Politica

La politica dai palchi dei social Network

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Tra tweet e dichiarazioni Facebook, i politici cavalcano l’ onda della rete.

“Ci sono, ci sono. Ho twittato un po’ meno in questi giorni ma ci sono. Ora al lavoro a Palazzo Chigi.”

Cosi twitta Matteo Renzi dopo il tour europeo d’ incontri bilaterali.

In questo tweet ci sono tutte le componenti necessarie che si presuppone abbia una comunicazione politica nell’ era dei social network. Partendo da questa dichiarazione proveremo ad analizzare il nuovo modo di comunicare in politica e la stretta correlazione esistente fra il che dire e come dirlo e il raggiungimento degli obbiettivi prefissati.

Primo. Perché la scelta di Twitter o comunque di un social network. Secondo. La scelta dei contenuti e della modalità di esplicazione degli stessi. Terzo. Obiettivi da raggiungere.

I politici ormai costantemente scrivono i loro pensieri, fanno le loro analisi e inviano tramite social network i loro messaggi. Comunicano su queste piattaforme essenzialmente per due motivi. Uno. Hanno bisogno di comunicare costantemente e in modo veloce. Le nuove tecnologie hanno fatto aumentare enormemente la quantità di contenuti informativi e quindi sarebbe da dire che “le notizie corrono velocemente e in grande quantità”, quindi, occorre esserci sempre e quale modo migliore di un tweet o di un messaggio su facebook che permette di essere veloci, sintetici e raggiungere subito un numero enorme di persone con il sistema della condivisione e delle amicizie interattive ? In più anche i mass media classici recepiscono questi messaggi e creano o seguono la notizia sulla base di questi. Due. Il sistema del social network è un sistema basato sull’ interazione, forse poco sincera e chiara ma comunque interazione. Il politico ha un bisogno fisiologico di comunicare con i potenziali elettori e con i supporters di vecchia data, quindi, il social network sembra, almeno in apparenza , permetterglielo. Anche gli elettori, specialmente se svuotati del loro naturale diritto di eleggere direttamente i rappresentanti nelle circoscrizioni territoriali, hanno lo stesso bisogno a parti inverse. Ecco fatto che il social network crea l’ interscambio voluto. Questa interazione da anche un’ immediata tangibilità degli umori e della tipologia di recepimento di una dichiarazione e quindi di una scelta. Virtualmente è un po’ come parlare su una piazza. È gremita se hai seguito, vuota in caso contrario. Rumoreggia sbuffando se non sono totalmente gradite le tue parole. Tace se ancora non è convinta. Ti fischia se non ti condivide e ti applaude inneggiandoti se l’hai convinta. Per un politico il social network è come parlare costantemente con la piazza virtuale che lo segue.

La scelta dei contenuti può essere di duplice natura. La prima è frutto degli eventi e quindi nasce dalle esigenze quotidiane. La seconda è data dagli argomenti che i cittadini e i propri supporters vogliono ascoltare oppure dai temi cari al profilo del personaggio politico. Gli eventi, abbiamo detto che vengono seguiti e inseguiti e quindi si dichiara per non rimanere mai muti e quindi “esserci sul pezzo”. La seconda tipologia nasce prevalentemente, nel primo caso, dallo studio continuo fatto dai sondaggi e relativi indici di gradimento e quindi tipologia di ricezione dei cittadini. Se un argomento è caro e, lo dicono i sondaggi, ritenuto importante dai cittadini, il politico non può non seguirlo e non può non dichiarare in merito. Sui social network si lancia lo slogan e poi, sui mass media tradizionali, si approfondisce e si rende proprio. Dopo averlo adattato all’ umore della piazza ovviamente. Invece, “le dichiarazioni che ti aspetti” su certi temi, vengono velocemente postate o twittate, dal politico, ogni qualvolta succede qualcosa su quell’ argomento o quando si vuole rilanciare la discussione in merito. In altri casi o meglio certi politici con un profilo “più umano e sensibile” esprimono i loro “sentimenti” su un evento o su una persona. Questa tipologia di dichiarazioni è più rara in politica.

Ma l’ obiettivo di tutto qual’ è ?

È sempre uno: creare consenso e il consenso si crea stupendo, provocando, suscitando qualcosa nei cittadini o come molti li considerano i “consumatori”. I social Network per far questo sono il mezzo migliore. Si possono “postare” dichiarazioni non in politichese e quindi veloci e forti. Molte volte anche troppo forti. Tutto può essere correlato da foto e video che rendono il tutto più incisivo. Obama docet. Si può strillare, guidare, organizzare e qui forse Grillo docet. Si può fare di tutto ma sempre con un solo, unico scopo : suscitare per aggregare.

La rivoluzione dei social network si è ormai consolidata nella comunicazione politica ed è ormai parte integrante o forse quella prioritaria. Il più grosso dilemma o problema è però: sarà stata positiva oppure ha reso, in politica e non solo, tutto soltanto più superficiale, falso, confuso e ritrattabile?

Marco G. Caruso

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