Pensavo fosse una professione invece è un calesse

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Sono una delle tante persone iscritte all’albo degli Avvocati di Rimini. E fin qui direi nulla di nuovo.
Per chi non lo sapesse forse dovrei prima spiegare come ho fatto ad arrivare a questo punto.
Dopo aver concluso il mio liceo scientifico Serpieri, sempre seduta nei primi banchi con la mano alzata (STOP : non sono mai stata una secchiona, ma semplicemente mi piaceva studiare e l’ho sempre fatto seriamente) con calde raccomandazioni circa la possibilità di poter accedere a qualsiasi facoltà universitaria, scelgo giurisprudenza a Bologna.
4 anni dispendiosi economicamente per i miei genitori che non sono avvocati.
Mi laureo con una votazione di 110/110 con lode, subissata dai sorrisi e soprattutto dai sospiri di sollievo di mamma e papà che cominciano a pensare che finalmente il loro investimento a lungo termine (IO) avrebbe dato i tanto agognati frutti.
E’ il lontano 2001 e, per dirla alla Leopardi, “lieta e pensosa il limitar di gioventù salivo”.
Da lì comincia una lunga odissea di 2 anni di pratica. Tutti gli oneri di un avvocato senza gli onori e gli onorari di un avvocato.
Ringrazio sempre e comunque i miei DOMINI di allora (mai parola fu più azzeccata) perché mi hanno insegnato la durezza di quel mondo.
Mi approccio al tanto famigerato esame da avvocato e con mio grande stupore mi accorgo che se studi e ti impegni (leit motiv inculcato dalla mia adorata famiglia) i frutti si vedono.
Morale della favola passo gli scritti con il voto più alto di tutta la Corte d’Appello di Bologna. Agli orali mantengo la media degli scritti e, tuttavia, dalla sommatoria aritmetica mi piazzo ad un secondo posto.
Da qui comincia la mia vita da numero 2.
Da Gennaio 2005 mi iscrivo ufficialmente all’Albo degli Avvocati e comincia una lunga fase di accettazione.

1) Accetto il fatto che se sono in un bar e il barista dice “Avvocato è pronto il caffè”…si girano almeno 10/12 su circa 20.

2) Accetto il fatto che appartenere alla casta degli avvocati presupponga un costante ed inaudito esborso assolutamente insensibile al tetto di quelle che sono le mie effettive entrate (davvero pochissime):
almeno 3.200 euro all’anno per pagare la pensione ai miei illustrissimi colleghi più anziani che hanno già comprato case ai loro figli e ai di loro figli;
almeno 310 euro al mio consiglio per non so cosa, salvo poi ricevere richieste di chiarimenti sul perché non gli risulta il pagamento quando neppure si accorgono che ho cambiato indirizzo di studio, e che se si ostinano a mandarlo là non troveranno nessuno e, giocoforza, repetita iuvant, il mio pagamento arriverà inevitabilmente in ritardo;
Almeno 450 euro per la polizza professionale che non si sa mai visto che le leggi cambiano in continuazione e gli errori sono sempre in agguato;
Almeno 5/600 euro per pagare l’affitto dello studio + le bollette;
Almeno 100 euro mensili per comprare libri e tenerti aggiornato anche se ci sono colleghi che li usano per dare colore alla libreria;
Una somma variabile da destinarsi al pagamento dell’Iva e delle imposte dirette che quando mi viene comunicata dal mio commercialista è sempre foriera di grossa depressione;

3) Accetto che per rimanere nei giochi mi si imponga di frequentare corsi di formazione e aggiornamento, talvolta costringendomi a pagare pure per quelli, ma sempre dimenticando che se svolgo questa professione, ovviamente sto già studiando. E qui mi devo costringere a sciocchi rimedi da scuole superiori, tipo chiedere agli amici e colleghi di firmare per me all’uscita perché, ovviamente, non posso permettermi di perdere un mezzo pomeriggio quando si è materializzato un cliente disposto, incredibilmente, a pagarmi.

4) Accetto di venire considerato figlio di un Dio Minore dai Giudici : mi sottopongo al loro scherno, alle loro mestruazioni, alla loro meno/andro pausa, ai loro cali di zuccheri improvvisi in prossimità di incontri in corridoio che li porta invariabilmente a guardarsi le scarpe per evitare il saluto, quasi fossi una delle Gorgoni.

5) Accetto che la mia nomina in un procedimento importante promossa da qualche zelante e fiducioso collega venga scalzata da quella di un altro collega molto più anziano e maggiormente vicino a quel Giudice che la impone.

6) Accetto di stazionare nei corridoi molto oltre le 12 davanti ai campanelli dei Pubblici Ministeri che non rispondono, pur sapendo che sono lì nelle loro stanze.

7) Accetto di venire additata come facente parte di una categoria di ladri e farabutti e questo perché ci sono certi colleghi che nonostante siano dei delinquenti/indagati/imputati abituali, recidivi e quant’altro, continuano ad esercitare come se niente fosse. E poi ci stupiamo se Berlusconi non se ne vuole andare nonostante la condanna diventata definitiva. Proprio NOI che siamo un popolo che accetta tutto.

8) Accetto che colleghi stimati, invece di tutelare la mia reputazione e quella di tanti altri colleghi onesti, abbiano deciso di rappresentare gli avvocati del punto 7, cioè i delinquenti/indagati/imputati abituali e i recidivi.

9) Accetto di non mollare, di continuare a correre e di vedermi lontana dal traguardo, superata da quanti hanno lo studio del papà, della mamma, del fratello o dello zio (beata parentopoli), da chi non parla e nemmeno scrive italiano ma è più furbo di me, più abbronzato, con la macchina più grossa, da chi è andato a dare l’esame da avvocato a Reggio Calabria.

10) Accetto di essere una numero 2 perché sono più onesta, perché se sei ammesso al gratuito patrocinio non ti chiedo dei soldi, perché se esistono delle tabelle legali dei compensi io le applico.

11) Accetto che lo Stato ci metta anni, dopo una sequenza infinita di burocratese, a liquidarmi i compensi.

12) Accetto che si blocchi tutta la sequenza dei pagamenti del punto sopra perché la cancelliera che ricopre da sola quel ruolo è andata in vacanza, e nessuno la sostituisce.
Ho accettato di alzarmi ogni giorno e di provarci.

Pensavo che anche se fossi stata una numero 2, ci sarebbe stato un posto per me con tutta la mia serietà, il mio studio e la speranza che prima o poi il merito vince su tutto. Ma il nostro non solo è un paese per vecchi… è soprattutto un paese DEMERITOCRATICOe adesso vi mando-tutti-a-fare-l’-avvocato …che è il peggiore augurio che si possa fare in questi tempi oscuri.

Linda Andreani

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2 Commenti

  1. Non so se è solo una confessione oppure un articolo, ma è una “bellissima” denuncia, se così si può dire. Ce ne fossero di più di numeri due!

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