La morte di Mussolini – Parte Seconda

L'autopsia di Benito Mussolini e l'analisi sulle fotografie storiche digitalizzate di Piazzale Loreto e del corpo sul tavolo anatomico secondo le procedure e le strumentazioni della moderna patologia forense

Proseguiamo il racconto de “La morte di Mussolini – Parte prima“. I reparti scientifici di gran parte delle Polizie, da anni utilizzano tecniche di elaborazione delle fotografie digitali per poter procedere nelle investigazioni. Nella fattispecie, alcune delle formule che si utilizzano, servono per identificare i colori non percepibili dalla nostra vista, che ha uno spettro limitato e sono invece registrabili dal sensore elettronico. Elaborando questi dati, il computer rende evidente ogni più piccola diversità di pigmento.

Analisi degli indumenti

La prima analisi è stata condotta sugli indumenti indossati dai cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci a Piazzale Loreto. Il Duce indossa una giacca che è allacciata con un solo bottone, il primo, e una cintura. In­grandendo la fotografia e migliorandone la definizione, si evidenzia che la giacca non presenta discontinuazioni del tessuto nella parte sinistra.
I ricercatori hanno applicato dei filtri all’immagine per scoprire l’anda­mento del tessuto stesso e anche questa analisi, più sofisticata, non ha risaltato fori da proiettile nella giacca. Si rileva quindi una prima incongruenza: la casacca che indossa Benito Mussolini non porta il segno dei colpi che l’hanno ucciso.

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Gli stivali

È stato rivestito da morto e questa tesi potrebbe essere supportata anche da un altro elemento: gli stivali. Uno di questi, e in più fotografie storiche, appare completamente rovesciato, aperto nella sua parte posteriore e ciò potrebbe trovare una spiegazione nella rigidità cadaverica o in una difficol­tà a farlo indossare ad una persona appena deceduta. Il corpo umano non è perfettamente simmetrico e anche i piedi, nella struttura generale, presenta­no delle diversità. Lo storico Pisanò aveva già suggerito un’ipotesi per que­sta “scucitura”, che trova sostegno nella medicina: qualcuno ha tentato di far indossare a Mussolini gli stivali ma, a causa del suo essere senza vita o del rigor mortis che si stava instaurando e impediva la distensione del piede destro, si è scelto di scucire il calzare. Secondo questa ipotesi, erano già trascorse almeno tre/quattro ore dal decesso, quando si decise la vestizione.

La gamba destra più corta

A dire il vero, esiste anche un’altra spiegazione meno scientifica e ro­manzata. Rileggiamo il racconto di Walter Audisio sul momento della cat­tura e nella prima versione: «Mussolini era in piedi vicino al letto: indossa­va un soprabito nocciola, il berretto della G.N.R senza fregio, gli stivaloni rotti di dietro». Mussolini aveva la gamba destra più corta di circa 2 centi­metri e, difatti, infilava un plantare di quello spessore dentro le scarpe e gli stivali. Sappiamo, dalla testimonianza di Doretta Mazzola, che camminava zoppicando ed è quindi plausibile abbia perso questo rialzo durante la fuga. Senza di esso, il bordo superiore dello stivale, seppure di pelle morbida, si sarebbe trovato a pochissima distanza dalla cavità poplitea, la parte posteriore del ginocchio, e durante la camminata avrebbe causato un feno­meno fastidioso e doloroso con il suo sfregamento. L’unica soluzione per limitare la sofferenza, non avendo un altro plantare a disposizione, era quello di scucire lo stivale nella sua parte posteriore.

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L’analisi su Claretta Petacci

Anche le immagini di Claretta Petacci sono state analizzate, nonostante l’esiguità del materiale e la mancanza di un’autopsia sul suo corpo. Esiste però una fotografia che ha consentito di rilevare alcuni dati fondamentali, primi fra tutti la tipologia dei proiettili, che hanno ucciso l’amante del Duce, e l’osservazione degli indumenti. A differenza di Benito Mussolini, emerge una perfetta coincidenza dei fori sul tessuto epiteliale con quelli della camicetta e, di conseguenza, si può affermare che Claretta Petacci è stata uccisa quando già indossava i vestiti visibili nelle fotografie. Un’ulteriore indagine sui fori ha suggerito la traiettoria dei proiettili; quelli più importanti sono i fori d’uscita sulla parte anteriore del torace e quindi, altra differenza significativa dall’uccisione del Duce, Claretta Petacci è stata colpita alle spalle.

Una versione corretta

Fin dal 29 aprile del 1945, alcuni partigiani del comasco esibivano una pelliccia che dichiaravano appartenesse a Claretta Petacci e questa pellic­cia, della quale si possiede solo un’immagine fotografica, evidenzia un grosso squarcio sulla schiena, in corrispondenza con il foro dei proiettili ri­levati sul corpo. Riassumendo: in una prima versione, la Petacci subì la “Giustizia del Popolo” dopo Mussolini. Questa scelta fu immediatamente molto criticata anche a sinistra, poiché l’amante del Duce non era colpevole di nulla. Allora Audisio cambiò la sua versione, giustificando questa morte con le seguenti parole: «La Petacci, fuori di sé, stordita, si era mossa confusamente. Fu colpita anche lei e cadde di quarto a terra». Una morte accidentale, quindi, ma la scienza dice che fu raggiunta alla schiena da una scarica di colpi ravvicinati e diretti al cuore.

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Leggi anche: La morte di Mussolini – Parte prima

Massimo Carpegna (continua)

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.

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