Frena l’effetto Renzi: ai ballottaggi Pd perde storiche roccaforti

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Aspettando gli scrutini in Sicilia – unica regione nella quale i seggi sono stati aperti fino alle 15 di oggi (occhi puntati soprattutto su Caltanissetta, unico capoluogo di Provincia interessato dalle votazioni) – in queste ore è tempo di analisi del voto per quanto concerne i ballottaggi di ieri.

Dopo l’exploit di due settimane fa, il centrosinistra si è aggiudicato ai ballottaggi altre importanti città, strappandole al centrodestra: Bergamo, Biella, Cremona, Verbania, Pescara, Vercelli e Pavia. Ma, al contempo, perde storiche roccaforti della sinistra: Livorno, Padova, Perugia e Potenza. Una nota stonata e stridula nel corso di un concerto armonioso per il partito di Renzi. Quattro sconfitte comunque pesanti. Vediamone i motivi.

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nogarinA Livorno, la città dove è nato il Pci nel 1921 e che dal dopoguerra aveva affidato le proprie sorti sempre alla guida della sinistra, Filippo Nogarin, candidato per il Movimento 5 Stelle, con una campagna elettorale non urlata, è riuscito a strappare la poltrona di sindaco a Marco Ruggeri, Pd, che per la prima volta nella storia della sinistra livornese è stato costretto ad andare al ballottaggio, perdendolo.

A Padova l’altra clamorosa sconfitta del Pd che ha governato la città dal 1993, con un break tra il ’99 e il 2004: il candidato del centrosinistra Ivo Rossi, che ha guidato la città da quando l’ex sindaco Flavio Zanonato divenne ministro allo Sviluppo Economico, ha perso la sfida contro Massimo Bitonci (sostenuto da Ln e Fi).

Le sconfitte di Perugia e Potenza pure fanno specie giacché si tratta di due capoluoghi di regione. Particolarmente curioso il caso della seconda città: ha vinto Dario De Luca, esponente di Fratelli d’Italia nella coalizione di centrodestra; eppure Luigi Petrone, del Pd, aveva sfiorato la vittoria al primo turno.