Je suis Paris (piccole bandiere crescono su Facebook)

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In questi giorni non c’è sito, trasmissione radiofonica o televisiva, quotidiano o periodico, che non sia inondato di video, articoli, analisi, commenti più o meno indignati o deliranti, teorie strampalate e non, sui fatti di Parigi. Più o meno ovunque possiamo ascoltare, vedere, leggere, le storie di chi in questo attacco terroristico ci ha lasciato la pelle e di chi è sopravvissuto alla carneficina mentre, detto per inciso, i Paesi di mezzo mondo “civilizzato e democratico” continuano a vendere armi al califfato perché “business is business”.

Ed ecco che su Facebook spuntano le foto profilo con la bandiera francese, a rivendicare che siam tutti libertè ed egalitè, anche chi la Francia non sa neanche dov’è.

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Ecchissenefrega se i bombardamenti della nuova “freedom coalition” a Raqqua radono al suolo tutto quel che si muove, compresi donne e bambini che con i terroristi c’entrano poco o nulla, se il genocidio che Israele sta portando avanti in Palestina continua indisturbato, chi se ne frega dei 224 morti dell’aereo russo in Egitto, delle autobombe a Beirut e degli altri massacri che in tutto il mondo arricchiscono politicanti, capitani d’industria, faccendieri, criminali di ogni ordine e grado.

Uomini, donne e bambini di cui non vedremo le facce, di cui non ascolteremo le storie, ridotti a “danni collaterali” di una ghenga di criminali che pretendono di esser considerati anche eroi che esportano democrazia in tutto il mondo.

La stessa cosa accaduta intorno all’ultimo gay pride: tutti con le bandiere arcobaleno nella foto profilo a difendere i diritti dei gay, cosa giusta e sacrosanta, mentre in Campania e nelle altre “terre dei fuochi” la gente continua a morire di cancro nella quasi totale indifferenza, la scuola pubblica cade a pezzi perché i Governi regalano centinaia di milioni di euro alle scuole private, famiglie intere vengono sbattute in mezzo a una strada mentre c’è chi vive in appartamenti da cinquecento metri quadri, tanto per citare quel che mi viene in mente così, all’impronta, anche loro danni collaterali di un Regime criminale che sta asfaltando tutto quel che c’è da asfaltare pur di proteggere interessi e caporioni.

Non si costruisce una società migliore ignorando centinaia di migliaia di vite spazzate via senza che si muova foglia, a parte i soliti proclami che durano il tempo di un battito di ciglia, dividendo il mondo in “noi” e “loro”, in cui i “nostri” morti son vittime di un regime barbaro e spietato, e i “loro” fantasmi, incidenti di percorso lungo il cammino illuminato di chi porta “democrazia e libertà” a popoli “ingrati” che per giunta, cavernicoli che non sono altro, non sono neanche in grado di apprezzare la “fortuna” che gli piove tra capo e noce di collo.