Sgarbi, “Giotto era gay”

Giotto-ritratto

Negli ultimi tempi, Giotto è diventato un’icona non solo dell’Arte, ma anche dell’italianità, specie in relazione a Expo 2015, nel cui ambito tendiamo a esaltare tutti i nostri più grandi nomi della Cultura. Poco manca, infatti, a Milano, alla grande mostra a lui dedicata a Palazzo Reale (aprirà il 2 settembre), ma, ora, è Vittorio Sgarbi a fare scalpore con alcune dichiarazioni sul grande pittore fiorentino.

Per il critico d’arte ferrarese, Giotto era gay. Lo ha detto ieri sera al Pride Village, la festa dell’orgoglio omosessuale, a Padova, dove era ospite di un dibattito, sostenendo di averne le prove e che il fenomeno non fosse così raro nel mondo artistico anche nei secoli più bui come quelli del Medioevo. Di certo, Sgarbi, con la sua usuale capacità istrionica e con la sua dialettica diretta, schietta e senza peli sulla lingua, ha scelto, per il suo annuncio, la città in cui Giotto ha lasciato uno dei suoi capolavori, la Cappella degli Scrovegni, affrescata nel primo decennio del ‘300 su commissione di Enrico Scrovegni, banchiere e mecenate. Giotto vi raffigurò, sulle pareti, le storie di Cristo e della Vergine, in controfacciata il Giudizio Universale, nella volta un cielo stellato e, sui finti basamenti marmorei alla base delle pareti, statue fittizie a monocromo con immagini delle Virtù cardinali e teologali. Il tutto risulta, ancora oggi, uno dei più grandi cicli di affreschi della Storia dell’Arte, per la sua carica rivoluzionaria di sfondamento dello spazio in senso già prospettico (ma non ancora scientifico) e per la creazione di finti elementi architettonici.

Loading...

Un ritorno, quindi, per Sgarbi, al tema del rapporto Arte-omosessualità, quasi dieci anni dopo la mostra a esso dedicata a Milano, quando il critico era assessore alla Cultura nella giunta di centrodestra di Letizia Moratti, da lui stesso voluta e organizzata e fatta chiudere tra le polemiche per lo scalpore destato specie nelle forze politiche d’ispirazione cattolica.

Stefano Malvicini