Politica
Draghi: “Serve una riforma del sistema penitenziario”

Ora più che mai, alla luce dei fatti avvenuti a Capua Vetere nell’aprile del 2020 e che hanno visto protagonisti di una vera e propria spedizione punitiva alcuni agenti della polizia penitenziaria, il Presidente Draghi dice: “mai più”. Mai più violenza nei confronti dei reclusi. E, sottolinea il premier, “le indagini in corso stabiliranno le responsabilità individuali. La responsabilità collettiva è di un sistema che va riformato” perché “non può esserci giustizia dove c’è abuso. E non può esserci rieducazione dove c’è sopruso”.
E la Guardasigilli ribadisce: “I vostri problemi sono i nostri problemi”. L’Italia è sconvolta dai video che immortalano gli agenti rendersi autori di pestaggi efferati e senza senso, umiliazioni e violenze che non potevano passare inosservate, non potevano essere ignorate. E ora è giusto che chi ha sbagliato paghi caro il prezzo dei suoi errori.
“Occorre correggere una visione del diritto penale incentrato solo sul carcere, per riservare la detenzione ai fatti più gravi. La Costituzione parla di “pene” al plurale. La pena non è solo carcere”, dice Cartabia.
“Draghi si è poi detto indignato per i fatti accaduti il 6 aprile 2020 ma anche pronto a mettere in campo un’agenda sulle carceri. I detenuti gli hanno dato fiducia, acclamandolo quando è arrivato, ora dovrà impegnarsi in questa sfida”, dice poi Samuele Cambriello, Garante dei detenuti per la regione Campania. Cambriello si è detto “speranzoso, anche grazie al linguaggio usato”, anche sei si augurava “che un provvedimento di indulto, anche circoscritto, sarebbe stato annunciato davvero. Non è stato così”.
Per ora un indulto non è neanche in cantiere. Ma i progetti per le carceri ci sono, come “la costruzione del nuovo padiglione va di pari passo con gli urgenti interventi di manutenzione di questa struttura. Sussistono tuttora, nonostante interventi già in atto, criticità relative all’impianto idrico e all’impianto termico. Vivere in un ambiente degradato di sicuro non aiuta l’impegnativo percorso di risocializzazione e rende ancor più gravoso il lavoro di chi ogni mattina supera questo cancello per svolgere il suo lavoro”, sottolinea Cartabia. E rivolgendosi a Draghi la ministra dice: “Siamo qui, perché quando si parla di carcere”. “Il governo non ha intenzione di dimenticare”, rimarca il premier.









