Dante Alighieri: la vita, il pensiero e le opere del sommo poeta

La vita, il pensiero e le opere di Dante Alighieri, il sommo poeta fiorentino icona della letteratura italiana. L'amore per Beatrice.

Dante Alighieri
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Per comprendere il pensiero poetico di Dante Alighieri (Firenze 1265- Ravenna 1321) è bene conoscere la sua vita e le situazioni politiche e sentimentali che lo coinvolsero. Nato a Firenze nel 1265 da Alighiero degli Alighieri, di professione cambiatore, e da una certa donna Bella, il giovane Dante apparteneva ad una famiglia della piccola nobiltà. Tra i suoi avi illustri annoveriamo Cacciaguida, che il sommo poeta pone nella cantica del Paradiso. Nonostante non fossero sempre rosee le condizioni economiche familiari, Dante potè comunque permettersi una giovinezza tutto sommato serena, trascorsa tra allegre brigate con gli amici ed uno studio dignitoso. Il figlio di Alighiero studiò, probabilmente, le materie di Filosofia, Diritto e Medicina presso l’università di Bologna.

La figura di Beatrice

Nel 1289, Dante Alighieri partecipò alle battaglie di Campaldino e della Caprona. Era un guelfo di parte bianca e pensava che potere imperiale e papale dovessero essere indipendenti tra loro. Nel periodo tra l’adolescenza e la giovinezza accadde un avvenimento, che segnerà fondamentalmente la poetica di Dante: la conoscenza di Beatrice, figlia di Folco Portinari, in seguito sposata con Simone dei Bardi. Beatrice lasciò questo mondo prematuramente e Dante, che aveva già scritto alcuni versi in lingua volgare, decise di imprimere la storia d’amore platonica con la figlia di Folco nella Vita Nova. Quest’opera, composta tra il 1292 e il 1293, poco dopo la morte della donna, è una trasfigurazione dei sentimenti amorosi che il poeta provò nei confronti della Portinari.

La Vita Nuova

Beatrice è colei che conduce il poeta verso un nuovo percorso esistenziale, una vita nuova appunto. Andrea Battistini nella sua Storia della letteratura italiana parla di un cammino di perfezionamento “di natura interiore, psicologica, spirituale, che produce un raffinamento umano e morale“. C’è, tuttavia, anche un percorso di perfezionamento per quanto riguarda gli strumenti letterali “che consente il superamento di schemi formali ormai logori in nome di una dolcezza di stile“. La Vita Nuova è, dunque, caratterizzata da uno stretto legame tra l’esperienza amorosa di Dante ed un affinamento letterario. Per comporre la Vita Nuova, Dante Alighieri ebbe a disposizione un insieme di 31 operette poetiche scritte nel corso della gioventù: 25 sonetti, 4 canzoni, una ballata e una stanza isolata di canzone. Particolarità della Vita Nuova è il collegamento dei vari componimenti poetici tramite la prosa. La Vita Nuova potremmo definirla una sorta di “palestra” tramite cui Dante aveva raffinato il suo stile.

Le Rime

Altra raccolta poetica degna di essere menzionata è quella delle Rime. Si tratta di un corpus di componimenti poetici, meritevole di opportune dissertazioni. I componimenti facenti parte delle Rime furono prodotti dal poeta in un arco di tempo, che va dalla giovinezza fino al periodo dell’esilio. Si tratta degli stessi componimenti esclusi dall’Alighieri sia dal Convivio che dalla precitata Vita Nuova. È d’uopo chiarire che il corpus non sia stato organizzato da Dante, che aveva lasciato le poesie sparse e mai raccolte da parte sua. Furono gli studiosi moderni ad organizzare in un’edizione orientandosi secondo norme compositive e cronologiche. Sono in tutto 54 componimenti, su cui non vi è alcun dubbio riguardo la paternità da parte di Dante.

Tra questi ricordiamo le Rime petrose, 4 componimenti dedicati alla “donna Pietra” (o donna Petra). Si tratta di una figura femminile che simboleggia l’antitesi della dolce e sensibile donna angelo del dolce stil novo: è una donna arida, crudele, che non corrisponde l’amore del poeta. Quest’ultimo, dinanzi al rifiuto, arriva a nutrire sentimenti di violenta rabbia e vendetta. Da ricordare, inoltre, la tenzone con l’amico e rivale Forese Donati, uno scambio di sonetti polemici e irriverenti, in cui viene all’infuori il cosiddetto “traviamento morale” di Dante, che considera, per un certo periodo, la filosofia al di sopra della teologia. C’è, inoltre, la dimenticanza della propria amata deceduta, che viene tradita dal poeta con altre donne sensuali.

