Costi politica: ok al taglio degli stipendi per i dipendenti di Montecitorio

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Via libera dell’Ufficio di presidenza della Camera dei Deputati al piano per il tetto agli stipendi di assistenti e burocrati di Camera e Senato.

La riforma del sistema retributivo del personale in servizio a Montecitorio è passata alla fase operativa e porterà un risparmio complessivo di quasi 97 milioni di euro, il totale delle economie sui bilanci di Camera e Senato per il periodo 2015-2018. Il piano, che introduce il tetto massimo agli stipendi di 240 mila euro e sottotetti retributivi per tutte le categorie è stato approvato con 13 sì, cinque astenuti e due non partecipanti al voto.

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Le misure diventeranno operative il primo gennaio 2015 per andare a regime in quattro anni, adeguando le retribuzioni a quanto stabilito dal decreto del governo Renzi sui dipendenti della Pubblica amministrazione. L’obiettivo finale, come hanno spiegato in conferenza stampa le vicepresidenti di Camera e Senato, Marina Sereni e Valeria Fedeli, è quello di arrivare entro la fine del 2014 alla costituzione del ruolo unico dei dipendenti del Parlamento.

Cinque sono i tetti introdotti (previsti in rapporto agli oneri previdenziali ed alle indennità di funzione): consiglieri a 240 mila euro; documentaristi, ragionieri e tecnici a 166 mila euro; segretari a 115 mila; collaboratori a 106 mila; operatori, tecnici e assistenti a 99 mila euro. I tagli saranno graduali e suddivisi nell’arco di quattro anni, entro il 2018.

Sulla decisione è intervenuta anche la presidente della Camera Laura Boldrini dal suo profilo Facebook, che ha commentato: “Oggi abbiamo preso una decisione senza precedenti, Camera e Senato insieme. Una scelta importante fatta anche grazie all’amministrazione che ha dimostrato coraggio e senso di responsabilità. Questa operazione porterà, in quattro anni, ad un risparmio di 60,15 milioni di euro alla Camera e altri 36,76 al Senato: complessivamente quasi 97 milioni di euro di spesa in meno. La buona politica si fa anche così Lo abbiamo fatto per rafforzare l’istituzione, anche mettendo le retribuzioni in sintonia con il Paese alla luce della grave crisi che stiamo attraversando”.

Non sono mancate, tuttavia, le polemiche in particolar modo dai sindacati dei lavoratori di Montecitorio, che hanno contestato la decisione, affermando che: “La possibilità di discutere le nostre proposte ci è stata completamente negata, come quella di avanzare controproposte. Risulta incomprensibile soprattutto la ragione per la quale si vorrebbe negare un trattamento analogo a quello applicato ai dipendenti del Quirinale il cui recepimento è stato pure richiesto dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni sindacali”.

I sindacati hanno, poi, chiesto alle istituzioni un ripensamento che coniughi la condivisa necessità di rigore con il bisogno di preservare l’efficienza dell’amministrazione della Camera e il rispetto dell’Ordinamento giuridico vigente.

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