Emanuela Orlandi “è viva”: la sconvolgente rivelazione di Ali Agca

Secondo l'ultima sconvolgente dichiarazione dell'ex terrorista , Emanuela Orlandi"non fu mai sequestrata, ma fu vittima di un intrigo internazionale per motivi religiosi-politici collegati anche con il Terzo Segreto di Fatima

Emanuela Orlandi  “è viva e sta bene”

Secondo l’ultima sconvolgente dichiarazione dell’ex terrorista Ali Agca, Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983 “non fu mai sequestrata, ma fu vittima di un intrigo internazionale per motivi religiosi-politici collegati anche con il Terzo Segreto di Fatima“.

Ali Agca, in una lettera aperta alla stampa internazionale torna sul caso di Emanuela e sostiene che l’intrigo a cui fa riferimento, non sia stato organizzato dal Governo Vaticano, ma dalla CIA “che dovrebbe rivelare i suoi documenti segreti” in merito.

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La sconvolgente dichiarazione dell’ex “lupo grigio”

Intanto le indagini sul caso di Emanuela Orlandi proseguono sulla scia delle nuove rivelazioni. Il 27 luglio saranno analizzati centinaia di frammenti ossei, recuperati nelle due tombe del Campo Santo Teutonico, trovate vuote l’11 luglio scorso.

Secondo Agca, “Emanuela Orlandi non ha mai subito nessuna violenza, anzi è stata trattata bene sempre”.  L’ex “lupo grigio” dice anche:

“Basta con menzogne e calunnie contro i morti come il prelato Marcinkus e Enrico de Pedis e altre persone innocenti. Nessuna criminalità e nessuna sessualità c’entrano con il caso Emanuela Orlandi.Tutti invitano il Vaticano a rivelare qualche documento in suo possesso sull’intrigo internazionale Emanuela Orlandi. Invece io invito la Cia a confessare la responsabilità diretta sul complesso di intrighi internazionali degli Anni Ottanta. Ci sono molte cose da dire, ma per ora devo limitare il discorso”.

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Storia di un ex terrorista

Mehmet Ali Ağca  è un ex terrorista turco condannato per l’assassinio del giornalista Abdi İpekçi e per il tentato omicidio di Papa Giovanni Paolo II.

Ex militante nell’organizzazione terroristica di estrema destra denominata “Lupi grigi”, 1º febbraio 1979 partecipò alla preparazione dell’attentato che costò la vita al giornalista turco Abdi İpekçi, direttore del quotidiano liberale Milliyet. Dopo essere stato condannato alla carcerazione, il 25 novembre 1979 riuscì a evadere dal carcere di massima sicurezza di Kartal Maltepe, in cui era detenuto.

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Il 13 maggio 1981, pochi minuti dopo l’ingresso di Papa Wojtyła in piazza San Pietro per l’udienza generale, Ali Ağca sparò due colpi di pistola contro di lui, sbagliando a soli tre metri di distanza.

Il 22 luglio 1981, dopo otto giorni di processo per direttissima, i giudici della corte d’assise condannarono Mehmet Ali Agca all’ergastolo per “tentato omicidio di Capo di Stato estero” . Nella sentenza espletata che l’attentato “non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra”.

Condannato a morte per omicidio

Il 12 marzo 1982 il Consiglio nazionale di sicurezza turco confermò la condanna a morte di Ali Agca per l’uccisione del giornalista Abdi İpekçi. Una successiva amnistia commutò la pena in dieci anni di reclusione.

Ali Agca cambiò versione e cominciò a parlare di una “pista bulgara” che avrebbe collegato l’attentato al Papa al KDS, i servizi segreti della Bulgaria comunista.

Nel 1983 Giovanni Paolo II, due giorni dopo Natale, fece visita all’attentatore nel carcere romano di Rebibbia. I due parlarono da soli per lungo tempo e la loro conversazione non è mai stata rivelata.

La sentenza del 29 marzo 1986 non riuscì tuttavia a dimostrare la tesi del complotto bulgaro, comunque sempre smentita dal leader comunista di allora Todor Živkov

La buona condotta in carcere del terrorista turco diminuì ulteriormente la pena: infatti il 25 maggio 1989 il Tribunale di sorveglianza di Ancona gli concesse una riduzione di 720 giorni di reclusione; il 9 gennaio 1994 la riduzione fu di altri 405 giorni; il 18 dicembre 1995 di 180 giorni. Tali provvedimenti consentirono di abbreviare il termine di 26 anni di reclusione, scontati i quali un ergastolano, in base al diritto italiano, può chiedere la libertà condizionata.

Il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse la grazia dopo che la Santa Sede si era dichiarata “non contraria” al provvedimento.  Ali Ağca viene estradato dall’Italia e torna a Istanbul, in Turchia, nel carcere di massima sicurezza di Kartal, dove sconterà dieci anni per l’assassinio del giornalista Abdi İpekçi.

Il 18 gennaio 2010 dal carcere di Sincan, alla periferia di Ankara. All’atto della scarcerazione ha dichiarato di essere in realtà il Cristo, di voler riscrivere la Bibbia preannunciando l’ Apocalisse.

Nel febbraio del medesimo anno ha incontrato Pietro Orlandi  dichiarando che la sorella, rapita nel lontano 1983, sarebbe stata ancora viva. Lo stesso Ali Ağca si è impegnato a contattare i di lei carcerieri per provvedere alla sua liberazione.

Oltre alle parole però, non è seguito alcun fatto concreto.

 

Mi avevano promesso il Paradiso

Il 1º febbraio 2013 fu pubblicata la sua autobiografia “Mi avevano promesso il Paradiso. La mia vita e la verità sull’attentato al Papa“.

Nel suo libro inoltre,Agca indicava quale nuovo mandante dell’attacco terroristico contro il Papa, l’ayatollah Khomeyni.

Quest’ultimo secondo la versione di Agca, gli avrebbe ordinato:

Tu devi uccidere il Papa nel nome di Allah. Tu devi uccidere il portavoce del diavolo in terra, il vicario di Satana in questo mondo. Sia morte al capo degli ipocriti, alla guida degli infedeli. Sia morte a Giovanni Paolo II per mano tua… non dubitare mai, abbi fede, uccidi per lui… e poi togliti la vita affinché la tentazione del tradimento non offuschi il tuo gesto… il tuo martirio sarà ricompensato con il paradiso, con la gloria eterna nel regno di Allah“.

Infine, dopo la sua ultima presenza in Italia per portare dei fiori sulla tomba di Papa Wojtyła, il suo passaporto è risultato irregolare oltreché la sua presenza inammissibile sul territorio di Schengen  in Lussemburgo, fino al 2016.

Questo ha determinato l’applicazione del rimpatrio forzato da parte delle autorità, che hanno imbarcato Agca per la Turchia il 29 dicembre 2014.

di Monica Ellini