Il Fiore e il Detto d’amore

Il Fiore, attribuito a Dante, è un minuzioso lavoro di parafrasi nei confronti del Roman de la Rose di Jean de Meung e Guillame de Lorris. Il lavoro di taglio dantesco va ad eliminare le aperture descrittive di de Lorris e numerose dissertazioni di natura dottrinale di de Meung. In mancanza di molte informazioni riguardo l’opera, i critici sostengono che il poemetto sia stato scritto in un periodo di tempo compreso tra il 1283 e il 1287, forse contemporaneamente al Detto d’amore. Nell’opera sono descritti risvolti psicologici riguardanti l’amore, più alcune dissertazioni sull’amor cortese.

La Divina Commedia

L’opera magna del sommo poeta è rappresentata dalla Divina Commedia. Divisa in 3 cantiche, il poeta immagina un viaggio nei tre regni ultraterreni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Nei primi due regni, Dante Alighieri è accompagnato dall’ombra di Publio Virgilio Marone, poeta originario di Andes (antico paesino vicino Mantova) famoso per aver composto l’Eneide. Virgilio lascia Dante una volta raggiunto il Paradiso terrestre, l’apice del Purgatorio. Dante, a partire da qui avrà come nuova guida l’anima della sua donna amata, Beatrice, che lo porterà nei vari cieli del Paradiso, fino a raggiungere l’Empireo, il Primo Mobile in cui vi sono Dio, la Vergine Maria e i Beati.

Qui Dante avrà bisogno dell’aiuto di San Bernardo che farà da intermediario tra il poeta e la Madre di Dio, affinché Quest’ultima mostri a Dante la gloria di Dio in tutto il suo splendore. Notiamo come nella Divina Commedia, le varie guide di Dante abbiano un significato ben preciso: Virgilio è la rappresentazione della ragione umana, Beatrice di quella celeste (la Teologia), mentre San Bernardo rappresenta la contemplazione. La Divina Commedia è un poema catartico, ovvero, la purificazione di un’anima. Un argomento che troviamo in altre opere come L’asino d’oro di Lucio Apuleio e Pinocchio di Carlo Collodi.

Altre opere

Tra le altre opere scritte da Dante nel corso della sua vita, ricordiamo il Convivio. L’opera rappresenta una “beata mensa”, un dolce “banchetto” rivolto agli illetterati che, tuttavia, vantano un cuore gentile, disposto alla conoscenza, che non hanno però la possibilità di erudirsi a causa delle preoccupazioni quotidiane date, ad esempio, dal lavoro e la famiglia. Ricordiamo, poi, il De Vulgari Eloquentia. Tramite l’opera in questione, Dante ha intenzione di analizzare le problematiche riguardanti la lingua. L’obiettivo principale è ridare dignità al volgare. Dante scrive l’opera in latino, in quanto i destinatari sono i dotti, i “chierici”, tesi a svalutare la lingua volgare.

Altra opera degna di menzione è il De Monarchia, l’unico trattato scritto da Dante Alighieri. Esso venne scritto in lingua latina durante il periodo dell’esilio, forse intorno all’ano 1317. Il trattato, diviso in tre libri, raggruppa tre elementi fondamentali del pensiero dantesco:

  • L’impero è indispensabile per l’armonia della società;
  • Il popolo romano è deputato, secondo il volere di Dio, a nominare l’imperatore:
  • L’autorità imperiale e quella papale discendono direttamente da Dio e, di conseguenza, hanno la stessa valenza e sono autonomi l’uno dall’altro.

Secondo quanto sostenuto da Dante, l’imperatore deve occuparsi della felicità terrena dei sudditi, mentre il papa dei bisogni spirituali degli esseri umani, affinché raggiungano la felicità nel mondo celeste.

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Marco Della Corte
Sono nato a Capua (Caserta) il 4 agosto 1988. Da sempre amante, della letteratura, giornalismo, mistero, musica e cultura pop (anime, manga, serie tv, cinema e videogames). Ho mosso i primi passi su testate locali come Il Giornale del Golfo e la Voce di Fondi, per poi passare a testate più mainstream come Blasting News, Kontrokultura e Scuolainforma. Regolarmente iscritto presso l'ODG Campania come pubblicista, sono laureato in Filologia classica e moderna. Attualmente insegno come docente di materie umanistiche tra liceo classico e scientifico. Ah, dimenticavo: la cronaca nera è il mio pane quotidiano!