Stefano PUZZER continua la sua lotta: “ho impugnato il licenziamento e chiederò il reintegro e risarcimento danni”

La gente come noi non molla mai: dallo slogan alle lotte instancabili

In questi due anni di pandemia si sono distinte varie personalità che hanno scelto di non adeguarsi all’assoggettamento al sistema anche se ciò ha recato dispiaceri e ingiustizie personali. Da medici a scienziati, da magistrati a lavoratori di ogni categoria fino ad arrivare alla gente comune. Teorie di discriminazione, complottismo e quanto più di discostante da un divenire creato seppur non richiesto dalla popolazione impaurita da un virus che continua ad albergare nella quotidianità di ognuno di noi.

Tra le varie personalità si è distinto anche Stefano PUZZER che con la sua umiltà e con le giuste parole riesce a smuovere le coscienze dei cuori, anche e talvolta induriti da questo stop dove le uniche concessioni erano soggette a forzature.

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Chi è Stefano PUZZER

Si è chiesto al diretto interessato di presentarsi.
“Mi chiamo Stefano PUZZER, sono un lavoratore portuale e mi ritengo comunque tale anche se mi hanno licenziato. Sono di Trieste e lavoro al Porto dall’età di 18 anni. Ho una bellissima famiglia e tanti cari amici. Questo è Stefano PUZZER”.

INTERVISTA

Qual è il motivo del licenziamento dal suo posto di lavoro? Si parla di una dicitura non molto chiara, ovverosia licenziamento “PER GIUSTA CAUSA”, ha ricevuto delucidazioni in merito?

R – Sul procedimento di licenziamento c’è scritto GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO. Le delucidazioni in merito penso che le avremo in tribunale. Le riassumo: sono a casa dal 15 ottobre. Il motivo sta nel fatto che non mi sembrava giusto da quella data e dopo un anno e mezzo di pandemia che tutti i lavoratori che a loro volta avevano lavorato comunque e durante la pandemia (nonostante la precarietà di alcune accortezze). In quella data, 15 ottobre, chi non aveva scelto di farsi il vaccino o era obbligato a pagarsi i tamponi per lavorare, non poteva comunque lavorare. A tal punto e in totale solidarietà con i miei colleghi ho deciso di rimanere a casa e autosospendermi.

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Dopodiché lo stato di emergenza era in vigore fino al 31 dicembre ma è stato prorogato fino al 31 marzo e noi abbiamo continuato la sospensione fino al 31 marzo. Poi mi è arrivata a casa una richiesta della mia azienda se io fossi in possesso del GREEN PASS poiché avevano saputo che io avevo contratto l’influenza e ho risposto loro che non ero obbligato a rispondere se avessi o non avessi il GREEN PASS ma ero pronto ad andare a lavorare come da Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori dei Porti vigente. Quest’ultimo non implica l’uso del GREEN PASS. E in nessun contratto collettivo c’è scritto che bisogna avere un GREEN PASS per lavorare. Anzi il decreto afferma che chi non riesce ad esibire il GREEN Pass può rimanere a casa sospeso senza aver problemi di perdita del posto di lavoro.

Lei ha ribadito in una precedente intervista che si definisce Leader NO PASS ma non dei NOVAX. Ci espone le ragioni della sua avversione al Green Pass? E la sua idea sul vaccino anticovid?

R – Io sono il leader di me stesso. Io sono una persona normale che pretende che i suoi diritti vengano rispettati. A me faceva ridere quando mi chiamavano NOVAX, perché è un appellativo per attaccare una categoria come discriminazione ma già il fatto che dicessero NOVAX a me che ho 2 dosi di vaccino faceva capire a quale livello fosse arrivato il giornalismo italiano ad oggi. La mia idea sul vaccino detta da persona normale è questa: l’ho fatto perché mia madre ha avuto un infarto in quel periodo e quindi ero l’unica persona che poteva starle vicino.

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IL VACCINO ANTICOVID

In quel momento non mi sono posto domande del tipo fa bene? Fa male? La priorità in quel momento era stare vicino a mia madre. Dopo che la situazione di mia madre si è risolta e nel momento in cui mi sono trovato obbligato a dover fare la terza dose mi sono rifiutato totalmente. Non è assolutamente un vaccino e lo dimostra il fatto che non è servito a nulla per fermare l’epidemia o quant’altro, anzi. Dopo tale constatazione ci sono sempre le scuse: se non l’avevi, finivi in terapia intensiva. Tutte risposte fatte ad hoc tanto per sfuggire alla domanda.

lL GREEN PASS

Il GREEN PASS è totalmente uno strumento di controllo e non ha nulla a che vedere con la questione sanitaria. È qualcosa di economico e politico. Basti pensare che per arrivare all’obiettivo del GREEN PASS hanno messo in mezzo il poter andare a lavorare. È nato tutto per un ricatto al fine di farsi il vaccino. Dopodiché per aprire nuove strade come stan facendo in Emilia Romagna, in Toscana, nel Lazio e il tutto per avere un controllo digitale delle persone.

A seguito dell’avvenuto licenziamento, ha avviato delle procedure legali per tornare a lavorare? Continuerà a manifestare?

R – Assolutamente si, avendo comunque il GREEN PASS. Io impugnerò il licenziamento. Anzi è già impugnato. Adesso ho 180 giorni per depositare la mia memoria difensiva. Chiederò assolutamente il reintegro sul posto di lavoro e anche il risarcimento dei danni. Continuerò a manifestare soprattutto in questo momento perché le persone si sentono, tra virgolette, libere e comprensibilmente dopo tutto quello che abbiam passato.

“LA LIBERTÀ È NOSTRA..”

Ma non dobbiamo accontentarci di concessione di libertà, poiché la libertà è nostra e nessuno si deve permettere di concedercela.

Se tornasse indietro rifarebbe tutto ciò che ha fatto?

R – Lo rifarei e forse con più forza, in modo più organizzato logicamente, perché in quei giorni non ci aspettavamo a Trieste tutte quelle persone. Ma non cambierei una mossa di tutto quello che abbiamo fatto e deciso tutti assieme perché in quel momento abbiamo pensato che erano le cose più giuste da fare.

Messaggio di Stefano PUZZER

“Il mio è un appello alle persone che adesso hanno capito di aver creduto a tante notizie false. Si son fidate dello Stato. Vorrei fare un appello a quelle persone e dire che nella vita si può sbagliare ma che sono sempre in tempo per cambiare idea. E soprattutto se si rendono conto di aver sbagliato, non se la devono prendere con quelle persone che hanno avuto più coraggio di loro e devono sapere che le porte sono aperte e nessuno andrà a dire la classica frase che diceva la mamma, ovvero TE L’AVEVO DETTO, anzi. Ognuno ha i suoi tempi. C’è chi capisce prima. Chi capisce dopo. L’importante è capire che ci stanno prendendo in giro per un ordine mondiale molto più grande di questo che ci vogliono far vedere”.

A seguito delle risposte del Sig. PUZZER, si riconferma l’idea di una persona dal carattere umile che prosegue verso un principio di legittimità incline alla dignità dell’essere umano. Concetti fondamentali resi alle volte complessi nei vari DPCM, privati della loro naturale essenza che PUZZER ci ricorda con la sua ineguagliabile semplicità ed onestà d’animo.
Si ringrazia il Sig. Stefano PUZZER per la gentile concessione dell’intervista.