambina sotto il pianoforte" di Micaela Magiera

Presentare un libro è sempre emozionante, soprattutto se a scriverlo è una amica di lunga data che racconta la storia della sua straordinaria famiglia musicale: quella composta da Mirella Freni, da Leone Magiera e da Luciano Pavarotti, il compagno di sempre. La presentazione del volume “La bambina sotto il pianoforte”, edito da Artestampa, si è svolta nell’ambito della rassegna “4 Incontri d’Autunno”, organizzati dall’Istituto “Vecchi Tonelli” di Modena. Ad aiutarmi nell’intervista all’Autrice Micaela Magiera, il soprano Katja Lytting, che vinse l’edizione del “Pavarotti Voice International” a Philadelphia e oggi si esibisce nei maggiori teatri del mondo.

La prima curiosità da sciogliere è stata la scelta del titolo

«In verità, io volevo chiamare il volume “Rua del Muro 68” – risponde l’Autrice – l’indirizzo della casa dove abitava la famiglia Magiera, ma mio padre ebbe un’idea migliore, che riassume quegli anni in cui da bambina giocavo sotto il pianoforte e i miei genitori, insieme a Luciano, studiavano per ore e ore. Ecco, scrivendo questo libro, non ho voluto solo raccontare la vita di tre artisti straordinari, visti attraverso gli occhi di una bambina, ma offrire un messaggio ai giovani: il successo, la realizzazione personale dei miei genitori e di Luciano Pavarotti non è arrivato subito, ma è stato inseguito con tanto impegno nello studio, sacrifici e passione. Occorre tenacia, andare sempre avanti e ciò può avvenire solo se hai accanto persone che ti sostengono, credono in te. Le sole doti musicali e vocali, nel caso di un cantante, non bastano.»

Interessante scoprire quando è nata l’idea di scrivere “La bambina sotto il pianoforte”:

«Mia mamma dovette andare in ospedale per un piccolo intervento ed io avevo già in mente da tempo di mettere insieme i ricordi di famiglia. Vederla nel letto d’ospedale, lei che era ed è una combattente, nonostante l’apparenza fragile e mansueta, mi ha convinto del tutto e così ho deciso d’intraprendere quest’avventura per me del tutto nuova»

Ricordi il giorno in cui ti sei messa davanti al computer?

«Certamente! Avevo già messo in fila, dal punto di vista cronologico, i vari documenti, ma il lavoro non mi dava tregua, finché mi sono rotta un piede. Ero seduta sul divano con il piede ingessato ed è stato un attimo capire come avrei potuto impiegare quel tempo forzatamente libero da impegni. E il tempo è volato, anche quando ho potuto riprendere a camminare. Ho impiegato circa un anno a scriverlo e poi mi sono impegnata nella ricerca di un editore. Il mio sogno era che il libro uscisse il 26 giugno, giorno in cui mio padre compie gli anni, e ci sono riuscita!»

Nel libro ci sono numerose appendici, che concludono i capitoli ed espongono le tue considerazioni. È stato semplice ricostruire la vita quotidiana e artistica dei tuoi genitori?

«Per niente! La maggiore difficoltà l’ho incontrata nel presentare i miei ricordi, quelli di una bambina affascinata dalla loro vita in giro per il mondo, e la visione più matura e critica della donna di oggi. Ho tentato di contestualizzare il racconto nel periodo storico che inizia con la Seconda Guerra Mondiale, la liberazione e la pace, la voglia di un nuovo inizio, di ricostruire, di sperare in un futuro migliore e diverso. Ecco, ho cercato di raccontare l’atmosfera di quegli anni.»

Ho conosciuto la tua celebre mamma nel 1992, quando per lei organizzai il premio “Una vita per l’arte”, e poi nel ‘94 con la sua masterclass al Vecchi Tonelli. Ricordo che al primo incontro con gli studenti di canto, si presentò con una sportina che conteneva un paio di scarpe. Mi disse che nel pomeriggio sarebbe andata a farle risuolare!

Ricordi qualche altro aneddoto di un’artista e di una donna così straordinariamente semplice?

«La famiglia di mia mamma non era certo agiata e tante volte mancavano i soldi anche per comprare un paio di scarpe o farle risuolare. E così, lei ritagliava una cartolina e con la carta più spessa e leggermente impermeabile all’acqua, foderava internamente le scarpe. I buchi nelle suole restavano, ma il piede era riparato. Forse questa “cultura” del non buttare via nulla e del riparare le scarpe le è rimasta da quei tempi bui e di grande disagio.»

Se tu dovessi riassumere il tuo scritto in una sola frase, nel consiglio che hai voluto offrire ai giovani, quale potrebbe essere?

«Vale sempre la pena impegnarsi per realizzare i propri sogni, anche se ci saranno delusioni, ingiustizie, cattiverie gratuite. Le hanno subite anche i miei genitori, come tutti. Ma sono queste cose che fortificano il carattere e ti mettono nella condizione di poter raggiungere i tuoi obiettivi. Senza impegno e sacrificio non si ottiene nulla di duraturo.»

Nel libro hai voluto dare risalto anche a due figure, la prima moglie di Pavarotti, Adua, e tuo papà, che non risplendevano della stessa luce di Luciano e Mirella…

«Sì, perché la loro presenza è stata fondamentale. Senza la profonda amicizia che legava tutti loro e lo scambio continuo di idee, consigli, aiuto, le loro carriere sarebbero state sicuramente diverse. Forse, il successo così grande non sarebbe arrivato. La ragione di questo libro è anche sottolineare i valori umani che sono stati alla base della loro vita. Oggi i tempi sono diversi, molto diversi. I ragazzi non si divertono più a giocare nei cortili, a radunarsi con la famiglia davanti ad uno scatolone di radica che, per dieci minuti, emetteva strani sfrigolii e proiettava immagini sfarfalleggianti. Ci si accontentava di poco ed era un piacere anche solo stare insieme, a sognare un futuro senza povertà e facendo ciò che si aveva nel cuore: la musica.»

E il tuo sogno, Micaela?

«Uno l’ho già realizzato e grazie a questo libro: mi sono riappacificata con i miei genitori. La loro separazione, per me come per tutti i figli, è stata un trauma. Il secondo riguarda il futuro. Ho sempre voluto fare qualcosa per gli altri, nel mio piccolo, e spero con questo libro di aver offerto ai giovani, e soprattutto a coloro che studiano canto, un insegnamento, quello dei miei genitori e di Luciano: non arrendetevi mai e costruite la vostra carriera con tanta passione, non per i soldi o il successo, ma per la musica. Studiate, studiate e ancora studiate; sempre. La vostra è una vita di sacrificio e dedizione assoluta all’arte. Le altre strade sono effimere e s’interrompono presto»

Massimo Carpegna

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