Roma al tempo di Catullo. Parte 1

Come era Roma al tempo di Catullo

Roma al tempo di Catullo. Parte 1

Roma al tempo di Catullo, prima parte

Nel foro di Roma

Gaio Valerio Catullo è noto per essere stato il primo poeta della letteratura latina ad esprimere l’intensità della passione amorosa, il desiderio erotico per una donna. Ma quale fu il suo tempo e, soprattutto, quale Roma lo accolse? Dobbiamo tornare al I secolo a.C. Immaginiamo di trovarci nell’Urbe, al Foro: una folla tumultuosa e straripante sta ascoltando il tribuno della plebe Clodio, fratello di “Lesbia”: la donna amata da Catullo. Clodio sta parlando di Cicerone e prevede per lui l’esilio, in conseguenza alla sua azione contro Catilina. Non tutti sono d’accordo con il tribuno e non pochi presenti si ribellano. “Cicerone è il Padre della Patria!” urlano alcuni, ma Clodio non tentenna: “Cicerone sarà esiliato, perché ha fatto uccidere i Catelinari!”. Nello stesso momento sopraggiunge Crasso e la folla si zittisce, lo circonda. “Dicci la verità, Crasso” chiede a gran voce. “È vera la notizia che tu, Pompeo e Cesare avete stretto un patto contro il Senato?”. Qualcuno applaude, incita Crasso a dare conferma di quella notizia; altri si rivolgono ad uno sparuto gruppo di Senatori sopraggiunti e inveiscono contro di loro: “Traditori! Catilina aveva ragione e voi avete ucciso la Repubblica!”.

Gli Optimates e i Populares

Questo è il tempo di Catullo: un periodo di crisi profonda nel quale le vecchie strutture della Repubblica romana appaiono inadeguate ai rapidi cambiamenti della società. Infatti, nel 27 a.C. la Repubblica sarà sostituita dall’Impero, quando salirà al trono Ottaviano, l’erede di Caio Giulio Cesare, il nipote adottato e amato come un figlio. Sarà salutato con il titolo di “Augustus”, il Divino. Nel I secolo a. C., il popolo ha visto scorrere fiumi di sangue in tante guerre civili. Ora desidera la pace. Perché questi scontri fratricidi? Quale la motivazione politica? A Roma si fronteggiavano due potenti partiti: gli “Optimates”, vicino all’aristocrazia e al Senato, e i “Populares”, che rappresentavano il ceto medio, i piccoli proprietari, l’ordine Equestre e, soprattutto, i plebei di Roma. All’epoca in cui vive Gaio Valerio Catullo, e cioè dall’84 al 54 a.C., gli Optimates sono capeggiati da Gneo Pompeo, che ha ricevuto dal Senato il titolo di “Magnus” per le sue numerose imprese militari e per aver celebrato ben due trionfi. I Populares, invece, hanno in testa un uomo davvero straordinario, di nobilissima stirpe: Caio Giulio Cesare. Lui è il conquistatore delle Gallie, che ha innalzato il vessillo dell’aquila romana oltre il Reno e fino alle isole britanniche.

Il Primo Triumvirato

Questi due uomini valorosi, seppur con ideologie opposte, decisero d’incontrarsi per fermare l’arroganza sempre più invadente del Senato. Giulio Cesare e Pompeo, quindi, stringono un patto segreto tra loro e scelgono di far entrare un terzo uomo nell’alleanza. Si tratta di Marco Licinio Crasso. Ciò avviene nel 60 a.C. e a questo patto gli storici hanno dato il nome di “Primo Triumvirato”. Crasso non era assolutamente paragonabile, per gloria politica e militare, agli altri due sodali. Era riuscito a domare la Terza Guerra Servile, quella capitanata dal gladiatore Spartacus, ma era stato Pompeo a dare il colpo di grazia ai ribelli, sottraendo così a Crasso la gloria meritata.

Crasso, il miliardario

Ma il terzo componente del Triumvirato aveva altre risorse da porre sul piatto: una ricchezza immensa e, sia Pompeo che Cesare, avevano bisogno di denaro per poter sconfiggere il Senato. Tra Gneo Pompeo e Giulio Cesare, era quest’ultimo ad avere maggiore necessità dell’appoggio finanziario di Crasso poiché, seppur appartenente alla famiglia Julia, tra le più nobili di Roma, il Generale era sempre indebitato. Il patrimonio di Cesare non gli consentiva di sostenere le campagne politiche e, soprattutto, quelle militari e così il conquistatore delle Gallie era costretto a farsi prestare il denaro. Pompeo era ricco, ma non abbastanza per il progetto che aveva in mente e quindi anche lui fu d’accordo ad accogliere Crasso e i suoi forzieri colmi d’oro.

L’istituzione dei Vigiles, i pompieri di Roma

Come si era costituita questa ricchezza passata alla storia? Marco Licinio Crasso è stato il primo “palazzinaro” di Roma e del mondo. Aveva costituito una squadra eccezionale di “Vigiles”, gli odierni pompieri, ch’era in grado d’intervenire rapidamente in qualunque punto della Città per spegnere gl’incendi molto frequenti a Roma, dove le case erano costruite in legno, nella maggioranza. Molti vociferavano che, per alcuni inspiegabili incendi e per la velocità con la quale sopraggiungevano i Vigiles, fossero proprio gli uomini di Crasso ad appiccare il fuoco. Appena la sicurezza era ristabilita e le fiamme domate, arrivavano alcuni rappresentanti di Crasso, che proponevano agli sfortunati proprietari delle case bruciate un acquisto, naturalmente a bassissimo costo, o una ristrutturazione. In questo modo divenne proprietario d’interi quartieri dell’Urbe. Con i soldi accumulati dagli affitti e dalle vendite, divenne banchiere, prestando denaro ad interesse, naturalmente, e in questo modo riuscì a mettere insieme una vera e propria fortuna, paragonabile oggi a 170 miliardi di dollari americani. Il suo amore per il denaro era così incondizionato che lo storico Plutarco lo annoverò tra gli uomini più avidi di denaro e di potere. Tuttavia, Crasso aveva un punto debole e sensibile: non poter offrire un’immagine gloriosa militarmente come quella dei suoi due sodali.

La strategia di Cesare

Dal punto di vista politico, Crasso appoggiava i Populares, e quindi era vicino a Cesare ma, nel contempo, provava una grande invidia per il condottiero che aveva saputo conquistare le Gallie. Cesare confidava moltissimo nel Triumvirato, poiché sapeva che per raggiungere il potere era necessario istituire una tregua con gli Optimates, e quindi con Pompeo, e usufruire del denaro di Crasso. Per rendere più solida l’alleanza con Pompeo, Cesare offre la sua unica figlia in sposa, Giulia, che a quel tempo aveva 23 anni. Pompeo, il marito designato, ne contava 46, sei in più dello stesso Cesare. Ma questo era un matrimonio a fini politici e nessuno si scandalizzò o pensò che potesse diventare una matrimonio “vero”. La sorpresa per tutti avvenne nel vedere che i due s’innamorarono l’uno dell’altra, con sincerità e passione. E questo amore fu interrotto solo dalla morte imprevedibile e immatura di Giulia a causa di un parto difficile. Questa disgrazia allontanò Cesare da Pompeo, ma il Triumvirato resistette fino alla morte di Crasso, avvenuta nel 53 a.C.

Prosegue con Roma al tempo di Catullo – Parte Seconda.

Massimo Carpegna